Apuane, la montagna contesa. Ma la cava di Cresta degli Amari non riaprirà

Mentre si contano ancora i danni subiti per gli atti vandalici in Val Serenaia, la Conferenza dei servizi esclude la ripresa dei lavori in uno dei siti estrattivi della zona. Il clima rimane teso, ma c’è chi prova a difendere l'ambiente ferito anche attraverso l’arrampicata

 

Mentre si contano ancora i danni alle auto vandalizzate a margine della “camminata consapevole” di domenica scorsa in Val Serenaia, le Alpi Apuane tirano un sospiro di sollievo grazie a una prescrizione della Conferenza dei servizi della Regione Toscana. Nel verbale dell’incontro, avvenuto a inizio febbraio ma i cui documenti sono stati resi pubblici solo ad aprile inoltrato tramite un accesso agli atti, viene infatti esclusa la riapertura della cava Cresta degli Amari prevista dal comune di Massa, ormai chiusa dagli anni Ottanta e “rinaturalizzata”. 

Una vittoria importante per gli ambientalisti e per il Club Alpino Italiano locale, da anni impegnato a tutelare i versanti dalla deregolamentazione delle escavazioni, ma anche un sintomo della conflittualità attorno all’attività estrattiva che ormai va avanti da decenni: “Nei primi anni ’90 non mi ero ancora trasferito in Apuane – racconta Andrea Gelfi, tracciatore di Versante Apuano – e la notizia che il bivacco in cima al Monte Corchia era stato bruciato in un clima di conflittualità con le cave arrivò fino a Bergamo sulle pagine di ALP. Alcune famiglie di Levigliani, proprietarie delle cave, chiusero le strade con dei blocchi con scritto ‘cave = pane, parco = fame’, mi stupì molto come cosa. Ma in questi anni sono successe molte altre cose”.

Lo stop alla riapertura della cava di Cresta degli amari

A differenza di molte altre vicende che continuano da anni a dividere il territorio, però, quella relativa alla cava di Cresta degli Amari sembra aver finalmente raggiunto un punto fermo. La cava, inattiva da oltre quarant’anni, era stata inserita dal Comune di Massa tra i siti riattivabili in uno dei tre Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi, nonché il primo piano che avrebbe riguardato anche parte del territorio del Parco delle Alpi Apuane: “In fase di adozione del documento, cioè nel 2021, per Cresta degli Amari era stata prevista una riapertura dell’escavazione all’aperto – afferma Nicola Cavazzuti, responsabile ambiente della sezione CAI di Massa –. Poi, quando il documento è arrivato in approvazione, un’osservazione degli uffici ha spostato l’escavazione prevista dall’aperto alla galleria”.

“Le cave ‘rinaturalizzate’, nel PIT, non sono più considerate cave”. Nicola Cavazzuti

Ma la Conferenza dei Servizi della Regione Toscana, nel mese di febbraio, ha bocciato anche questa possibilità: “I PABE devono essere compatibili con più norme, in primis con il Piano di Integrità Territoriale. La Conferenza dei Servizi ha prodotto un verbale che boccia buona parte delle norme contenute in questi piani attuativi di bacino e che soprattutto fa chiarezza sulle cosiddette cave ‘rinaturalizzate’. Sono quelle cave che, nel PIT, non sono considerate neanche più cave perché la natura le ha ormai ricoperte, e in quanto tali non sono più scavabili né all’aperto né in galleria”, come ha recentemente messo nero su bianco la Conferenza.

