© Parco dei Monti Sibillini www.sibillini.net
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Un'aquila reale spicca il volo © P. NicolussiResistono e crescono le aquile reali dei Monti Sibillini, il grande complesso montuoso compreso tra Marche e Umbria, lungo lo spartiacque primario dell'Appennino centrale.
Nel marzo 2026, si è tenuto il nuovo censimento dell'aquila reale (Aquila chrysaetos) nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, che per la prima volta ha coinvolto l'intero Appennino umbro-marchigiano grazie alla collaborazione di Jacopo Angelini dell'associazione A.L.T.U.R.A. e con la collaborazione di ornitologi volontari e dei Carabinieri Forestali. Il periodo non è stato scelto a caso: a marzo iniziano le attività di accoppiamento e di preparazione dei nidi nelle pareti più impervie e sicure.
Una crescita misurata: otto coppie
Le coppie presenti registrate sono otto, una cifra confortante che racconta di un’area montuosa sicura e tutelata. Nel 1993, quando viene creato il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, le coppie di aquile reali nidificanti erano due. Nel giro di trent’anni la popolazione di coppie in grado di procreare è quadruplicata. E non si parla di animali come altri, ma di volatili che solitamente si riproducono in piccolo numero e la cui sopravvivenza è strettamente collegata alle condizioni dell’habitat in cui vivono. La densità nei Monti Sibillini è tra le più alte dell’intera dorsale appenninica italiana.
Un equilibrio delicato
Le aquile non si riproducono tutti gli anni. A febbraio scelgono il nido e ai primi di marzo inizia la cova e dopo 40-45 giorni nascono gli aquilotti. Lo svezzamento dura 70-75 giorni e si completa con l’involo, che avviene dopo la metà di luglio, i primi di agosto. I piccoli sono generalmente uno o al massimo due, sempre che le condizioni siano favorevoli. La cova è il momento più delicato: può bastare una nevicata, o una azione di disturbo nei pressi del nido e la covata può venire abbandonata.
Le aquile non si riproducono tutti gli anni: in genere, su dieci coppie controllate, quelle che si riproducono posso variare da tre a sei. La strategia di sopravvivenza si basa sulla longevità e un "rapporto di coppia" che dura per tutta la vita.
Che il numero sia cresciuto, ed esponenzialmente, è un segnale positivo sulle condizioni dei Sibillini, area di grande bellezza in cui questi rapaci possono trovare prede in quantità: lepri, volpi e cuccioli di ungulati. Tra questi, anche un’altra rarità: il camoscio appenninico, reintrodotto nel 2008.
Anche il maggior presidio del territorio aiuta, visto che tra le cause di morte una delle più frequenti rimane il bracconaggio. L’altra grande fonte di rischi è quella delle linee elettriche aeree, che possono provocare scosse sino alla morte per elettrocuzione delle aquile.
I RISCHI AEREI
Nel perimetro del Parco Nazionale, i vecchi elettrodotti aerei sono stati messi in sicurezza per non risultare più pericolosi, dove possibile si è proceduto con interramenti e le nuove installazioni sono dotate di guaine isolanti. Il problema rimane non appena gli animali si spostano anche di poco fuori dal parco. Lì, possono imbattersi in cavi fatali. L’ultimo ritrovamento è del 18 febbraio 2026, giorno in cui il corpo di un’aquila reale è stato trovato nelle campagne di Gualdo, ucciso dall’elettrocuzione.
AL Vertice della catena alimentare
Nonostante i pericoli, l’aquila reale resiste, simbolo maestoso delle montagne italiane e europee. L’aquila reale è una specie protetta nell’intera Unione Europea, e la sua presenza è cruciale nell’equilibrio ecologico. È al vertice della catena alimentare, senza veri rivali, e con la sua caccia favorisce la selezione delle popolazioni delle “razze preda”. Un'aquila può cacciare volpi, lepri, piccoli roditori, cuccioli di ungulati. Non è un pericolo per i cani, se non di piccola taglia e liberi, in quanto la presenza umana è sufficiente a farla desistere. In altre parole, l'aquila non è mai un pericolo per l'uomo, che deve però prestare attenzione a non avvicinarsi al nido quando gli aquilotti sono in fase di svezzamento.