'Sulle ali della storia', nuova via per Andrea e Toni Zanetti sulla XIII Torre di Kiene

I due alpinisti trentini hanno aperto una nuova linea su una parete sostanzialmente vergine nelle Dolomiti di Brenta. L'itinerario sale per 440 metri fino alla cima di un torrione senza nome, con difficoltà che raggiungono un solido VI+ obbligatorio

 

Andrea e Toni Zanetti hanno concluso il 30 e 31 agosto Sulle ali della storia, una nuova via sulla nord-est della XIII Torre di Kiene (o XIII Torre di Cima Brenta, 3.026 metri), in Dolomiti. La via corre per 14 tiri e 440 metri (VI+ obbligatorio, VII max) su una parete che è sostanzialmente vergine, perché gli unici itinerari presenti sono l'elegante via Graffer (V, 1934, con Marco Pilati) che però sale lo spigolo nord est e una sua variante del 1970, tracciata da Saverio Pangrazzi e Guido Stanchina (V+, via SAT Dimaro). Tanto la via orginale quanto il successivo “raddrizzamento” però insistono sull'estremità orientale della cima, lasciando completamente libera e indipendente la linea che sale al torrione individuato da Zanetti.

Campo aperto

I due alpinisti hanno trovato così campo aperto in una zona delle Dolomiti di Brenta che è ricca di fascino e di storia, anche se si tratta di una storia meno celebrata rispetto a quella scritta su vette più famose del gruppo.

Le Torri di Cima Brenta sono anche chiamate Torri di Kiene e sono 15 (due in realtà molto minori), rigorosamente segnate in numeri romani da quando, nell'agosto del 1910, i fratelli Ernst e Kurt attraversarono tutta la cresta nord ovest, dalla Punta Massari, per circa 500 metri. La XII e la XIII sono le più attraenti, tanto che anche Bruno Detassis, in compagnia del fratello Catullo, nel 1951 decise di andare a metterci mano. La via dei fratelli Detassis alla XII Torre (2.926 metri) presenta una difficoltà nell'ordine del V grado dolomitico, con un passo di V+ ed è stata a sua volta "rettificata" da una variante, salita da Marcello Andreolli, Roberto Bazzi e Jacques Casiraghi nel 1973, che evitarono la traversata in cengia dei due fratelli. 


Insomma, non sono poi molti gli itinerari presenti e “se parliamo della Detassis, è un peccato che una via così bella non sia diventata una classica” ci racconta Andrea. Tornando alla XIII Torre "anche lì erano comunque quasi sessant'anni che nessuno ci andava a mettere mano. L'abbiamo chiamata 'Sulle ali della storia' un po' per quello e un po' proprio perché le firme su queste torri sono quelle di nomi decisamente importanti".

 

“Erano quasi sessant'anni che nessuno ci andava a mettere mano”. Andrea Zanetti.

Resta poi il fatto che il torrione salito da Andrea e Toni non entra nella numerazione ufficiale delle torri, ma si presenta comunque come una struttura a sé stante "È una cima ben distinta, l'anticima del seracco di Cima Brenta. La linea che siamo riusciti a disegnare è di soddisfazione". Rispetto a oltre novant'anni fa, la base della parete deve essere cambiata parecchio. "L'attacco della nostra via è molto evidente, in un diedrino. Pensa che il primo chiodo che si vede della Graffer è invece una trentina di metri più in alto, probabilmente il ghiacciaio doveva essere ben più su".

Un'arrampicata di soddisfazione

"Dopo il quinto tiro la Graffer sale una sorta di fessura, noi siamo andati a destra di una barriera di strapiombi e tetti: lì abbiamo trovato una fessurina e poi tutto campo aperto sulla destra, su placche meravigliose e roccia solida. Sul finale prende un camino e va fino in vetta".

 

"Abbiamo trovato campo aperto sulla destra, su placche meravigliose e roccia solida".

La via ha una chiodatura "che vai via da chiodo a chiodo" con l'aggiunta di qualche spit nei punti dove la roccia è troppo compatta e non permetteva di proteggersi in altro modo. Le possibilità di integrare, per i futuri ripetitori, prevedono l'utilizzo di friend, dove possibile "ma non metti il BD blu o il giallo, di sicuro". Per quanto riguarda le soste, sono tutte a due punti e con anello di calata, la discesa si effettua in doppia sulla via.


In quanto alle difficoltà da superare, Andrea e Toni hanno valutato un VI+ obbligatorio, con qualche puntata sul VII e un tiro di strapiombo dove ci sono quattro passi in A0. "Ma, anche se sarebbe il tiro più difficile, psicologicamente non è il chiave. Ma in quel punto, sul giallo, la roccia non era nemmeno eccezionale, per cui abbiamo preferito attrezzare con una sicurezza in più. Lì è leggermente marcio, poi la roccia diventa incredibile, di un ottimo grigio pungente".


Per chi volesse ripetere la via, la traccia per l'attacco è stata segnata con piccoli bolli azzurri, ma bisogna prestare attenzione alle condizioni ambientali: il ghiacciaio si muove e a seconda delle condizioni si può trovare ghiaione o ghiaccio vivo, oltre che mettere in conto almeno tre ore e mezzo di cammino da Vallesinella.