Lessinia, gli speleologi recuperano 1.700 chili di rifiuti nelle grotte

Dalla Grotta Gaibana il gruppo ha portato in superficie e differenziato circa 450 chili di ferro, 300 di vetro e 80 di plastica, più 800 di indifferenziato. Il Parco: “Un lascito degli anni ’80 e ’90, la sensibilità ambientale era diversa”

 

Le cavità vengono spesso viste come luoghi oscuri e difficilmente raggiungibili, destinati a venire conosciuti solo da chi decide di addentrarsi nel buio umido per molti metri sottoterra. Poi c’è chi, con una visione decisamente meno romantica delle grotte, ha deciso di utilizzarle negli anni come discariche naturali. È la sorte di Grotta Gaibana, in Lessinia, una cavità profonda circa 20 metri che a cavallo degli anni ’80 e ’90 è stata vista solo come un volume impervio in cui scaricare rifiuti di qualsiasi tipo, senza conseguenze né attenzione per l’ambiente. Dopo oltre cinquant’anni circa sottoterra, nascosti sotto una superficie sottile di muschio, questi materiali sono stati recuperati alla fine del mese di settembre grazie a uno sforzo congiunto guidato dalla Commissione Speleologica Veronese. 

Al recupero dei rifiuti, rivelatisi poi essere 450 chili di ferro, 300 di vetro e 80 di plastica, più 800 di indifferenziato, hanno partecipato decine di persone tra speleologi e volontari in superficie, in uno sforzo coordinato dalla Commissione Speleologica Veronese. Un impegno che segue la scia dell’iniziativa Puliamo il buio, da anni promosso dalla Società speleologica italiana per la pulizia di forre, grotte e inghiottitoi naturali di varia natura. Abbiamo approfondito il tema con Diego Lonardoni, direttore del Parco Nazionale della Lessinia. 

L'operazione di bonifica

Come avviene una bonifica in grotta?

Una bonifica in grotta richiede specifiche competenze tecniche e manovre su corda, con carrucole e paranchi per poter recuperare i materiali dalla profondità (in questo caso circa 20 metri) fino all’esterno. I rifiuti sono stati raccolti in big bag da oltre 200 chilogrammi l’una, recuperati in superficie e spostati in un punto di raccolta attraverso l’uso di teleferiche. I materiali raccolti sono principalmente rifiuti ferrosi (450 kg), vetro (350 kg), plastica (80 kg) e circa ulteriori 800 chilogrammi di indifferenziati di varia natura. Il tutto era ricoperto da uno strato di muschio ad indicare un tempo di residenza molto lungo. 

Quali sono i rischi ambientali legati alla presenza di rifiuti in una cavità carsica?

Se i rifiuti sono materiali solidi e relativamente stabili nell'ambiente, l’inquinamento rimane circoscritto alla cavità interessata, potendo comunque causare conseguenze sul delicato ecosistema sotterraneo. I problemi maggiori si hanno invece con eventuali scarichi fognari o di altre sostanze che possono percolare direttamente nell’acquifero profondo. In questo caso possono essere coinvolti gli acquiferi carsici e le sorgenti, la cui potabilità viene compromessa. Fortunatamente questi fenomeni sono ad oggi più rari grazie anche al continuo monitoraggio sul territorio fatto dagli speleologi e da ARPAV, con una sempre maggiore conoscenza dei cittadini verso l’importanza della risorsa acqua. 

Le attività di bonifica all'interno della grotta

Un lascito degli anni '80

A quale periodo risale l'abbandono dei materiali nella grotta? Sono altre le cavità coinvolte?

Delle oltre 250 grotte censite all’interno del Parco, fortunatamente solo una minima parte presentano situazioni di criticità legate a fenomeni di inquinamento. Negli ultimi quindici anni, sempre in collaborazione con gli speleologi, le situazioni più gravi sono state risolte con operazioni di bonifica e di divulgazione ambientale. È stato segnalato che esistono ancora grotte che contengono rifiuti scaricati all’interno in passato da ripulire e monitorare. 

Il fenomeno di inquinamento si inquadra principalmente nel periodo degli anni ’80-’90 quando la sensibilità ambientale e le metodologie di raccolta differenziata ancora non erano in atto, e il Parco Naturale regionale della Lessinia ancora non era istituito (gennaio 1990). Le grotte purtroppo hanno sempre rappresentato un luogo buio, dove il rifiuto abbandonato diventa invisibile, se non ai pochi esploratori. La conoscenza del mondo delle grotte acquisita negli ultimi anni e le attività di divulgazione e regolamentazione nei confronti sia degli abitanti della Lessinia, sia dei fruitori turistici del territorio ha permesso ormai di limitare e individuare tempestivamente eventuali fenomeni di inquinamento.

