Sharma sui nuovi limiti dell'arrampicata: "Importante che ci sia consenso sul grado"

In un periodo in cui non mancano le nuove proposte, il climber californiano ha rilasciato una intervista a Gripped Magazine in cui va a fondo sulla questione. "Biographie ancora oggi è tra le vie più difficili su quella difficoltà"
Chris Sharma è ancora ai vertici dell'arrampicata sportiva mondiale © Helena Clancy via IG Chris Sharma

 

L'intervista non è delle più recenti, ma il tema è ancora più di attualità per quanto è successo in questo ultimo periodo: il mese scorso, Chris Sharma ha parlato con Gripped Magazine di vari argomenti legati all'arrampicata sportiva, toccando in particolare il tema del limite - inteso come grado- e della sua importanza, in un certo senso relativa. 

 

“Credo che Biographie sia probabilmente una delle vie di arrampicata di grado 9a+ più difficili in assoluto”.

D'altronde, lo stesso Sharma, quando nel 2001 aveva liberato Biographie a Ceuse, aveva esitato un paio di anni prima di attribuirle ufficialmente il grado. “Ero molto incuriosito da questa nuova esperienza che stavo vivendo. In un certo senso, mi stava dando un senso di libertà e stavo instaurando una connessione più profonda con l'arrampicata. Stavo esplorando le profondità del mio potenziale senza vincoli, senza limiti numerici. È stata anche una sorta di dichiarazione, un modo per ribaltare un po' le cose. Ha spiazzato tutti, perché siamo abituati a pensare in termini quantitativi, a valutare le prestazioni e le scalate. Volevo solo sensibilizzare il pubblico sull'arrampicata. I gradi di difficoltà sono importanti, ma l'arrampicata può essere un'esperienza più ampia e completa (…) Credo che Biographie sia probabilmente una delle vie di arrampicata di grado 9a+ [Sharma utilizza la scala americana, 5.15a, ndr] più difficili in assoluto. Voglio dire, ci sono molte vie di grado 5.15 al giorno d'oggi che secondo me sono molto più facili, quindi è interessante rifletterci su”.

Il momento attuale

Perché ha senso tornare a un periodo che risale ormai – non me ne vogliano i più “stagionati” come il sottoscrittto- a un quarto di secolo fa? Perché tra metà 2025 e inizio 2026 abbiamo visto proposte di nuovi limiti in diverse declinazioni dell'arrampicata. A novembre, Elias Iagnemma ha risolto il boulder Exodia e ha suggerito il grado di 9A+. Qualche mese prima, Connor Herson aveva salito Drifter's Escape a Squamish, 9a+ trad

Lo stesso Jorge Diaz Rullo ha affermato di avere avuto qualche dubbio su Café Colombia, poi valutato 9c, confidando di avere evitato una proposta di 9c+ per mancanza di “esperienza”, anche se ha avuto la sensazione di scalare qualcosa che va oltre il conosciuto. Seb Bouin e lo stesso Sharma hanno messo mani e occhi su potenziali 9c+, ma per ora ovviamente lasciano giocoforza il discorso sul vago.

 

Chris Sharma in arrampicata a Montrebei © YT Chris Sharma

Downgrade, no grazie

È sempre spiacevole per uno scalatore vedere una propria via rivalutata al ribasso, ma Sharma negli anni è riuscito a costruirsi una credibilità decisamente solida. Forse anche perché il californiano trapiantato in Spagna ha sempre avuto un approccio decisamente meditativo all'arrampicata. Certo, qualche ossessione l'ha avuta anche lui e La Dura Dura 9b+ forse può finire sotto questa etichetta, ma il modo in cui è riuscito infine a chiudere il proprio progetto è pur sempre una lezione di grande classe e accettazione. 

Chiodata da Chris nel 2010, è stata liberata da Adam Ondra nel 2013, ma Sharma, che vanta la prima ripetizione, non è mai stato “geloso” della propria “creatura” e anzi, ha instaurato con Ondra un rapporto a metà tra competizione e collaborazione che è diventata anche una bellissima storia d'arrampicata.

 

“Quando inizi ad andare sempre più a fondo, può diventare davvero difficile, perché le cose possono distorcersi parecchio. Non sai perché stai cadendo, e magari sei nella migliore forma della tua vita”.

L'esperienza condivisa

A ogni modo, Steven Chua non poteva non domandare a Sharma cosa ne pensasse di tutta questa esplosione di nuovi gradi e la risposta è stata molto articolata, per niente superficiale o di convenienza. “C'è questo livello di dubbio e incertezza che circonda tutto questo [l'apertura di una nuova via, ndr], il che può accrescere la sensazione di difficoltà, perché ovviamente, quando arriverà qualcun altro, non avrà la stessa prospettiva. Penso che a volte si abbia un'idea chiara della difficoltà proprio all'inizio del processo. Ma quando inizi ad andare sempre più a fondo, può diventare davvero difficile, perché le cose possono distorcersi parecchio. Inizi a provare questa cosa e non sai perché stai cadendo, e magari sei nella migliore forma della tua vita. Cadi in un punto preciso, e potrebbe essere davvero difficile, oppure non esserlo poi così tanto, e ti confondi un po'. Ed è per questo che penso sia così bello quando le vie vengono ripetute. Quando riesci a condividerle con qualcun altro, un'interazione di cui si può parlare, allora è una conferma”.

 

Insomma, come sempre il bello dell'arrampicata è che – come tutte le cose che valgono- si tratta di una esperienza decisamente intima, ma allo stesso tempo universale.