Il gallo cedrone, esibizionista per necessità

È questa la stagione in cui gli urogalli si giocano il proprio futuro. I maschi, per conquistare le femmine, devono mettersi in competizione con i rivali, cercando di rimanere lontani da sguardi - e smartphone- indiscreti

 

Sovente, per la sua possenza ed eleganza, viene definito con enfasi il signore dei boschi o il re del bosco. Il gallo cedrone, conosciuto anche come urogallo, nome questo che sembra voler evocare qualcosa di leggendario, è un lontano parente dei più minuti abitanti dei nostri pollai. Ne avevamo già parlato con il biologo e faunista Luca Rotelli. Ora che lo conosciamo meglio, torniamo a parlarne in un periodo dell'anno particolarmente significativo per questa specie. 

 

Il più imponente tra i suoi simili

Il gallo cedrone è un Galliforme, appartenente, al pari del gallo forcello, del francolino di monte e della pernice bianca (solo per citare alcuni noti abitanti delle alture nostrane) alla sottofamiglia dei Tetraonidi. A differenza dei sui cugini più stretti è grande e possente, potendo raggiungere una lunghezza di 70 cm, un’apertura alare di 1,30 m e un peso di 5 kg. C’è da fare una precisazione, queste sono le misure dei maschi (gli unici che solitamente vediamo nelle foto!), le femmine sono molto più piccole e meno appariscenti (è sempre conveniente essere mimetici e invisibili nel mentre si covano le uova). Tornando al maschio, egli porta una grande coda arrotondata, un piumaggio prevalentemente nero con riflessi quasi metallici e una caratteristica membrana perioculare rossa. 

Ma il becco e gli artigli di un gallo cedrone maschio li avete mai visti? Di questi torneremo a parlare più avanti, per ora teniamo ben a mente che non hanno nulla da invidiare a quelli di grandi rapaci quali l’aquila reale.

Il suo areale è in costante diminuzione, attualmente in Italia è diffuso nei boschi maturi (prevalentemente di conifere) delle Alpi centro-orientali.

Il possente becco e la macchia perioculare rossa di un maschio di gallo cedrone @Lorenzo Comunian

Esibizionisti obbligati

La ruota più famosa del regno animale è quella del pavone, tanto che tale immagine viene traslata nella realtà degli umani per definire quelle persone particolarmente vanitose. Esistono altresì molte altre specie di uccelli in cui, durante la stagione riproduttiva, i maschi esibiscono strutture colorate e singolari per farsi vedere belli dinanzi alle femmine, che esigenti scelgono così il compagno ritenuto più adatto. È un po’ la corsa alla riproduzione, un affascinante quanto efficace meccanismo evolutivo che va avanti e si migliora da milioni di anni. In natura, un maschio colorato ed energico è sinonimo di salute, un “buon contenitore di geni sani” da trasmettere ai propri figli.

Il nostro caro urogallo non sfugge a questa stringente regola e, a fine inverno-inizio primavera, dà il via alla sfida per trasmettere il proprio DNA a più figli possibili. Ecco allora che i maschi si mettono in competizione l’un l’altro a suon di danze e rituali. Nel bel mezzo dei boschi di conifere, il loro ambiente congeniale, cercano delle aree scoperte (quelle che noi definiamo le arene di canto) e iniziano a danzare, emettere suoni e mostrare al meglio possibile la propria coda, in attesa che le femmine arrivino a dare una sbirciata e ad eventualmente scegliere fra i contendenti. Il più bello dovrebbe vincere, ma non è detto che ognuno di loro riesca a mostrare il meglio, metti caso che… che arrivi un essere umano e la frittata è fatta (proprio con quelle uova che non saranno mai fecondate!).

Una femmina di gallo cedrone @Pixabay

Non facciamo i pavoni con il gallo cedrone

Quali sono i maggiori nemici del gallo cedrone? Tra gli altri, i social! Ma come? Cosa centrano?

Può succedere, con molta fortuna, di incontrare un maschio di gallo cedrone. Può capitare se si cammina, come già visto, a fine inverno o inizio primavera, in qualche bosco “bucato” da radure che per lui possono divenire dei perfetti palcoscenici. Può accadere anche che lui, talmente preso dai suoi energici tentativi di corteggiamento, non si accorga di noi. Al contrario, un suo attacco (pericoloso, visto le “affilate armi” che ha a disposizione), può farci capire che la nostra presenza non è per nulla gradita. Attenzione, la cosa può risultare per noi pericolosa!

Nel caso di un faccia a faccia con un animale così simbolico, sarebbe il caso di scattare una foto, se proprio necessario, e andarsene con la dovuta calma. Sarebbe il caso poi di non rivelare ad altri il luogo del felice avvistamento. Solitamente però avviene il contrario, ci si ferma, si realizzano istantanee e video, e poi li si postano con solerzia sui social. Questa pratica, per quanto possa sembrare strano, sta mettendo in seria difficoltà la riproduzione di tale magnifico abitante dei boschi. Dichiarando il luogo nei post, infatti, più volte in passato si è incentivata la fila di curiosi pronti a salire per andarlo a vedere. Va tenuto ben presente il fatto che, mentre il maschio è in stato euforico e confusionario, le femmine rimangono ben lucide, evitando in maniera accurata le aree disturbate. Ecco quindi che la nostra presenza risulterà un deterrente e dirotterà le stesse femmine altrove, rovinando per sempre le fatiche del povero maschio che sprecherà preziose energie vitali per nulla.

Ricordiamoci pure (dettaglio non da poco) che la tecnologia ci ha dotati di zoom, con una buona macchina fotografica gli scatti possono essere realizzati anche da lontano. È questo un modo, giocando con le parole, per star più “vicini” al mitico urogallo e per dimostrare che si vuole bene più alle sue penne che ai suoi pixel. Più vita e meno immagine.