I Piolets d'Or tornano in Francia: la crème dell'alpinismo attesa negli Écrins

Dal 21 al 24 ottobre le migliori realizzazioni alpinistiche del 2025 si daranno appuntamento nella valle del Vénéon, per un premio che da più di 30 anni celebra l'approccio esplorativo dell'alpinismo

Dieci anni dopo l'edizione del 2016 a La Grave-La Meije, i Piolets d'Or - ‘premi Oscar’ dell'alpinismo mondiale - torneranno dal 21 al 24 ottobre 2026 nel territorio dell'Oisans, questa volta nel cuore del Parco Nazionale degli Écrins, e più precisamente a Saint Christophe-en-Oisans e La Bérarde, nella valle del Vénéon. Questa valle, meno conosciuta a livello internazionale rispetto alle più blasonate località di Chamonix, Zermatt o Grindelwald, è un ‘campo base’ storico, unico e selvaggio per l'alpinismo nelle Alpi, situato ad appena un'ora di auto da Grenoble. 

Due anni dopo le gravi alluvioni che hanno colpito duramente la valle e in particolare spazzato via metà del villaggio di La Bérarde, i Piolets d'Or aderiscono a un'iniziativa collettiva per riqualificare le attività di montagna in modo innovativo nell'alta valle del Vénéon” ha dichiarato Christian Trommsdorf, presidente del Groupe de Haute Montagne, associazione di alpinisti francesi ed internazionali che da più di trent'anni organizza l'evento.

Dove eravamo rimasti

Nati nel 1991 - da un'idea di Guy Chaumereuil, caporedattore della rivista Montagnes, e dell'allora presidente del Groupe de Haute Montagne Jean-Claude Marmier - i Piolets d'Or ambiscono a premiare ogni anno le migliori realizzazioni alpinistiche di quello precedente, dando particolare rilievo all'approccio esplorativo delle nuove salite più che alle loro difficoltà squisitamente tecniche. 

Ecco dunque che lo scorso anno, ad aggiudicarsi il premio, sono stati Aleš Česen e Tom Livingstone, in grado di spingersi fino alla soglia degli Ottomila su una cima poco frequentata come il Gasherbrum III, aprendovi una via lunga, difficile e di grande impegno, optando per uno stile alpino leggero. 

Ex aequo altre due realizzazioni, per un riconoscimento che non punta tanto sulla vittoria o la competizione ma sulla condivisione di valori ed esperienze. Premiati dunque anche Spencer Gray e Ryan Griffiths, che hanno aperto sulla cresta sud-ovest del Kaqur Kangri, nell’Himalaya nepalese, una via elegantissima ad alto tasso esplorativo, dimostrando l'esistenza di mete ancora inviolate ed impegnative in regioni poco frequentate dell’Himalaya. 

Infine, ma non da ultimi, altri tre statunitensi: August Franzen, Dane Steadman e Cody Winckler, che hanno ricevuto il riconoscimento per la loro salita allo Yashkuk Sar nel Karakorum pakistano, resa più difficile dalla penuria di informazioni a disposizione della cordata.

I criteri di selezione 

I criteri attraverso cui la giuria dei Piolets d'Or seleziona ogni anno le salite più rappresentative sono ascrivibili anzitutto allo stile di salita, compreso un uso leggero, ‘pulito’ e leale delle risorse (il cosiddetto ‘stile alpino’). Ma anche l'impatto ambientale dell'ascesa stessa vuole la sua parte, così come la trasparenza nel dichiarare un eventuale uso di portatori, corde fisse e supporto esterno. Un occhio di riguardo viene riservato poi all'etica alpinistica, ma ancora di più a quella umana: ovverosia al rispetto per i compagni di cordata, per le popolazioni locali e per altri team presenti sulla montagna. Infine, ovviamente, c'entrano l'esposizione e le difficoltà tecniche, oltre che i pericoli oggettivi affrontati dalla cordata e un certo grado di autosufficienza complessiva che dovrebbe caratterizzare l'impresa premiata.

Finora la big list delle salite più significative, giudicate in questo senso, viene redatta e pubblicata circa due mesi prima del premio. Da essa, la giuria sceglierà insindacabilmente tre ascensioni cui assegnare il premio e, novità da due anni a questa parte, una menzione speciale per l'alpinismo femminile

Il premio alla carriera - previsto dal 2009 e intitolato a partire dal 2012 a Walter Bonatti, primo alpinista ad averlo vinto - viene assegnato ad alpinisti il cui approccio ha influenzato positivamente le generazioni successive, sempre sotto il segno dei criteri sopra citati: negli anni, ad aggiudicarselo, sono stati ad esempio personaggi del calibro di Catherine Destivelle, Reinhold Messner, Kurt Diemberger e Wojciech Kurtyka.

La nuova location e gli scenari futuri

Dopo svariate edizioni ospitate nella nativa Francia - da Autrans a Chamonix, passando per Courmayeur e Grenoble - i Piolets d'Or hanno incarnato la loro internazionalità anche nella scelta delle location. Per tre anni consecutivi, dal 2018 al 2020, l'evento si è svolto quindi in Polonia, mentre nelle ultime due annualità, dal 2024 al 2025, il privilegio è toccato all'Italia, con le due edizioni di San Martino di Castrozza, nelle Dolomiti primierotte.

Il ritorno in Francia, per l'edizione 2026 dei Piolets, non è tuttavia un'involuzione, ma uno sguardo rinnovato verso il futuro. Gli stakeholder della regione di Vénéon - comuni, associazioni, professionisti della montagna e partner istituzionali - stanno infatti unendo le proprie forze per contribuire alla rigenerazione, anche turistica, di una valla piegata dai tristi eventi del 2024, quando l'esondazione del torrente da cui la valle prende il nome ha isolato il villaggio di Le Bérarde, rendendo necessarie, nel corso di questi due anni , importanti opere di riqualificazione per riparare ai danni subiti. 

Il progetto di rigenerazione mira pertanto a rendere Vénéon un punto di riferimento per le montagne del futuro, coniugando l'attrattiva turistica all'innovazione ma mantenenendo anche intatta la conservazione di un'identità alpina autentica. 

Ospitare i Piolets d'Or nel territorio dell'Oisans, a dieci anni di distanza, è infine un'iniziativa che si inserisce nella cornice di un evento ancora più ampio: l'edizione inaugurale del Festival Internazionale dell'Alpinismo - FIA, che andrà in scena dal 17 al 25 ottobre con conferenze, workshop, proiezioni, film e presentazioni di libri, atti ad esplorare a 360 gradi le tematiche più attuali dell'alpinismo contemporaneo. L'obiettivo è quello di far diventare gradualmente questo neonato festival un evento internazionale di riferimento per la promozione della cultura alpina: dopo l'edizione sperimentale di quest'anno, è infatti già prevista per l'autunno 2027 l'organizzazione della sua prima vera edizione, con l'obiettivo di celebrare il 150° anniversario della prima ascensione della Meije.