L'atleta Jana Svecová per la prima volta al Melloblocco © Alessia Civicchioni
Raffaele Tangari su un blocco gara nella foresta dei Bagni di Masino © Marlow Mizer
Le mani di Simone Pedeferri corrono sulla sua cartina del Melloblocco 2011 © Alessia Civicchioni
Classico passaggio in placca sul granito della Val di Mello © Alessia Civicchioni
Melloblocco, una festa per tutti © MellobloccoIl sole splende e le vie di Morbegno brulicano di persone indaffarate tra comprare il pane e godersi un caffè, ma in via Vanoni un vociare di bimbi attira l’attenzione. Il muro della biblioteca si trasforma in una parete alpina dove i piccoli salgono, traversano e cadono sui materassi, chiamati crash pad, seguiti da due guide alpine. È sabato 2 maggio. Questo è il MelloLab, primo evento di quella manifestazione che da 18 edizioni anima un vicino angolo delle Alpi Retiche. Tempo di fare lo zaino. Tempo di Melloblocco!
La corda resta a casa
Lasciate corda, imbrago e ferraglia nell’armadio, si caricano in macchina crash pad, scarpette, magnesite e tanta voglia di divertirsi. L’auto corre sui tornanti che da Ardenno si addentrano in Val Masino mentre la pioggia scende fitta, ma, grazie agli organizzatori, anche oggi, mercoledì 6 maggio 2026, si può scalare dando il via all’evento. Cinque blocchi gara per le donne ed altrettanti per gli uomini sono stati coperti con dei teli, permettendo agli atleti di consumare pelle e suole. Come sempre il Melloblocco, il più grande raduno internazionale di boulder, ha il suo circuito a montepremi. Anche quest’anno Matteo De Zaiacomo e Andrea Pavan, coordinatori della squadra di tracciatori, hanno lavorato mesi per scovare nuovi passaggi sui massi di granito, o meglio di granodiorite, valorizzando molto anche l’area dei Bagni di Masino. Con soddisfazione Matteo afferma: “La qualità delle nuove linee è pazzesca! Il laboratorio di arrampicata in Val Masino offre ancora un potenziale gigantesco”. L’estetica della linea chiamata La Vena ha rapito scalatori di livello come James Person, Stefano Scarperi, Silvio Reffo, Stefano Carnati e Charles Albert. Impressionante vedere quest’ultimo scalare “barefoot”, ossia a piedi nudi, riportando il gesto ad una naturalezza quasi ancestrale.
La neve al Melloblocco
Quando ormai la primavera sembrava averla vinta, giovedì mattina le cime del Masino Bregaglia luccicano della candida neve della notte, regalando ai boulderisti assonnati dalla serata, sempre movimentata, un risveglio inaspettato. Dal 2025 queste montagne rientrano nel progetto APICI, presentato anche durante il Melloblocco sotto il tendone principale, che mira a promuovere il benessere e la salute tramite l’escursionismo, l’arrampicata e la forest therapy vissuti in modo sostenibile e rispettoso dell’ambiente. Concetti che da sempre sono alla base dell’evento sotto il nome di “buone pratiche”; indicazioni, non vincoli, che vanno dal raccogliere i rifiuti al rispetto del silenzio nella natura e dal campeggio nelle aree designate allo spazzolare i boulder dalla magnesite, la polvere che riduce il sudore e, in paese, distingue uno scalatore da un escursionista. Il tema di TickMarks, altro talk dell’evento, “tradotto”, è circa: rispettare il luogo, il sentiero, il blocco e le persone, chi arrampica e chi no.
Le mani di Simone Pedeferri corrono sulla sua cartina del Melloblocco 2011 © Alessia Civicchioni
La maglietta del Melloblocco 2026? “Di un colore che sta bene su tutto, ma in particolare sul granito”.
Questi sono solo due dei tanti incontri, attività e filmati che animano il Villaggio Melloblocco dalla mattina alla sera, anzi, alla notte. Yoga, highline, trail running e altri workshop come She Rocks, dedicato all’arrampicata al femminile, voluto da LaSportiva, sponsor della manifestazione dalla prima edizione del 2004. Oltre 20 anni di storia, ma le rocce di questa valle hanno visto i primi alpinisti molti decenni prima, sulle celebri vette del Badile e del Disgrazia. Una storia che si è evoluta fino al movimento del Sassismo, raccontato in una delle serate da Luca Maspes, e sviluppatosi nella forma odierna come spiega Simone Pedeferri. Proprio lui, artista sulla carta e sulla roccia, rapisce per un’ora il pubblico radunato sui prati della Valle parlando della storia del boulder, passando da John Gill a Christian Brenna, e dell’arrampicata libera, quella che, come gli disse una volta Patrick Berhault, nacque dalla libertà di pensiero del ‘68. Un senso di libertà sano che si percepisce sia guardando chi scala sia muovendosi tra gli stand presenti. Qui la creatività e la fantasia sembrano non avere limiti: da mattoni, giochi a premi per testare i prodotti, a magliette, spazzolini, collane, guinzagli e molto altro, dai colori più disparati. E la maglietta del Melloblocco 2026? Non un semplice blu né un grigio, “di un colore che sta bene su tutto, ma in particolare sul granito”, così dichiarano gli organizzatori.
Raffaele Tangari su un blocco gara nella foresta dei Bagni di Masino © Marlow MizerDi magliette, inserite nel sempre ricco pacco gara, ne sono state preparate 2500, e tra accompagnatori, sponsor e semplici curiosi, il numero dei presenti, anche quest’anno, supera le aspettative. Basta aprire un social qualunque per essere bombardati da video e foto, sempre di gran qualità, di amici e celebri scalatori da tutto il mondo con l’immancabile #melloblocco. Climber da quasi 80 paesi sono passati di qui semplicemente per scalare senza pretese mentre i più forti, sempre con l’idea di base di divertirsi, sono qui per aggiudicarsi il podio.
La gara: vincono Fogu, Pearson, Moroni e Carnati
La gara si svolge lungo un apposito circuito di blocchi, in egual numero per donne e uomini, segnalati sulla mappa e da appositi cartelli. La salita di ogni blocco con montepremi deve essere autocertificata da un video che verrà poi convalidato da un giudice. Sabato pomeriggio, tempo di classifica, e sul palco vengono chiamate Miriam Fogu, che trionfa con 9 blocchi saliti, seguita da Barbara Zangerl e Melissa Le Neve con 8 e, sul terzo gradino, Giulia Medici con 7. Per gli uomini un podio condiviso da James Pearson, Gabriele Moroni e Stefano Carnati, che hanno scalato 8 blocchi gara, a seguire Stefan Scarperi con 7 e Jacopo Larcher con 6 top guadagnati.
L'atleta Jana Svecová per la prima volta al Melloblocco © Alessia CivicchioniTra i tanti con il materassino in spalla, stona anche qualcuno con zainetto e corda, tra questi c’è anche una guida alpina decisamente più propenso alla falesia e alle grandi pareti alpine. Chissà cosa pensa di tutto questo fermento. Il suo sguardo è lo stesso di tutti gli altri perché, in un modo o nell’altro, la passione per la scalata unisce generazioni, culture e lingue delle più disparate.
Ancora aria di festa, i racconti leggendari di Sean Villanueva e Nico Favresse e tanta musica per salutare un’edizione stupenda.
Alla prossima!