Oltre la vetta live a TFF. Farina: "Lutto, le persone cercano uno spazio di dialogo"

Il videopodcast diventerà una puntata live il 2 maggio al Castello del Buonconsiglio. Ospite il presidente dei Ragni di Lecco Matteo De Zaiacomo
Sofia Farina

 

Oltre la vetta è un progetto ideato da Sofia Farina insieme al Club Alpino Italiano, per parlare del lutto in montagna. Si tratta di un argomento che spesso è tabù, ma che in questi primi sei mesi di videopodcast è stato invece aperto al dialogo, grazie alla partecipazione di ospiti che hanno portato le loro testimonianze di alpinisti e parenti delle vittime, contribuendo a dare una prospettiva diversa all'argomento.

 

Dato il riscontro dell'iniziativa, si è deciso di portare il videopodcast “live” a Trento Film Festival. Al Castello del Buonconsiglio, il 2 maggio alle 18, Farina incontrerà Matteo De Zaiacomo, presidente del gruppo dei Ragni di Lecco. Fatto salvo il format dell'incontro, la presenza del pubblico renderà l'esperienza più partecipata. 

 

Con Sofia abbiamo fatto un primo bilancio della stagione, innanzitutto per capire se un progetto tanto differente dalla narrazione mainstream della montagna abbia prodotto esiti inaspettati rispetto a quanto ci si poteva immaginare il 2 novembre scorso, quando tutto è iniziato. “In realtà è tutto in linea con quanto mi aspettavo. Ero ottimista sulla risonanza del progetto, perché dai dialoghi che avevo e che ho con le persone che frequentano la montagna è emerso che c'era questo gap da colmare. Mi immaginavo che il tema avrebbe incuriosito e stimolato una reazione ed effettivamente è così”.

Oltre il videopodcast


Il format del videopodcast in realtà è solo una parte del progetto, che si va ad allargare.

Sì perché il rapporto con le persone prosegue: stiamo calando il progetto sul territorio, grazie principalmente a una rete di psicologi e psicoterapeuti che è pronta a intercettare le richieste di chi sente l'esigenza di instaurare un dialogo sul tema [l'elenco dei professionisti che collaborano al progetto è disponibile sul sito del CAI, ndr].

 

"Vogliamo andare oltre la psicologia dell'emergenza, verso una forma di accompagnamento"

Le parole psicologo e psicoterapia possono intimidire chi ha qualche legittima remora a esporsi. Avete tenuto conto anche di questo aspetto?

La rete che si è creata conta un centinaio di professionisti, che ha iniziato a conoscersi e a interagire con il progetto. Questo vuol dire che anche le dinamiche della comunicazione vanno oltre la psicologia dell'emergenza, verso quella che può essere identificata come una forma di accompagnamento. E poi Oltre la vetta partecipa a molte serate informative, in cui la gente può venire, semplicemente ascoltare o partecipare, ma senza alcun vincolo. Raccogliamo le richieste dal territorio e offriamo uno spazio, una possibilità di dialogo, tutto qua. Per esempio, a Bormio recentemente c'è stata una tragedia per la morte di una maestra di sci sotto una valanga [Marika Mascherona, ndr]. Abbiamo partecipato a un incontro dove molte domande vertevano su come aiutare i bimbi più piccolini ad affrontare la cosa. Non si tratta di fornire soluzioni particolari, ma di creare una connessione con la comunità e di fornire un aiuto basato su esperienza, empatia e professionalità.

Supporto sì, nei tempi giusti

Forse, a livello di società, c'è ancora da lavorare sul timing del supporto.

Diciamo che per chiunque sia passato per questo trauma e tragedie, nell'immediato si catalizzano le attenzioni, poi arriva il vuoto e le persone coinvolte devono imparare a gestirlo. Dall'altro lato bisogna fornire strumenti. Tra gli obiettivi della rete c'è per esempio la formazione di gruppi di mutuo aiuto, per connettersi periodicamente e dialogare. Permettono di crescere insieme e instaurare delle relazioni.


Perché Oltre la vetta live?

A me già è capitato di fare degli eventi pubblici o partecipare come spettatrice e la risposta è sempre stata molto calorosa. C'è bisogno di eventi di questo tipo, è riduttivo che il dialogo sia solo virtuale o personale, è bello che le persone si possano guardare in faccia. È importante anche che Trento Film Festival abbia dato spazio a questo tema. Non si sono fatti spaventare dalla tematica.

I media e l'alpinismo

Visto che siamo in tema, il cinema di montagna è ancora prigioniero di una narrazione dove gli sportivi superano ogni limite o se cadono, cadono da eroi?

Volevo una puntata con Enrico Camanni proprio per avere autorevolezza su questo tema e credo che lui si sia espresso bene a riguardo. Come spettatrice, ho l'impressione che il racconto sia non completo, non sfaccettato. Andare a fare alpinismo significa esporsi a certi rischi e il mondo della comunicazione, legato ai brand degli atleti sponsorizzati, tende a raccontare sempre e solo quando va tutto bene e poi si torna a casa. Non siamo completamente onesti. Sicuramente però ci sono anche delle esperienze cinematografiche che vanno in senso opposto. Mi sembra che sia più il mondo social a spingere nella direzione di una montagna “patinata”.

 

“Chiedere a una persona di provare emozioni difficili per una mezz'ora può essere controproducente in termini di marketing. Ma l'interesse c'è”.

Forse ci vuole il coraggio anche di “appesantirsi” un po'...

Sono d'accordo che chiedere a una persona di provare emozioni difficili per una mezz'ora, di farsi domande difficili, può essere controproducente in termini di marketing. Sappiamo tutti che abbiamo tanti problemi e pensieri e se spendiamo tempo vogliamo cose uplifting. Ma il fatto che un podcast come Oltre la vetta funzioni, dimostra anche che c'è una richiesta di una comunicazione diversa e forse si tratta anche di trovare gli spazi e le modalità giuste.