Lama al pascolo © Simona Bursi
L'inconfondibile sagoma del guanaco © Pixabay
Un simpatico alpaca © Pixabay
Alpaca tosati e non © Pixabay
L'elegante silhouette della vigogna © Pixabay
Lama sugli altopiani boliviani © Simona BursiL’apparenza inganna, è proprio il caso di dirlo. Un po’ tutti abbiamo in mente, anche se in maniera approssimativa, le sagome dei lama, animali domestici simbolo delle montagne del Sudamerica. In modo più definito conosciamo invece le figure a una o due gobbe dei dromedari e dei cammelli, animali viventi allo stato selvatico (almeno fino a qualche anno fa) rispettivamente in Africa e in Asia. Ebbene, tutti questi Mammiferi Artiodattili (ossia muniti di dita pari per ogni zampa), appartengono alla stessa famiglia, quella dei Camelidi. La cosa incredibile è che una serie di prove paleontologiche, ottenute con lo studio di innumerevoli fossili, porta a definire con certezza che sia stato il Nordamerica (dove ora non si trova nessuna specie) la vera culla dei Camelidi. Ancora più curiosa è la storia evolutiva della famiglia, che fra i vari tentativi ha prodotto forme insolite come Alticamelus, il cammello-giraffa che raggiungeva, grazie a un collo molto lungo, i 3,5 m di altezza.
Una strana storia di famiglia che inizia in Nordamerica
Nel Pliocene, circa 3 milioni di anni fa, iniziarono le migrazioni delle specie primordiali verso l’Asia e il Sudamerica, ancora parzialmente connesse con il Nordamerica nel formare il supercontinente che già si stava smembrando per generare gli attuali continenti. Sembra che alcune caratteristiche peculiari della famiglia, quale la resistenza al freddo, si siano sviluppate ancor prima di questi spostamenti. Nel Nordamerica si sono estinti alla fine dell’ultima era glaciale, circa 11.700 anni fa.
Si fa presto a dire “lama”
I peruviani, prima della conquista spagnola, già utilizzavano il termine “lama” per designare tutti gli Ungulati che possedevano come domestici. Erano utilizzati come animali da soma, ma anche per la carne, per la lana e per l’uso delle loro pelli conciate. Erano in sostanza i corrispondenti locali dei nostri buoi.
Il “vero” lama (Lama glama), attualmente è una forma domestica che deriva dal guanaco. I lama presenti in natura sono soggetti allevati allo stato brado. È un animale docile e assai robusto, caratteristiche che lo facevano già l’animale domestico più diffuso in epoca preispanica. Esistono due razze di lama, i K’ara (o Q’ara), grandi e a pelo corto, un tempo selezionati per la soma, e i Chaku (o Lanuda), più piccoli e allevati per la lana. L’allevamento di questi animali sta prendendo piedi anche in Nordamerica, dove essi si sono incredibilmente rivelati degli ottimi guardiani di greggi di pecore, proteggendole dagli attacchi dei coyote.
Il lama è noto per il suo proverbiale sputo, ma di cosa si tratta veramente? Innanzitutto non è semplice saliva, ma un miscuglio di essa con cibo e acidi provenienti dallo stomaco. Viene usato per difesa, ma anche per stabilire le gerarchie nel gruppo e ha una gittata che raggiunge facilmente i tre metri di distanza.
Lama sugli altopiani boliviani © Simona Bursi
Il lama è anche un animale dall’elevato valore simbolico e culturale, intrinsecamente legato alle vicende dei popoli andini. Il suo stato iconico ha varcato i confini, divenendo un “must” anche nella cultura occidentale. Senza stare a scomodare questioni ben più serie e di peso, possiamo ricordare che persino Walt Disney l’ha inserito in due dei suoi grandi lavori quali “Saludos Amigos” e “Le follie dell’imperatore”, dove Kuzco, il protagonista, viene trasformato proprio in un lama.
Gli altri Camelidi del Sudamerica
L’alpaca (Vicugna pacos) è l’altro Camelide addomesticato in Sudamerica. Se il lama supera comodamente i 130 cm di altezza al garrese, l’alpaca giunge ai 90 cm, per 75 kg di peso. La sua origine rimane ancora incerta, con teorie discordanti che lo vogliono derivante dalla vigogna o dal guanaco. Altre scuole di pensiero lo vedono come frutto di incroci fra queste due specie selvatiche. Il folto e morbido pelo è il suo punto di forza (visto dal lato umano), ma pure la sua docilità è assai apprezzata e portata all’utilità con la pet teraphy, ossia la cura dei problemi comportamentali di alcune persone con l’ausilio di animali. Il manto dell’alpaca (ma anche degli altri sui “gugini”) è doppio, soffice all’interno e ruvido e più grezzo all’esterno. Il primo starto offre termoregolazione, il secondo protezione diretta dagli agenti atmosferici.
Alpaca tosati e non © Pixabay
Ci sono poi le specie selvatiche, ossia il guanaco e la vigogna. Il guanaco (Lama guanicoe), dal caratteristico manto marrone, ha una distribuzione piuttosto ampia ma discontinua, che va dal livello del mare fino ai 4.600 metri di quota. La sua carne è pregiata e questo ha portato a un pesante decremento numerico della specie, che raggiunge addirittura il 75% in Perù e Cile. In Ecuador è estinto, mentre le popolazioni più consistenti si trovano in Patagonia e in Terra del Fuoco, dove ormai di portata comune, grazie ai documentari, sono gli inseguimenti perseguiti loro dai puma. I gruppi sono guidati da un maschio dominante.
L'inconfondibile sagoma del guanaco © Pixabay
A chiudere il quadretto famigliare ci pensa la vigogna (Vicugna vicugna), caratterizzata da un corpo lungo e muscoloso e da un inconfondibile muso fine. La pelliccia è rossiccia, con le parti superiori bianche. È un animale relativamente leggero, che tocca i 40-60 kg di peso.
Una curiosità anatomica riguarda questo animale, ossia la crescita continua degli incisivi inferiori, analogamente a quanto succede nel mondo dei Roditori. La vigogna vive sugli altopiani in quota del Perù, ma anche in Bolivia, nelle parte settentrionale dell’Argentina e in Ecuador.
Nella cultura inca esisteva una cerimonia, chiamata chaco, che vedeva proprio come protagonista la vigogna. Ogni quattro anni, in presenza del re, si creava un cerchio umano che andava a stringersi per catturare gli animali. I maschi anziani venivano uccisi e mangiati, mentre i giovani e le femmine venivano tosati e rilasciati.
L'elegante silhouette della vigogna © Pixabay