Le osservazioni del CAI di Massa e la soddisfazione della sezione

Tra il 2021 e il 2026, la sezione CAI di Massa ha effettuato 56 osservazioni ai PABE promossi dal comune di Massa su temi come sentieristica, compatibilità ambientale, escavazioni in galleria e in ZPS, le Zone a Protezione Speciale della Rete Natura 2000, così come alle pianificazioni progettuali delle cave: “Per noi la decisione della Conferenza dei Servizi è una grande soddisfazione e una vittoria – commenta Paolo Marcello Simi, presidente della sezione CAI di Massa –. Come sezione siamo molto combattivi a tutela dell’ambiente, c’è chi in passato ci ha tacciati addirittura di anarchismo dopo che abbiamo organizzato una manifestazione a tutela del bivacco Aronte sul Passo della Focolaccia, alla quale hanno partecipato oltre 2500 persone da tutta Italia. Lì la cava ha abbassato il livello del passo di 90 metri, la nostra posizione è per la chiusura e la non riapertura di tutte le cave all’interno del Parco delle Alpi Apuane”.

“La decisione della Conferenza dei Servizi riguarda anche un'altra cava”. Nicola Cavazzuti

Anche per Cavazzuti, infatti, la decisione della Conferenza dei Servizi è importante non solo per la non riapertura della cava di Cresta degli Amari, ma soprattutto per il suo impatto su altre dispute e interpretazioni giuridiche ancora oggi in corso: “Oltre alla disciplina delle cave rinaturalizzate, un altro tema trattato dalla Conferenza dei Servizi riguarda l’escavazione in galleria nelle zone ZPS, cioè quelle parte della Rete Natura 2000. Erano presenti nei PABE delle previsioni di escavazione in questi luoghi, ma la Conferenza dei Servizi ha determinato che in quelle aree non saranno possibili nuove escavazioni all’aperto né l’apertura di nuove gallerie. L’unica possibilità sarà quella di ampliare gallerie già esistenti, a patto che il piazzale di lavorazione del materiale estratto sia al di fuori della ZPS stessa. È una decisione che riguarda soprattutto un’altra cava in zona Breccia Capraia, non lontana da Cresta degli Amari”.  

Un’altra idea di montagna: arrampicare per difendere le Apuane

E se la partita di Cresta degli Amari si è giocata nelle osservazioni, nella Conferenza dei Servizi e tra le righe della burocrazia, per una parte del mondo alpinistico la tutela delle Apuane passa anche attraverso un altro modo di far sentire la propria presenza, cioè la frequentazione diretta della montagna: “Quello che proponiamo è l’arrampicata un po’ come atto di resistenza”, afferma Andrea Gelfi, che prosegue: “Stiamo attrezzando due falesie in luoghi a rischio escavazione, per fare dell’arrampicata un po’ uno scudo per queste montagne”.

“Vogliamo far conoscere i luoghi nascosti e più a rischio delle Apuane a sempre più alpinisti”. Andrea Gelfi

In questi luoghi, la pratica di dare nomi alle vie da parte di chi traccia o libera il tiro assume una valenza più che mai politica: “Nel canale della Buchetta, con Versante Apuano, abbiamo chiodato la Falesia della Monorotaia, ancora in espansione. Abbiamo chiamato una via ‘Marmo trafficanti’, un’altra ‘Ladri di pietre’ e un’altra ancora ‘Macelleria Apuana’, stiamo pensando anche di tracciare vie un po’ più semplici così da vederla frequentata da quanto più scalatori possibile. Sul Monte Altissimo, invece, il problema è diverso, perché sono in corso trattative di vendita private per quel territorio. Lì abbiamo quasi completato la falesia, è più accessibile rispetto alla Falesia della Monorotaia ma ancora non le abbiamo ancora dato un nome”.

“Dall'arrampicata può partire un segnale di riconversione economica”. Andrea Gelfi

Al di là dell’aspetto sportivo, però, l’obiettivo del progetto di chiodatura delle falesie è soprattutto culturale: “Questa iniziativa nasce con l’obiettivo di far vedere luoghi nascosti delle Apuane per far sì che anche dall’arrampicata arrivi un segnale positivo, magari di riconversione dell’economia. In Apuane si potrebbe vivere di un sacco di attività alternative che potrebbero portare profitto, ma il problema è far cambiare visione a chi ci lavora. Le montagne sono un sacco di altre cose, tra attività sportive e tradizione. Scalare è un mezzo per far conoscere tutto questo”.