Tutta la gioia di Janja © Red Bull
Janja Garnbret su Bibliographie © Red Bull
Janja Garnbret su Bibliographie © Red Bull
Tutta la gioia di Janja © Red Bull
Tutta la gioia di Janja © Red Bull
Janja Garnbret su Bibliographie © Red Bull
Tutta la gioia di Janja © Red Bull
© Red Bull
Lo scorso fine settimana, Janja Garnbret ha messo a segno la prima femminile di Bibliographie, il 9b+ liberato sei anni fa da Alexander Megos a Céüse, in Francia. La via era stata spittata da Ethan Pringle nel 2009. La realizzazione della slovena non solo vale la prima femminile di uno dei tiri più duri del pianeta, ma le permette di diventare, a 27 anni, la seconda donna al mondo a salire un 9b+.
Tutta un'altra storia
Poco più di un anno fa, Brooke Raboutou aveva chiuso Excalibur ad Arco, era il mese di aprile. Ma la conformazione del tiro di Drena rappresenta tutta un'altra storia: un pannello strapiombante di pochi movimenti durissimi, mentre Bibliographie è un vero e proprio test di resistenza, con una sequenza di oltre 80 movimenti. Tra l'altro, era stato proprio Stefano Ghisolfi – che per primo ha liberato Excalibur- a downgradare Bibliographie. Lo scalatore piemontese aveva proposto il valore di 9b+ dopo che Megos aveva ipotizzato 9c. Ma si sa, chi per primo ci riesce, fatica a dare un giudizio obiettivo, come ha sottolineato Chris Sharma in questa intervista che abbiamo riportato.
Un punto di riferimento
Lo scalatore tedesco d'altronde aveva impiegato due mesi di tentativi per risolvere la durissima prova del monotiro di Céüse e i tiri di 9c a oggi si contano ancora sulla punta delle dita di una mano. Bisogna poi aggiungere che non sono poi comunque molti gli scalatori che sono riusciti ad agganciare la catena di Bibliographie: Sean Bailey (2021), Seb Bouin (2023) e Jorge Díaz-Rullo (2023).
Il monotiro spittato da Ethan Pringle rimane insomma un punto di riferimento e in questi ultimi tre anni non era stato più violato. Per Janja si tratta di un risultato eccezionale, di cui lei stessa è consapevole, aggiungendo una interessante riflessione sul suo nuovo modo di vivere l'arrampicata. “Alcune vie ti lasciano un segno indelebile ben prima di arrivare alla catena.
Per molto tempo, affrontare nuovi progetti è stata una delle parti più difficili dell'arrampicata per me. Amo la varietà dell'arrampicata. Mi sveglio ogni giorno con la voglia di provare qualcosa di diverso. Una via diversa, uno stile diverso, una sfida diversa. È questo che mi ha sempre entusiasmato. Per questo motivo, se non chiudevo una via in fretta, spesso perdevo interesse. C'era sempre un'altra via, un altro obiettivo, un'altra idea in attesa. Tornare, fallire di nuovo e scegliere la stessa via giorno dopo giorno non mi è mai venuto naturale".
"Se non chiudevo una via in fretta, spesso perdevo interesse. C'era sempre un'altra via, un altro obiettivo, un'altra idea in attesa. Tornare, fallire di nuovo e scegliere la stessa via giorno dopo giorno non mi è mai venuto naturale". Janja Garnbret
Il valore dell'impegno
All'età di 27 anni però Janja sembra che abbia sviluppato un approccio diverso, meno “famelico” e più orientato alla progettualità. “Questa via mi ha chiesto qualcosa di diverso: pazienza, impegno e presenza. Mi ha chiesto di ascoltare, di fidarmi, di imparare e, a volte, di lasciarmi andare. Di tornare ancora e ancora, anche quando i progressi sembravano minimi o invisibili. Mi ha insegnato a rallentare e ad accettare che la crescita non è sempre evidente. A fidarmi del fatto che ogni tentativo, ogni piccolo aggiustamento, ogni lezione contribuiva a qualcosa, anche quando non sembrava. Ci sono stati giorni in cui ho lasciato la parete sorridendo e giorni in cui ne sono uscita frustrata. Giorni in cui ogni movimento sembrava possibile e giorni in cui mettevo tutto in discussione. Giorni in cui la vecchia versione di me voleva andarsene e inseguire qualcosa di nuovo. Ma in qualche modo, continuavo a tornare. Più che un grado, questa è una vittoria personale su una vecchia mentalità. Ho imparato che non tutti gli obiettivi devono essere raggiunti immediatamente. È la scoperta di un livello di pazienza che non ero sicura di avere. È la comprensione che alcune delle cose più belle della vita accadono quando si abbraccia pienamente il viaggio invece di correre verso la meta (…). Il mio cuore è colmo di gioia”.
“Più che un grado, questa è una vittoria personale su una vecchia mentalità. Ho imparato che non tutti gli obiettivi devono essere raggiunti immediatamente”.