Quali sono i programmi, nel caso di altre cavità con lo stesso problema, per la pulizia delle stesse?

Il Parco ha sostenuto la Commissione Speleologica Veronese nell’attività di censimento aggiornato delle cavità presenti nel Parco. Con i dovuti tempi tecnici, in collaborazione con gli uffici preposti in Regione Veneto, si vorrebbe sviluppare una procedura standard su come affrontare situazione come la bonifica, lo smaltimento, anche quando le responsabilità non sono facilmente individuabili, per il fatto che l’inquinamento è avvenuto spesso molti anni addietro. Poiché l’interno delle cavità carsiche, pur essendo protetto nell’ambito della legge Regionale 54/1980, stiamo verificando se a livello regionale esista un piano di protezione e monitoraggio più ampio che permetta anche alle amministrazioni (Enti Parco o Comuni) di intraprendere iniziative sistematiche o di accedere a risorse specifiche. 

Infatti le operazioni di bonifica come quella intrapresa a Gaibana si stanno svolgendo anche in altri contesti del Veneto, come ad esempio sull’Altopiano di Asiago dove dal 2015 è attiva l’associazione Recuperanti di Montagne, che ha svolto decine di rimozioni di rifiuti da grotte, gallerie militari e altri ambienti montani difficilmente accessibili, sviluppando una importante collaborazione tra amministrazioni comunali, Carabinieri Forestali ed società ambientale per il recupero e lo smaltimento dei rifiuti.

L'attività di monitoraggio

Sono previsti controlli o attività per evitare che la grotta diventi ancora una discarica?

Certamente, la sinergia tra speleologi, Comuni, Ente Parco e proprietari dei terreni (ricordiamo che il 90 % del territorio tutelato del Parco ricade in area privata all’interno del territorio di 13 comuni della provincia di Verona e due della provincia di Vicenza), permetterà un monitoraggio costante della situazione. 

Alcuni speleologi in uscita dalla grotta

Luoghi da proteggere e tutelare

Quanto è ancora diffusa la percezione delle grotte come luoghi “nascosti” dove poter abbandonare rifiuti? 

Per fortuna questa percezione appartiene sempre di più al passato. Grazie all’attività di divulgazione e ricerca, soprattutto nelle scuole, le nuove generazioni sanno che sotto la superficie esistono sistemi sotterranei che alimentano le stesse sorgenti da cui proviene l’acqua che utilizziamo per uso potabile. L’opinione pubblica è sempre più sensibile a queste criticità e i casi di inquinamento sono sempre meno. Tuttavia, ciò non toglie importanza al lavoro di controllo, monitoraggio ed alle eventuali sanzioni da parte degli enti preposti nel caso si verifichino ulteriori inquinamenti nel futuro. Lo stesso fatto che buona parte del territorio della Lessinia si trovi all’interno dell’area protetta del Parco Naturale regionale, porta il pubblico a un approccio più rispettoso verso la risorsa naturale, sia in superficie che nel sottosuolo.

Chi ha coordinato le operazioni di recupero?

La bonifica è stata organizzata dalla Commissione Speleologica Veronese, un’associazione che riunisce sette diversi gruppi speleologici della provincia di Verona, afferenti alla Federazione Speleologica Veneta. Non è la prima operazione di questo tipo, negli anni ne sono state svolte diverse sui Monti Lessini, nell’ambito dell’iniziativa “Puliamo il Buio” promossa dalla Società Speleologica Italiana. Negli anni passati di particolare rilevanza è stata la pulizia dell’abisso della Spluga di Cà dell’Ora nel Comune di Verona, con il supporto di Amia. 

Nel corso di due anni vennero recuperati oltre sette tonnellate di rifiuti. In questa occasione, per la pulizia della Grotta di Gaibana, oltre alla CSV sono intervenuti il Comune di Bosco Chiesanuova per il supporto allo smaltimento, Il Parco Naturale Regionale della Lessinia anche per la fornitura di materiali tecnici, i volontari dell’associazione Plastic Free per la differenziazione dei rifiuti, la Protezione Civile Gruppo Rocciatori di Verona come supporto tecnico agli speleologi.

L’iniziativa ha avuto il Patrocino del Comune di Bosco Chiesanuova, dell’Ente Parco, della Provincia di Verona e della Regione Veneto. I proprietari dei terreni hanno collaborato fattivamente all’operazione di ripristino fornendo supporto logistico. L’intera operazione è stata svolta in un grande clima di collaborazione tra associazioni di volontariato, enti e proprietari, proprio con l’obbiettivo di risanare una situazione di degrado invisibile dalla superficie, che probabilmente risale a molti anni addietro.