Il 'Bosco degli scrittori': un’oasi verde al centro del Salone del Libro

Nato nel 2002, è ormai una "istituzione" della manifestazione torinese, che ha acceso l'interesse perfino del CNR. Ma come si allestisce? Quante piante contiene e dove finiscono, dopo la fiera? Scopriamo il dietro le quinte della montagna che va in città

C’è un punto del Salone Internazionale del Libro di Torino in cui il brusio della fiera cambia consistenza. La luce si abbassa, l’aria sembra meno pesante, il passo rallenta quasi involontariamente. Tra stand, code, annunci dagli altoparlanti e pile di novità editoriali, compaiono pini, lecci, carrubi, ginestre, biancospini e alberi di canfora alti fino a nove metri. Non è un effetto speciale costruito per Instagram: è un bosco vero portato dentro un padiglione fieristico. E torna anche per la prossima edizione del Salone Internazionale del Libro, dal 14 al 18 maggio, al padiglione Oval.

Il richiamo del bosco

Il Bosco degli scrittori, nato nel 2022, è probabilmente uno degli esperimenti più insoliti del Salone. Circa mille piante -quasi tutte di proprietà di Aboca, che lo allestisce-, decine di specie botaniche diverse, sottobosco, legno grezzo, percorsi ombreggiati: è un luogo dove non solo si discute - anche- di natura, ma che fisicamente porta la natura dentro a un ambiente artificiale per definizione, come è quello di uno spazio fieristico, asettico per definizione, che nasce, muore e rinasce sotto nuova forma cambiando faccia a ogni evento.

Agli antipodi della torre dei libri, che per chi entra dal padiglione 1 costituisce la prima tappa di un itinerario solitamente ondivago e sregolato, sugli avventori ha l’effetto prima di un miraggio, poi di una vera e propria oasi. E forse il successo del progetto sta proprio qui. In anni in cui il rapporto con il verde urbano viene raccontato quasi solo in termini estetici o climatici, il Bosco degli scrittori mette in scena qualcosa di più profondo: il bisogno quasi fisiologico che le persone hanno di ristabilire un contatto con elementi viventi. Anche per pochi minuti, anche dentro a una fiera del libro, operando per un momento uno scarto dalla “bibliofilia” alla “biofilia”, come negli ultimi anni psicologi ambientali, neuroscienziati ed ecologi chiamano la predisposizione innata degli esseri umani a cercare connessioni con il mondo naturale, ricordandosi di esserne parte. È il "richiamo della foresta” di cui ha narrato Jack London, la riconnessione con la “geografia profonda” di Barry Lopez, l’attrazione per il selvatico di Henry David Thoreau. La sensibilità letteraria e filosofica di autori come questi ha preceduto di gran lunga la teorizzazione scientifica che è venuta dopo. Oggi sono temi di primissimo piano in ambito editoriale e dominano il dibattito pubblico, da quando si parla di cambiamento climatico a quando si affronta la cronaca dei grandi carnivori, da quando si progettano città più a misura d’uomo a quando si cerca di comprendere l’origine del malessere sociale.

Non solo impressioni: l'analisi del CNR

Insomma, chi arriva nel Bosco trova indubbiamente sollievo. Ma non è solo un’impressione. Nel 2025 il Bosco è stato sottoposto a un’analisi scientifica realizzata insieme al Centro Nazionale Biodiversità coordinato dal CNR. Sensori installati dentro l’allestimento e in altri punti del Padiglione Oval hanno misurato differenze precise tra il “microclima” del bosco e quello della fiera circostante.

I risultati raccontano che la sensazione diffusa di stare meglio lì dentro non è stata solo frutto di suggestione. Durante le ore diurne, grazie all’ombra e all’evapotraspirazione delle piante, le temperature interne risultavano da 1 a 3 gradi inferiori rispetto all’esterno (che a tratti era infernalmente caldo). Le foglie e il sottobosco hanno inoltre ridotto la concentrazione di polveri sottili, mentre nella fascia oraria tra le 10 e le 14, quando l’attività di fotosintesi è al massimo, l’aria interna al Bosco è risultata mediamente più pulita rispetto al resto del padiglione. 

Un luogo dove fiorisce la lettura

Non solo: a riprova del fatto che l’uomo è ancora in connessione con la natura, anche se cerca di dimenticarsene, è che le migliori condizioni ambientali interne hanno influito positivamente sul carattere e la predisposizione d’animo delle persone. All’ingresso infatti chi voleva ha potuto partecipare a un piccolo sondaggio, rispondendo ad alcune domande. Oltre il 70% ha percepito un miglioramento significativo del comfort termico; più del 75% ha dichiarato effetti molto positivi su umore e rilassamento. Quasi il 95% ha risposto di riuscire a concentrarsi meglio nella lettura. E oltre il 90% ha riconosciuto che la presenza degli alberi rendeva lo spazio più armonioso e ordinato. Il bosco ha funzionato come una sorta di camera di decompressione sensoriale.

Non stupisce allora che molte persone finiscano per fermarsi lì più del previsto, indipendentemente dalle presentazioni organizzate all’interno. Un po’ come accade nei parchi urbani: si entra per attraversarli e si resta per rallentare. Perché la natura non è solo un bel fondale, ma parte costitutiva della nostra vita.

La collaborazione con l'Accademia della Crusca

L’allestimento cambia anche ogni anno. Nel 2025 il tema era quello dei semi, con installazioni dedicate alla dispersione e alla biodiversità vegetale. Per l’edizione 2026 il filo conduttore sarà invece il rapporto tra alberi e letteratura, in collaborazione con l’Accademia della Crusca: lungo il percorso compariranno citazioni letterarie associate alle diverse specie botaniche presenti nel bosco.

Non bisogna però dimenticare l’enorme lavoro che richiede l’allestimento, che comincia circa dieci giorni prima dell’apertura del Salone e coinvolge maestranze artigianali della Valtiberina. Il legname utilizzato proviene da recuperi e scarti di tagli programmati per l’edilizia, senza trattamenti chimici. Le piante vengono curate da un team botanico dedicato e, soprattutto, non finiscono in discarica una volta chiusa la manifestazione: vengono ripiantate in aree verdi oppure donate. Nel 2025 una parte è stata destinata al Circolo dei Lettori.

Una curiosità: fra gli alberi del Bosco c’è quello di canfora. In Oriente è considerato “l’albero della vita”, può arrivare anche a 1000 anni, e dunque è un perfetto simbolo di resilienza. Non a caso è stata una delle prime specie tornate a germogliare dopo Hiroshima e Nagasaki. E porta a noi, oggi, un potente messaggio di speranza.