Lo scudo del Mongioie © FB Andrea Parodi
La laboriosa apertura, anni '80 © FB Andrea Parodi
Un vero mare di roccia © FB Andrea Parodi
La linea della via © FB Andrea Parodi
La richiodatura © FB Andrea Parodi
Libera e Gianola all'opera © FB Andrea Parodi
Un vecchio tassello a fianco di un nuovo fix
Il vecchio materiale © FB Andrea Parodi
Un grazie a Rossano e Marco! © FB Andrea Parodi
"Capitano Achab" disse Starbuck, che finora aveva guardato il suo superiore sempre più sbalordito, come Stubb e Flask, ma adesso pareva colpito da un'idea che in qualche modo spiegava tutto: "Capitano Achab, ho sentito parlare di Moby Dick. Ma non è stato Moby Dick a mozzarti la gamba?".
"Chi te l'ha detto?" gridò Achab. Parve esitare: "Ma sì, Starbuck. Ma sì, amici miei, tutti quanti. È stato lui a disalberarmi, lui a regalarmi questo tronco morto su cui ora mi reggo. Ma sì, ma sì!" gridò con un singhiozzo terribile, forte, animalesco come quello di un alce colpito al cuore: "Ma sì, ma sì, è stata quella maledetta balena bianca che mi ha smantellato e mi ha ridotto per sempre un povero buono a niente!". Cominciò a sbattere le braccia e a imprecare paurosamente: "Ma sì, ma sì!" gridava. "E io l'andrò a scovare dietro al Capo di Buona Speranza e al Capo Horn e al Maelstrom e alle fiamme della perdizione prima di perdonargliela. Ed è per questo che vi siete imbarcati, marinai! Per cacciare quella balena bianca su tutti e due i lati del continente e in ogni parte del mondo, per fargli sfiatare sangue nero, per buttarla a pinne in aria. Che ne dite, ragazzi, ci facciamo subito una stretta di mano? Mi sembrate gente di fegato".
In queste poche righe c'è tutta la bellezza di Moby Dick: un uomo che incontra altri uomini e sente - a torto o a ragione- di avere incontrato persone capaci di condividere un destino prevaricatore, una forza che lo costringe a inseguire un sogno o un incubo, una realizzazione o un regolamento di conti. Sappiamo poi come è andata a finire, ma tornando dal mare alle nostre montagne, la storia in qualche modo si ripropone…
Inseguendo la balena bianca
Viaggiando un po' tra fantasia e realtà, anche nel nostro mondo di scalatori un po' tutti hanno la propria "balena bianca" da inseguire. A volte in capo al mondo, a volte dietro casa, a volte nella propria testa: l'inafferrabile fa parte dell'alpinismo e tornando indietro di qualche anno anche Andrea Parodi ci si deve essere imbattuto, quando ha aperto Inseguendo la balena bianca, sulla Rocca dei campanili, Mongioie. "Vidi la prima volta la Rocca dei campanili su una vecchia guida del CAI e rimasi affascinato dallo scudo di placche compatte che si protende verso i pascoli sottostanti…" scrive su Facebook, in un post che dà notizia dell'avvenuta richiodatura dell'itinerario da lui aperto a metà anni '80. "Nella primavera del 1984 andai a vederlo da vicino. Il rifugio Mongioie era ancora in costruzione. Fu amore a prima vista: lo scudo della Rocca dei campanili mi sembrò subito bellissimo, una sorta di balena pietrificata, finita chissà come sulle Alpi Liguri. Decisi che volevo aprire una via sulla pancia della balena, in mezzo alle placche dello scudo, ma non fu facile trovare compagni disposti a seguirmi sulle rocce malfamate dell’alta Val Tanaro".
"Fu amore a prima vista: lo scudo della Rocca dei campanili mi sembrò subito bellissimo, una sorta di balena pietrificata" Andrea Parodi
Un inseguimento testardo
Nel 1987, Parodi affrontò le difficili placche dello scudo in compagnia di Luca Lenti, uno scalatore che con le lisce placche estreme ci flirtava assai (chi vuole può verificare anche alle agili quote basse di Finale Ligure: Vienna (8a, 8b) a Monte Cucco, o le dimenticate e oggi infestate dall'edera vie ai Missili di Bric Pianarella). Lenti decise poi che ne aveva abbastanza di quelle laboriose fatiche in quota, ma l'anno successivo Parodi trovò in Enrico Galizio il socio per continuare a navigare in quel mare di calcare. "Tornammo tre volte sulla parete e, finalmente, il 14 maggio 1989 riuscimmo a raggiungere l’erbosa sommità dello scudo. Chiamai la via 'Inseguendo la balena bianca' perché nel corso dei miei ostinati tentativi mi sembrava di essere una specie di capitano Achab in lotta con una balena pietrificata".
La via si sviluppa per quattro lunghezze, con difficoltà sostenute (max 7b), soprattutto sui primi due tiri. A settembre Rossano Libera ha chiamato Parodi per chiedere il permesso di richiodare la via: permesso accordato, anche perché l'alpinista lombardo ha ovviamente acconsentito a rispettare l'ingaggio della prima chiodatura. Risultato: Libera è andato allo scudo, ha sostituito i vecchi tasselli con nuovi fix e ha pure ripulito la via da qualche blocco instabile, in compagnia di Marco Gianola. Un gran bel lavoro e mare aperto per chi volesse tornare a inseguire la balena bianca…