In cammino con i partigiani: un invito a rivivere la Resistenza sui sentieri

Andare per monti restituisce alla memoria del 25 aprile una dimensione concreta, fatta di dislivelli, boschi, linee di cresta, distanze da coprire a piedi. Ecco alcuni libri per guidarci in una esperienza tra storia e presente

 

C’è una bella differenza tra affrontare la storia in un contesto urbano o su un sentiero alpino: perché se in città siamo abituati a stare da soli, in montagna andiamo più facilmente con dei compagni, vivendo una dimensione di socialità, dunque di condivisione. Parola di Paolo Malaguti, scrittore e insegnante di letteratura, che conosce l’importanza dell’esperienza soprattutto con i ragazzi. Saranno loro a portare avanti la memoria della storia, comunque la si pensi, una memoria sempre più labile, per diverse ragioni, non ultima il venire meno degli ultimi testimoni diretti. Andare per sentieri è un modo alternativo per vivere il 25 aprile: non per trasformare la memoria in turismo, ma per restituirle una dimensione concreta, fatta di dislivelli, boschi, linee di cresta, distanze da coprire a piedi. 

I sentieri dei partigiani sono tracciati reali, spesso ancora percorribili, che obbligano a calarsi in maniera immediata e tangibile con l’esperienza vissuta da quelle donne e quegli uomini che fecero “la scelta della montagna”. Nel compito alcuni libri ci possono guidare: come Sentieri partigiani di Paolo Malaguti, appunto, uscito da poco con Einaudi, in cui lo scrittore e insegnante padovano intreccia la sua passione per la storia e la letteratura con quella per la bicicletta, partendo dall’amata Cima Grappa, protagonista di alcuni dei suoi romanzi più apprezzati (Sul Grappa dopo la vittoria, Il Moro della cima), e arrivando a piazzale Loreto, a Milano. O il sempre valido Montagne ribelli. Guida ai luoghi della Resistenza di Paola Lugo, pubblicato da Mondadori nel 2009, e tutt’oggi un insostituibile punto di riferimento per questo genere di pubblicazioni, a metà fra la guida escursionistica e la narrativa a sfondo storico. Con il libro alla mano, si va sulle tracce di Luigi Meneghello, di Fenoglio, di Giovanna Zangrandi, di Ettore Castiglioni, per citarne solo alcuni.

Dentro questo filone si collocano alcuni titoli che, con approcci diversi, provano a tenere insieme narrazione e territorio.

Gabriele Ronchetti, Le montagne dei partigiani 

Le montagne dei partigiani. 150 luoghi della Resistenza in Italia di Gabriele Ronchetti (Mattioli 1885, 2021) è una sorta di atlante operativo della memoria partigiana. Ronchetti non costruisce un racconto unitario, ma una rete: 150 luoghi distribuiti lungo l’arco alpino e appenninico, ciascuno con una storia precisa e coordinate che permettono di arrivarci davvero, grazie ai qr-code che connettono il racconto a Toscana, Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e Triveneto. Per ogni itinerario sono fornite informazioni su sentieri, complessi monumentali, centri di ricerca, musei, alloggio e il ristoro. Lontano dai toni della sempre stucchevole retorica celebrativa, si tratta di un lavoro di ricostruzione che collega episodi concreti alla geografia del territorio in cui si sono svolti.

Il libro consente di trasformare il 25 aprile in un’esperienza fisica: basta scegliere anche solo una tappa, e affrontare il percorso per raggiungerla cercando di pensare alla paura, alla difficoltà, all’ansia di chi la affrontò per salvarsi la vita, o salvarla ai compagni, o ancora cercare le migliori postazioni di combattimento, studiando la migliore strategia per contrastare le falangi nazi-fasciste. La struttura a schede facilita questo uso: si può aprire il libro, scegliere un luogo e partire.

Alberto Paleari, Viaggio sentimentale nella Resistenza

Viaggio sentimentale nella Resistenza di Alberto Paleari (Monterosa Edizioni, 2025) lavora su un’altra frequenza: quella della memoria vissuta, stratificata, spesso incompleta. Il suo è un attraversamento che tiene insieme luoghi e storie personali, senza mai separare davvero i due piani. I sentieri non sono solo coordinate, ma tracce emotive: si cammina dentro una geografia che è anche familiare, affettiva, a volte irrisolta, dal Verbano a Ponza, da Creta alla Sardegna, con l’aiuto delle pagine, e della vita, di Luigi Meneghello, Carlo Levi e Patrick Leigh Fermor, troppo spesso dimenticati.

Eppure, proprio questa dimensione più intima apre uno spazio interessante per chi vuole vivere il 25 aprile in modo diverso. Non tanto replicando un itinerario preciso, quanto adottando uno sguardo: camminare sapendo che ogni luogo attraversato può contenere una storia, anche quando non è segnalata. Il libro suggerisce una pratica più che un percorso: fermarsi, leggere i segni, accettare le lacune. Non è una guida, non offre istruzioni, ma accompagna bene chi decide di mettersi in cammino senza una traccia rigida, trasformando l’escursione in un atto di ascolto, più che di verifica. 

Andrea Mattei, In cammino per la libertà

Al contrario, In cammino per la libertà. Passi di resistenza umanitaria in Abruzzo di Andrea Mattei (Ediciclo 2024) riporta il cammino al centro in modo esplicito. Il racconto fa luce su una vicenda poco nota della Seconda guerra mondiale: quella della fuga di tremila “prisoners of war”, prigionieri di guerra (pow), soldati alleati che si disperdono nella Valle Peligna dal Campo 78 in località Fonte d’Amore, a Sulmona, isolato o protetto, in base al punto di vista, dalle montagne circostanti. Siamo all’epoca in cui l’Italia era spaccata in due lungo la linea Gustav. E dunque il percorso che si propone nel libro è quello che va da Sulmona a Casoli attraverso la Maiella: un “disperato pellegrinaggio” diventato oggi il “Sentiero della Libertà”, un trekking da circa 60 km suddiviso in tre tappe, su cui si snoda anche l’omonimo Cammino. 

La fuga avvenne alla vigilia dell’Armistizio dell’8 settembre 1943 attraverso luoghi oggi erosi dallo spopolamento, lontani dalle aree turistiche più rinomate: Cantone, Pacentro, Castel di Sangro, Roccacasale, Monte Giove. E fu aiutata da moltissimi abruzzesi che per dei perfetti sconosciuti, a volte nemmeno connazionali, rischiarono grosso, con i tedeschi a perlustrare casa per casa: anche a loro bisogna pensare durante il percorso, interrogando noi stessi con onestà. Cosa avremmo fatto, al loro posto? La risposta non è mai semplice, né scontata.