Climbing for climate 2026
Climbing for climate 2026
Climbing for climate 2026
Climbing for climate 2026
Climbing for climate 2026
Climbing for climate 2026
Climbing for climate 2026
Climbing for climate 2026
Climbing for climate 2026
Climbing for climate 2026
Lo scorso fine settimana si è tenuta nel parco della Maiella l'ottava edizione di Climbing for climate. L'iniziativa ha come obiettivo sensibilizzare l’opinione pubblica locale, nazionale e internazionale sugli effetti dei cambiamenti climatici in atto, alla luce degli obiettivi dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite. In particolare: lotta al cambiamento climatico, protezione della biodiversità, promozione del turismo sostenibile e inclusione sociale ed economica di chi vive in aree periferiche, così come il supporto alle comunità sostenibili. Farlo all'aperto, mentre si cammina, piuttosto che al chiuso, durante una conferenza, permette anche di ridurre quella distanza tra mondo accademico e società civile che rischia di creare una distanza tra le due realtà.
Un lavoro di squadra
Promossa dalla rete delle Università per lo sviluppo sostenibile e dal Club Alpino Italiano, l'iniziativa quest'anno è stata nello specifico organizzata dall’Università ‘G. d’Annunzio’ di Chieti-
Pescara, in collaborazione con il circolo di Ateneo, l’Università degli Studi di Brescia, le Università abruzzesi di Aquila, Teramo, GSSI, Leonardo da Vinci, la sezione CAI di Chieti, e il Parco Nazionale della Maiella.
Un appuntamento sempre più importante
Climbing for climate potrebbe apparire fuorviante come titolo, dal momento che non si tratta di arrampicare, quanto piuttosto di unire iniziative legate all'escursionismo con attività di stampo scientifico/divulgativo. Lorenzo Monelli, che era presente in Maiella in rappresentanza del comitato direttivo centrale, sottolinea la grande partecipazione riscontrata: "Vedere che, nonostante la difficoltà logistica del luogo, erano presenti moltissimi atenei da Trieste a Bari, dimostra non solo che il format sicuramente funziona, ma che il mondo CAI e il mondo dell'università possono ragionare insieme su sostenibilità e cambiamenti climatici, per lasciare un mondo diverso per le generazioni che verranno".
Portare il mondo universitario in montagna oggi è anche un modo per ridurre quella distanza tra opinione pubblica e ambito scientifico che spesso sembra amplificarsi per via di una certa politica o di certi media. "Ho la sensazione - conferma Monelli- che a noi piacerebbe un mondo fatto solo come lo vorremmo: immutabile, con un benessere acquisito. Ma la dimensione accademica sta cercando di spiegarci che ci sono delle problematiche da affrontare. Qualche volta vediamo il mondo accademico come un ambito che ci chiede un cambiamento troppo difficile. Ma stare insieme è un modo per avvicinare il mondo scientifico alla gente. Anche se, in questo caso, in realtà si trattava di un ‘parterre’ già selezionato e molto attento a certe tematiche".
“Qualche volta vediamo il mondo accademico come un ambito che ci chiede un cambiamento troppo difficile. Ma stare insieme è un modo per avvicinare il mondo scientifico alla gente”. Lorenzo Monelli
Nello scorso fine settimana i partecipanti si sono divisi su diverse attività a seconda dei giorni. Venerdì, con partenza dal porto di Ortona, è stata percorsa la ciclovia via verde per il tratto Ortona – Fossacesia, lungo la Costa dei Trabocchi. Si tratta di un percorso che corre sul vecchio tracciato della ferrovia e offre magnifici scorci panoramici sul mare. In serata c'è stata la visita all’osservatorio climatico “Ud’A Trabocchi” di Punta Ferruccio ad Ortona.
La montagna anfiteatro
Il sabato è stato dedicato a un'escursione sulla Maiella, percorso ad anello, con partenza e rientro presso il rifugio Pomilio (1.888 metri), sulla Maielletta. "Siamo arrivati fino al Fusco - spiega Massimo Prisciandaro, direttore della scuola interregionale di cicloescursionismo Abruzzo-Molise del CAI- dove si apre una panoramica sul circolo glaciale dell'anfiteatro delle Murelle. Lo scopo delle escursioni è sempre favorire una riflessione legata al tema del cambiamento climatico, in questo caso sulla scomparsa dei ghiacciai. Un fenomeno globale, qui da noi molto evidente".
“Lo scopo delle escursioni è sempre favorire una riflessione legata al tema del cambiamento climatico, in questo caso sulla scomparsa dei ghiacciai” . Massimo Prisciandaro
Domenica invece i partecipanti hanno attraversato i pascoli della Maielletta verso il Vallone di Santo Spirito, per poi giungere al rifugio Di Marco. "Abbiamo visto i resti di una slavina che ha interessato uno stazzo e un bosco vicino al rifugio. Si tratta di eventi atmosferici non eccezionali in senso assoluto, ma per il modo e i tempi in cui accadono. Spesso abbiamo nevicate molto importanti a inverno ormai finito. Magari viviamo un inverno con clima mite e poi il tempo cambia repentinamente".
L'importanza di partecipare
Francesco Sulpizio, presidente del CAI Abruzzo. "Abbiamo accompagnato gli escursionisti sia sabato sulla Maiella, che ieri, al rifugio Di Marco. Abbiamo fatto gli onori di casa insieme al Parco, molto volentieri, nel 2021 è stata l'ultima volta che 'Climbing for climate' si è tenuta da noi, quando siamo stati sul Gran Sasso".
Toccare con mani e piedi le evidenze del cambiamento climatico è altra cosa rispetto a sentirne parlare in misura mediata. "Basta camminare in montagna: se andiamo sulla Maiella non ci sono più prati verdi: sono tutti aridi, non piove da tre mesi. I prati sono bruciati dal sole, i sentieri sono pieni di terra e sabbia. Se gli scienziati poi ci vengono a dire che questa sarà l'estate più fresca dei prossimi decenni, capiamo che non è più un problema per gli addetti ai lavori, è un problema di tutti".