Il CAI Eagle Team ha concluso la sua prima uscita sul Monte Bianco
Il CAI Eagle Team ha concluso la sua prima uscita sul Monte Bianco
Il CAI Eagle Team ha concluso la sua prima uscita sul Monte Bianco
Il CAI Eagle Team ha concluso la sua prima uscita sul Monte Bianco
Il CAI Eagle Team ha concluso la sua prima uscita sul Monte Bianco
Il CAI Eagle Team ha concluso la sua prima uscita sul Monte Bianco
Nello scorso fine settimana si è tenuta la prima uscita del CAI Eagle Team, seconda edizione, che ha visto i ragazzi del progetto guidato da Matteo Della Bordella fare letteralmente campo base sul Monte Bianco per iniziare a “prendere le misure” con il significato di partecipare a una spedizione alpinistica.
Meteo buona, tanta attività
Approfittando di condizioni meteo favorevoli, i ragazzi si sono dati da fare, guidati dai rispettivi tutor. I gruppi erano così divisi: Della Bordella in cordata con Vannucci, Dal Santo e Rigon; Ratti con Proserpio, Furlani e Pasinetti, Bacci con Polidori e Carducci, Majori con Lamboglia, Mauro e Carrara; Ragazzo con Curti, Bertacco e Andreose.
L'elenco delle salite testimonia la grande voglia di fare, con qualche “chicca”: Empire state building al Clocher du Tacul, la via Bonatti al Grand Capucin, Intouchables al Trident du tacul, Cache cache e Bettembourg al Pic Adolphe Rey, la via Valeria al Petite Capucin, Scotch on the rocks al Tacul, la Pellissier e la M6 Solar alla Punta Lachenal, la Pas d'agonie al Rognon.
Un buon inizio
Pietro Carrara, che era “guidato” da Marco Majori, ha fatto tesoro di questa prima esperienza, che ha avuto subito i caratteri dell'avventura in ambiente. “La cosa può che mi è rimasta più impressa, oltre a trascorrere quattro giorni in alta quota su un ghiacciaio, è stata l'esperienza del campo base. È stata importante per definire i rapporti tra i componenti del gruppo, anche in termini di dinamiche, di logistica o di convivenza”.
“La cosa può che mi è rimasta più impressa è stata l'esperienza del campo base". Pietro Carrara
L'ambiente del Bianco ha permesso di mettere all'opera le rispettive competenze su diversi terreni. “Abbiamo potuto assaporare tutte le sfaccettature della montagna e soprattutto dell'ambiente in alta quota: goulotte, vie di roccia, di misto. Ci siamo mossi in ambienti diversi. Ma poi, banalmente, anche il fatto di andare a dormire molto presto perché poi le temperature scendevano..era tutto molto interessante e ha permesso di fare gruppo. E poi l'ambiente del Bianco è spettacolare: in alta quota, circondati da cielo e montagne. Una cosa da prendere con grande rispetto e umiltà, ma sicuramente è stato molto bello”.