Parco delle Cinque Terre: un accordo con il CAI per un escursionismo di qualità

Rinnovato il protocollo tra l'ente e il sodalizio. Al centro della collaborazione un'attenta gestione dei flussi turistici, l'aggiornamento della rete sentieristica e della sua cartografia e le iniziative con le scuole, in un territorio che risente di una pressione antropica elevatissima

 

Il Parco Nazionale delle Cinque Terre non arriva a 4mila ettari ed è uno tra i più piccoli d'Italia: allo stesso tempo il più densamente popolato, con circa 4.000 abitanti suddivisi nei cinque celebri borghi di Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso al Mare. Sono luoghi densamente abitati e molto più frequentati da turisti ogni anno, nell'ordine di grandezza di milioni di unità. 

 

È evidente che una tale pressione antropica necessita di una gestione efficiente: anche in relazione a quanti tra turisti, residenti e appassionati di escursionismo si addentrano sui sentieri tra costa ed entroterra.

 

Sabato scorso, presso la sala convegni del Castello di Riomaggiore, nel Parco Nazionale delle Cinque Terre, si è svolta la cerimonia d’inaugurazione della mostra fotografica dedicata ai 100 anni del sodalizio spezzino, che rimarrà aperta fino a questo fine settimana. La celebrazione ha coinciso con la firma di rinnovo del protocollo di collaborazione tra il Club Alpino Italiano e il Parco Nazionale delle Cinque Terre e dell’accordo operativo conseguente tra ente e CAI Regione Liguria, con delega, per competenza territoriale, al CAI Sezione di La Spezia.

I termini dell'accordo

Ai fini della convenzione, le parti s’impegnano ad attivare rapporti di reciproca collaborazione su diversi punti. Innanzitutto il CAI viene riconosciuto come soggetto che fornisce contributi specifici rivolti alla conoscenza e alla protezione delle risorse naturali che ricadono nel territorio del parco. La tutela ambientale passerà innanzitutto attraverso iniziative mirate al controllo della rete sentieristica, mediante l’impiego di volontari del club alpino opportunamente formati.

Dal canto suo l'ente si impegna ad aggiornare il Club Alpino Italiano sui problemi più delicati legati alla frequentazione e alla fruizione turistico-sportiva di zone sensibili e di particolare valore biologico-paesaggistico nel parco stesso, mentre il sodalizio informerà l'ente delle esigenze e delle aspettative di un vasto settore di fruitori legati a vario titolo al CAI.

Una storia di lungo corso

La cooperazione tra parco e CAI va comunque intesa innanzitutto come un consolidamento di pratiche già in essere, se consideriamo che proprio quest'anno si celebra il secolo di attività della sezione di La Spezia e che già nei primi anni '50 sono stati aperti i primi sentieri. Nel corso dell'incontro è stato anche esibito uno scritto del 1954, anno in cui l’Ente Provinciale per il Turismo della Spezia assegnava al CAI La Spezia la tracciatura della rete sentieristica da Portovenere a Levanto, a testimonianza di anni pioneristici, ma comunque già inquadrati in uno spirito di strutturata collaborazione.


Da allora la rete si è ampliata, supportata da una continua opera di manutenzione, monitoraggio, cura della segnaletica e da una collaborazione che in alcuni casi ha dovuto affrontare e gestire un vero e proprio “assalto del turismo”.

La situazione oggi

Il presidente del parco Lorenzo Viviani ha ribadito l'importanza del contributo dei volontari del CAI e del Soccorso Alpino “dall’assistenza data alle persone in difficoltà, al ricongiungimento di bambini con le famiglie, ai consigli su abbigliamento e calzature idonei ai sentieri del Parco, impegnativi come quelli di montagna ma a picco sul mare”. Un plauso anche all'apertura di nuovi “accessi al mare [Tramonti e Mesco, ndr], contingentandoli però per non incidere su un ambiente molto fragile”. 

L’intervento successivo del presidente del CAI sezione di La Spezia, Carlo Mazza, si collega a quanto espresso da Viviani: “Contingentare gli accessi è quanto sta già facendo il sodalizio spezzino sull’isola del Tino, grazie ad un accordo di collaborazione e gestione delle visite sottoscritto con la marina militare. In generale, i numeri limitati di accessi aiutano ad avere visite accurate e responsabili, senza incidere negativamente sull’ecosistema. Sarà importante anche aggiornare la cartografia dei sentieri del parco”.

 

“La tutela del territorio non può essere demandata esclusivamente alle istituzioni”. Giacomo Benedetti

Il vicepresidente generale del Club Alpino Italiano, Giacomo Benedetti, ha espresso tutta la propria soddisfazione per i lavori che si andranno a intraprendere. “Non è semplicemente la sottoscrizione di un accordo amministrativo. È, piuttosto, il riconoscimento di una visione comune. Il protocollo assume quindi un valore che va oltre i suoi aspetti operativi. Esso afferma un principio più profondo: che la tutela del territorio non può essere demandata esclusivamente alle istituzioni, ma necessita di una grande alleanza tra enti pubblici, associazionismo competente, volontariato organizzato e comunità locali. In questo senso il CAI vuole continuare ad essere una infrastruttura culturale e civile del Paese: una presenza capillare capace di mettere a disposizione competenze, passione, volontariato e senso di appartenenza. Perché i sentieri, i rifugi, i paesaggi e i territori non sono semplicemente spazi da attraversare. Sono luoghi identitari, memoria collettiva, educazione alla responsabilità e patrimonio delle generazioni future. E credo che oggi, qui, venga compiuto un passo importante proprio in questa direzione”.