Uno degli esemplari avvelenati
I corpi di dieci lupi sono stati trovati la scorsa settimana tra Pescasseroli e Alfedena e le analisi degli scorsi giorni hanno confermato che è stato un pesticida diffuso in agricoltura a uccidere il branco dei cinque esemplari di Alfedena. Le carcasse e un sacco con esche avvelenate sono stati analizzati dall'istituto zooprofilattico e le evidenze sono ora nelle mani della procura di Sulmona che coordina le indagini. I lupi di Alfedena seguono la sorte degli altri cinque esemplari di Pescasseroli e i tecnici hanno già isolato la sostanza tossica utilizzata per altri avvelenamenti a Capistrello. A febbraio, in Trentino, erano stati ritrovati i cadaveri di quattro lupi, nella zona di Levico. Anche in quel caso la morte era stata causata dal veleno.
Un fenomeno in aumento
Di fronte all'evidenza delle prove e di quella che sembra essere una tendenza, più che la somma di semplici casi isolati, il Club Alpino Italiano ha preso posizione con Mario Vaccarella, componente aggiunto del comitato direttivo centrale, con delega al gruppo di lavoro grandi carnivori. “Alla luce del crescente aumento di vili atti di bracconaggio su tutto il territorio nazionale, il CAI, con il gruppo di lavoro grandi carnivori, condanna fermamente azioni di inaudita gravità nei confronti del patrimonio faunistico e naturale e manifesta tutta la sua disapprovazione per quanto successo. Quale che sia l’eventuale motivazione, non potrà mai essere accettata e giustificata come soluzione ai problemi. Il farsi giustizia da sé, contravvenendo non solo alla normativa in vigore ma anche ad un senso di responsabilità civile verso beni indisponibili dello Stato, verso la collettività e verso la legge, va denunciato, represso e contrastato con ogni mezzo”.
"Il farsi giustizia da sé va denunciato, represso e contrastato con ogni mezzo”. Mario Vaccarella
Un atto che colpisce indiscriminatamente
L'avvelenamento tramite esche è un modo di agire con conseguenze che vanno ben al di là del singolo atto. “Gli episodi di bracconaggio con l’utilizzo di veleni, oltre a costituire un crimine ambientale e un reato, presentano l’ulteriore aggravante di andare a colpire qualsiasi specie entri a contatto con le esche o con le carcasse avvelenate, indistintamente, con effetti amplificati di enorme gravità sull’intera catena trofica che subisce un pesantissimo danno, sempre ed in ogni caso. Oggi non possiamo che essere solidali ed esprimere la vicinanza del sodalizio agli enti parco e a tutti coloro che, a vario titolo, si adoperano costantemente per la conservazione di un patrimonio naturale dal valore inestimabile”.
“Questi episodi presentano l’ulteriore aggravante di andare a colpire qualsiasi specie entri a contatto con le esche o con le carcasse avvelenate”.
L'importanza di un cambio culturale
Il Club Alpino Italiano vuole sottolineare che il problema non è tanto o solo da ricercarsi nell'attuazione di norme più o meno funzionali, ma in un clima culturale che non favorisce l'accettazione delle stesse regole. “Il CAI – cocnlude Vaccarella- attraverso l’attività portata avanti dal gruppo di lavoro sui grandi carnivori, ha piena consapevolezza del clima di divergenze e tensioni che anima la società civile oltre all’enorme complessità e delicatezza dell’attuale situazione. Quanto sta accadendo rende ormai chiaro che la sola tutela – certamente fondamentale e necessaria – non è sufficiente, da sola, a garantire risultati utili soprattutto sul lungo periodo, se slegata da una seria attenzione verso l’accettazione sociale e da un’azione della classe politica e degli enti preposti ferma, unanime, tempestiva e strutturale, che segua con rigore una gestione dettata dalla comunità scientifica. Il CAI, in linea col proprio mandato statutario ispirato alla difesa dell’ambiente naturale e con il proprio ruolo di associazione di protezione ambientale (riconosciutogli già dal 1987), continuerà ad impegnarsi a favore di un agire più consapevole e responsabile, affinché possa maturare in ciascuno una nuova coscienza sociale, oltre che ambientale. L’augurio, ovviamente, è che i soci CAI possano essere protagonisti positivi e maturi di questa necessaria evoluzione”.
Una tutela che va oltre i confini del Parco
Il Club Alpino Italiano ha attivato un protocollo di collaborazione con il parco nazionale Abruzzo, Lazio e Molise, che è interessato da questi episodi su buona parte del proprio territorio. L'ente, nel denunciare ogni forma di giustizia fai da te, ricorda tra l'altro che viene indennizzato l'84% dei danni richiesti dentro, ma anche fuori dal territorio di competenza, nelle zone di protezione esterna.