Dream is Life © Giacomo Vannucci/Filippo Arigoni
Campo Base Ak Su valley © Giacomo Vannucci/Filippo Arigoni
Su perestroika Crack © Giacomo Vannucci/Filippo Arigoni
In cengia su perestroika Crack © Giacomo Vannucci/Filippo Arigoni
Ak Su Valley © Giacomo Vannucci/Filippo Arigoni
Sull'ultimo tiro di Dream is Life © Giacomo Vannucci/Filippo Arigoni
Dream is Life © Giacomo Vannucci/Filippo Arigoni
© Giacomo Vannucci/Filippo Arigoni
Due amici, una valle cosparsa di guglie di granito e un saccone colmo di attrezzatura da arrampicata: la spedizione di Filippo Arigoni e Giacomo Vannucci in Kyrgyzstan partiva già con il piede giusto. I due alpinisti toscani stabiliscono il campo base nella Ak su Valley, nel Pamir, la cosiddetta Patagonia asiatica, con l’obiettivo di ripetere la famosa Perestroika Crack, una splendida linea di fessura, e perché no, aprire qualcosa di nuovo.
Il risultato, oltre alla salita della suddetta via e alla ripetizione di altri itinerari, è stata Dream is Life, una linea di 860 metri con difficoltà fino al 6b+ trad, aperta dal basso a comando alternato.
Ak su Valley
“Fin da quando siamo arrivati, oltre a ripetere alcune vie già esistenti ci siamo subito guardati intorno. Nella Ak su Valley diversi itinerari sono già stati aperti ma c’è ancora tantissimo spazio per nuove linee. Così abbiamo individuato una guglia sopra il campo base, alta 4300 metri. Sul versante più breve della parete c’erano delle vie aperte negli anni ’90 da alpinisti russi, ma niente dall’altro lato” racconta Giacomo Vannucci, giovane scalatore e membro del CAI Eagle Team.
“Qui anche la parete apparentemente più piccola è alta 1300 metri, quindi lo sforzo principale è stato quello logistico. Siamo partiti con cibo e acqua per tre giorni, oltre a tutto il materiale tecnico che avevamo con noi, non tantissimo: 15 fix, qualche chiodo, un mazzo di nut. L’idea era di aprire la via totalmente in stile trad, per poi scendere dalle vie già esistenti sull’altro versante”. Ma le cose non vanno come previsto: dopo alcune lunghezze di corda in cui il secondo sale con 18 chili di zaino, i due si accorgono che il peso non è gestibile e iniziano a recuperare il sacco con un cordino.
“Dopo altri quattro tiri il sacco si è distrutto per lo sfregamento in parete, e abbiamo realizzato che il piano era fallito. Allora, dopo un altro tiro, ci siamo calati fino a una cengia, attrezzando già soste da discesa, e abbiamo passato lì la notte. Il nuovo piano era quello di salire leggeri il giorno dopo, lasciando acqua, cibo e attrezzatura da bivacco sulla cengia” continua Vannucci.
I due salgono per un’evidente linea di debolezza della parete, attraverso un sistema di diedri e fessure su roccia di ottima qualità, fino in cresta. Da qui, per alcuni tiri la parete sembra appoggiata, poi riparte verticale, ma avendo quasi finito il materiale, Arigoni e Vannucci sono costretti a scendere. “Non siamo arrivati dove avremmo voluto. Ma forse anche questo fa parte dell’aprire una via: partire con un’idea, adattarsi a quello che la montagna ti mette davanti e vedere fin dove riesci ad arrivare”. E così nasce Dream is life, la prima via aperta insieme dai due a comando alternato.
Una prima volta
“Per me era la prima esperienza fuori dall’Europa, e anche nell’apertura di una via, e mi sono trovato subito a mio agio. Lo stile è ovviamente molto diverso da quello sul calcare italiano: l’approccio è molto più alpinistico, si parte seguendo una linea di debolezza intuita dal basso, la logistica è piuttosto complessa. L’aspetto più bello è stato avere la possibilità di aprire una via di difficoltà contenute su un versante sconosciuto, cosa che sulle Alpi era possibile negli anni ‘50: adesso quello che era facile l’ha già fatto qualcun altro” racconta Giacomo.
“La logistica è piuttosto complessa. L’aspetto più bello è stato avere la possibilità di aprire una via di difficoltà contenute su un versante sconosciuto” Giacomo Vannucci
“Per fortuna la linea era piuttosto pulita, e non c’è mai stato bisogno di ricorrere all’artificiale. Questa spedizione per me è stata anche un’anticipazione: nei prossimi incontri del CAI Eagle Team vedremo le tecniche di apertura dal basso e di bigwall, sono molto curioso di mettere a confronto le diverse esperienze” conclude.