'Les étoiles éternelles': nuova via sul Janjmu Peak in Nepal

Kilian Moni e Sophie Jacob hanno aperto un nuovo itinerario (600 metri, ED, M7, WI5) su una cima inviolata nella valle del Rolwaling. Obiettivo raggiunto dopo 13 ore di scalata, un infortunio e il ridimensionamento degli obiettivi iniziali della spedizione.

 

Les étoiles éternelles è la nuova via di Kilian Moni e Sophie Jacob sul Janjmu Peak, 5.205 metri, nella valle del Rolwaling, in Nepal. Una linea di quattordici tiri, salita in tredici ore, che ha portato i due alpinisti su una vetta fino ad allora mai salita.

La spedizione era partita con una squadra di quattro alpinisti: oltre a Moni e Jacob, Pierrot Girot ed Eric Bazot. L'obiettivo iniziale era il Pamalka, una cima di 6.300 metri situata nelle profondità della valle, oltre il Tengi Ragi Tau. Il meteo preannuncia una fantastica finestra di alta pressione, ma la vita ha in serbo delle sorprese per i quattro alpinisti. Infatti, durante i trasferimenti aerei va smarrito uno dei bagagli, quello che conteneva parte dell'attrezzatura alpinistica. Una volta a Kathmandu, il gruppo rivolta la città come un calzino per trovare materiale sostitutivo. "Alla fine, diversi amici che stavano rientrando dalle loro spedizioni ci hanno dato una mano, e siamo riusciti a recuperare più o meno tutto l'occorrente. Dovevamo farcelo bastare!" ha detto Moni, raggiunto telefonicamente da Lo Scarpone.

Raggiunto il campo base di Na, a 4.200 metri, i quattro iniziano l'acclimatamento e la ricognizione del Pamalka. Ma adesso sono le condizioni di salute di Moni a complicare i piani: durante l'avvicinamento non si sente bene, fatica ad acclimatarsi e soffre più dei compagni. Dopo aver raggiunto quota 5.450 metri per trascorrere una notte, deve rinunciare. Il gruppo torna verso il campo base e, a soli otto chilometri dall'arrivo, Moni inciampa, procurandosi una brutta distorsione alla caviglia.

Mentre Girot, Jacob e Bazot partono per aprire una nuova via sul Chekigo, Moni rimane al campo base per concentrarsi sulla riabilitazione. Dopo tre giorni in cresta, gli amici aprono Marcher sur Trone ( 1400 m, TD, 5c, M4), con un nome dedicato alle proteste di questi giorni in Francia. 

Sopra il campo base

Dieci giorni dopo l'infortunio Moni riesce nuovamente a camminare, ma non è ancora in condizione di trasportare carichi e affrontare un nuovo obiettivo in quota. È allora che l'alpinista inizia a osservare una parete sopra il campo base. Attraverso il binocolo segue i movimenti dei compagni, ma il suo sguardo torna continuamente su quella linea. "Facendo delle ricerche, è venuto fuori che non era mai stata scalata e non aveva un nome. Inutile dire che era un sogno che si realizzava" spiega Moni.

Al rientro dal Chekigo, anche Sophie Jacob si mostra interessata alla parete. La finestra di bel tempo è ancora aperta e Moni, nonostante la caviglia non sia completamente recuperata, decide di tentare. Mentre Girot e Bazot si dirigono verso il Chukiyma Go, dove apriranno TchikitaMa Go, una via di 900 metri, ED, M6 AI5 sulla parete ovest, i due si mettono in marcia verso la parete inviolata.

Ghiaccio e misto

"I primi tiri hanno stabilito il tono della via: colate di ghiaccio seguite da lunghezze di misto improteggibili, ma assolutamente estetiche. Abbiamo raggiunto velocemente il passo chiave, al terzo tiro, che mi ha dato decisamente del filo da torcere. La mia caviglia resisteva, e mentalmente mi sentivo calmo e sicuro. Pronto a impegnarmi e a continuare a muovermi. Dopo un'immensa battaglia mentale e fisica, sono finalmente riuscito a scalare questo tiro incredibile: roccia buona, fessure e un piccolo strapiombo" aggiunge Moni, descrivendo il passo chiave della parete. "Segue una serie di tiri di ghiaccio degni delle vie classiche di Cogne, ripidi ed esposti, con anche delle sequenze di misto divertente. Una successione di diedri, muri e camini, ogni tiro più bello di quello prima".

"Una serie di tiri di ghiaccio degni delle vie classiche di Cogne: ripidi ed esposti, con anche delle sequenze di misto divertente. Una successione di diedri, muri e camini, ogni tiro più bello di quello prima". Kilian Moni

Tredici ore e quattordici tiri dopo la partenza, i due arrivano in vetta, così felici da sentirsi senza peso, come se il tempo non fosse passato. "Un'esperienza intensa: aprire una nuova via su una cima mai scalata, nel cuore dell'Himalaya. Anche se l'altitudine non era eccessiva, vista la mia forma fisica non avrei potuto chiedere di meglio. Vie così logiche da aprire nelle Alpi non si trovano più" conclude l'alpinista. La via, lunga 600 metri, ha un grado di ED, M7, WI5.

Les étoiles éternelles è dedicata a "Camille, Jules, Rémi, Juliette, Benj e a tutte le persone scomparse troppo presto nel corso di quest'anno”.