'Diciassette', il racconto potente di una staffetta partigiana

Disegni animati, ricostruzioni e testimonianze dal vero contribuiscono a restituirci la vicenda di Antonietta Chiovini, nome in codice 'Diciassette', nel nuovo film disponibile questa settimana sulla piattaforma InQuota.tv
Antonietta Chiovini intervistata durante la realizzazione del film © Thomas Horat

Diciassette’ di Thomas Horat (Svizzera / 2023 / 17') non è soltanto un film sulla Resistenza, ma anche una riflessione puntuale e sentita in merito al ruolo svolto dalle donne durante la lotta per la Liberazione. Ambientato in Ossola, il cortometraggio ha una durata effettiva di diciassette minuti: diciassette, come il nome in codice di Antonietta Chiovini, staffetta partigiana di cui narra, in un alternarsi di disegni animati, ricostruzioni e testimonianze dal vero, la vicenda.

Chi era diciassette?

Nata ad Arizzano (VB) nel 1926, Antonietta si unì alla Brigata Cesare Battistin in Val Grande nel 1943, all'età di diciassette anni - di qui, appunto, il nome che le venne assegnato. Con coraggio e dedizione, trasportò fucili-mitragliatori, messaggi e materiali fra le diverse formazioni partigiane, sfidando pericoli e rischi costanti, tanto da mettere spesse volte in gioco la propria stessa vita.

Figlia di un padre fascista - che a un certo punto venne arrestato proprio perché lei era partigiana, ma fu salvato in extremis per intercessione di un amico - Antonietta rilasciò nel 2019 una videointervista all'ANPI, ancora oggi reperibile sul sito dell'associazione Noi partigiani, dove raccontava di essere stata ‘convertita’ all'antifascismo grazie al catechismo di un prete e di essersi stupita, durante la propria attività di staffetta, davanti ad alcuni episodi di estrema solidarietà da parte di perfetti estranei

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Uno di questi episodi è narrato anche nel cortometraggio stesso: la Chiovini si trovava in stazione e portava con sé una valigia con dentro un fucile-mitragliatore, da recapitare ai compagni partigiani che l'attendevano in Val Grande. Mentre si apprestava a salire, la valigia le scappò di mano e tutto il suo contenuto, fucile compreso, si rovesciò a terra. Fu allora che i presenti, nessuno escluso, si misero a farle da scudo, dandole il tempo per raccogliere tutto, richiudere la valigia e andarsene. Era infatti troppo rischioso salire sul treno dopo aver dato nell'occhio a causa di questo incidente.

Un contributo fondamentale alla nostra libertà

Antonietta si prodigò pure nel trasferire verso la Svizzera decine e decine di ebrei, con la complicità di spie e contrabbandieri. Tant'è che ad un certo punto per la Chiovini divenne troppo pericoloso rimanere a valle e dovette trasferirsi in pianta stabile sulle vette presidiate dai partigiani, svolgendo l'incarico d'infermiera per la brigata di cui faceva parte. Ma la cosa che più la fece arrabbiare, a fine conflitto, fu il fatto di non poter votare il 2 giugno 1946. “Avevo diciannove anni allora, - spiega Antonietta - e per poter accedere alle urne occorreva averne ventuno”. 

Questi e molti altri, insomma, gli aneddoti raccontati con dovizia di particolari nel cortometraggio ‘Diciassette’, disponibile da questa settimana sulla piattaforma InQuota.tv e capace addirittura di conquistarsi, nel 2024, il Premio della Giuria al Trento Film Festival, con la seguente motivazione:

La storia degli uomini, delle donne e la memoria dei luoghi armoniosamente si combinano nelle parole di Antonietta. I suoi ricordi ci riportano al momento in cui in Italia è stata necessaria una scelta. Diciassette ci dice come la scelta dell'antifascismo di una giovane partigiana abbia consapevolmente contribuito alla libertà delle generazioni che seguirono.