Croci di vetta: sbagliato rimuoverle, anacronistico istallarne di nuove

La società attuale si può ancora rispecchiare nel simbolo della croce di vetta? Ha ancora senso innalzarne di nuove? Il tema verrà approfondito il 22 giugno 2023 (ore 17) alla Cripta Aula Magna dell’Università Cattolica di Milano, Largo Gemelli, 1, con la presentazione del volume di Ines Millesimi "Croci di vetta in Appennino".

Nota all'articolo: come già ribadito dalla Presidenza, il testo seguente non riporta la posizione ufficiale del Club Alpino Italiano ma quella dell'autore.

 

L'evidenza della morte e il conseguente timore condizionano il pensiero e le azioni dell'uomo da migliaia di anni. 
A questa inquietante certezza abbiamo sempre cercato di ovviare, perché aggirare gli ostacoli è una caratteristica intrinseca alla nostra specie (così come crearne).

La paura del deperimento fisico ha trovato dunque sollievo nella speranza dell'immortalità spirituale, ma anche nel tentativo di lasciare sulla terra un segno del nostro passaggio. Le religioni - nelle loro più differenti declinazioni - così come le innumerevoli sfumature culturali sono in parte una risposta all'angoscia causata dai terreni ancora inesplorati della morte.

Nel simbolo della croce di vetta troviamo riassunte sia la speranza di vita eterna, sia la necessità di lasciare sulla terra, in un luogo emblematico e visibile, una testimonianza della nostra esistenza individuale ma, soprattutto, sociale. D'altronde l'uomo ha sempre cercato di plasmare il paesaggio a partire dalla propria concezione del mondo, dalla propria cultura.

Selfie con croce di vetta. Pixabay license

Ma la società attuale si può ancora rispecchiare nel simbolo della croce? Ha ancora senso innalzarne di nuove? 

Probabilmente la risposta è no

Innanzitutto perché l'Italia si sta rapidamente convertendo in uno Stato a trazione laica, territori montani compresi. Pertanto la croce non rappresenta più una prospettiva comune, bensì una visione parziale.

In secondo luogo perché la montagna è un elemento paesaggistico che, per ovvie ragioni, da sempre si carica sulle spalle una gravosa valenza simbolica, capace di influenzare il pensiero collettivo: il messaggio trasmesso dai rilievi non dovrebbe più riflettere il periodo compreso tra la seconda metà del XIX secolo e la prima metà del secolo successivo (arco temporale nel quale furono installate la maggior parte delle croci di vetta), ma dev'essere riadattato sulle caratteristiche e sulle necessità di un presente che non ha più bisogno di eclatanti dimostrazioni di fede, ma di maggiore apertura e sobrietà.

Sasso Corno Grande Vetta Occ. ©Paolo Boccabella

Perciò, se da un lato sono inappropriate le campagne di rimozione, perché porterebbero alla cancellazione di una traccia del nostro percorso culturale, dall'altro si rivela anacronistico l'innalzamento di nuove croci e, più in generale, di nuovi e ingombranti simboli sulle cime alpine: sarebbe forse più appropriato intendere le vette come un territorio neutro, capace di avvicinare culture magari distanti, ma dotate di uguale dignità.

 

Una serata di approfondimento

Il tema delle croci di vetta verrà approfondito il 22 giugno 2023 (ore 17) alla Cripta Aula Magna dell’Università Cattolica di Milano, Largo Gemelli, 1, con la presentazione del volume di Ines Millesimi Croci di vetta in Appennino.
Il libro è al centro di una riflessione originale e per certi versi necessaria. Negli ultimi anni, le croci svettanti sulle montagne sono state oggetto di dibattiti aperti, tra puristi della natura selvaggia e difensori di un marker della nostra geografia culturale. Il fenomeno verrà approcciato dal punto di vista simbolico, storico-artistico, ambientale, antropologico e giuridico, nel tentativo di indirizzare lo sguardo su un particolare utilizzo del simbolo della cristianità.
All'iniziativa parteciperà con un intervento anche il Direttore editoriale e responsabile attività culturali del CAI Marco Albino Ferrari.

Locandina presentazione Croci di vetta in Appennino (22 giugno 2023)