Salone Torino 2025. Foto Pamela Lainati
Camanni e Bizzaro alla Sala della Montagna. Foto Pamela Lainati
Salone Torino 2025. Valeria Tron. Foto Pamela Lainati
Stand CAI Edizioni al Salone Torino 2025. Foto Pamela Lainati
Il cane robot al Salone Torino 2025. Foto Pamela Lainati
Fabio Fazio intercettato allo stand CAI Edizioni. Foto Pamela Lainati
Pista 500 al Lingotto. Archivio Pinacoteca AgnelliPer chi bazzica il mondo dell’editoria, maggio significa una sola cosa: il salone internazionale del libro di Torino. E viceversa, in quei cinque giorni, Torino significa una cosa sola: il Salone. Non c’è sacramento che tenga (comunioni-cresime-matrimoni, che in quel mese abbondano), né festa scolastica o saggio di fine anno, anniversari o compleanni. A comandare è un’unica preoccupazione: si incastrerà tutto con il Salone?
C’è chi lo detesta (troppo casino) e chi non manca mai (è una vetrina pazzesca), ma alla fine ognuno ci va a modo suo e lì trova sempre uno spazio di accoglienza, un suo percorso, una sua ragione per esserci. Ecco 5 buoni motivi per andare alla 38° edizione, dal 14 al 18 maggio.
1) La torre dei libri
Sarà la forma, ma il saluto alla torre dei libri nel Padiglione 1 è una specie di pellegrinaggio laico a un elemento totemico del Salone. Non c’è momento in cui qualcuno non si stia facendo il classico selfie con facce più o meno serie o spudoratamente impostate. Ci si possono misurare le rughe mettendo insieme gli scatti di anno in anno. È una scenografia simbolica e come tale è realizzata: i libri sono quasi tutti di polistirolo, il centro del grande cilindro è cavo e internamente accoglie l’illuminazione, ci vogliono quasi 10 ore per costruirla, i pezzi arrivano smontati su un camion interamente dedicato all’operazione. I libri sono finti, ma non tutti: nei punti di maggiore visibilità sono posizionati volumi veri, scelti con criteri che vanno dalla data di pubblicazione più recente all’estetica, ci sono titoli stranieri, altri che affrontano il tema dell’anno, o l’attualità politica.
Con un’altezza di circa 6 metri, spicca nel padiglione, come la Tour Eiffel a Parigi. In più, il sistema di specchi posizionati alla base amplifica la percezione delle sue reali dimensioni. Il riferimento ovviamente è alla nota torre di Babele biblica che spiega l’origine di tutte le lingue del mondo, a significare la pluralità di espressione che ha sempre più caratterizzato la manifestazione, nata nel 1988 come salone del libro e dal 2002 passata a comprendere la parola “internazionale” all’interno della sua denominazione, che oggi è, appunto, Salone Internazionale del Libro. Quanto a numero di espositori, a livello europeo è la seconda fiera di settore, dopo l’analoga Buchmesse di Francoforte: 231mila visitatori nel 2025, con 700 stand, 977 spazi espositivi, oltre 2600 eventi, più 800 al Salone Off (perché poi c’è tutto quel mondo a parte dell’Off, dove confluisce tutto ciò che non ha un editore dentro o un libro dietro, e molto molto altro).
2) Il mondo salvato dai ragazzini
Anche quest’anno, dopo l’esordio del 2025, il Salone conferma lo spazio dedicato al romance, l’evoluzione del tanto vituperato Harmony, da sempre sinonimo di produzione letteraria scadente. E come del resto si potrebbe ignorare questo fenomeno che nel 2024 ha venduto 5 milioni di copie (per 56 milioni di euro), con crescita esponenziale a fronte della flessione del resto del mercato trade? Si tratta di un genere che mette al centro una relazione speciale fra due persone, fortemente legato al self-publishing (e anche quello ha trovato posto al Salone, non senza un effetto straniante) e al mondo femminile, e fortemente spinto dai social, in particolare da Tik-tok e dai book-tok, brevi video diventati le più importanti (leggi redditizie) forme di promozione di un libro. Non solo, ma è un genere dove vanno fortissime le scrittrici italiane, in patria ma anche all’estero, dove non devono nemmeno faticare a pronunciarne il nome, visto che hanno pseudonimi già pronti all’uso come Felicia Kingsley o Erin Doom.
Forse per bilanciare in peso specifico letterario, ma forse anche per conciliare passato e presente, e investire sul futuro delle nuove generazioni, è Elsa Morante l’autrice da cui arriva il tema del Salone di quest’anno: Il mondo salvato dai ragazzini. Titolo di un romanzo che la scrittrice, traduttrice e poetessa romana, a lungo sposata con Alberto Moravia, pubblicò nel 1964. Un libro che “contiene moltitudini”, per riprendere Walt Whitman, come ha evidenziato Annalena Benini, la direttrice del Salone, “perché sfugge a ogni definizione: non è classificabile, come non lo è il mondo dei ragazzini, dei ragazzi e delle ragazze, a cui da sempre il Salone si rivolge”. Il record di presenze degli under 35 nel 2025 ha tracciato la linea.
La stessa Morante ebbe a cuore quei ragazzini, l’infanzia, gli ultimi, gli emarginati. Nel 1943, essendo Moravia di origine ebraica (anche lei lo era per parte di madre, ma fu dichiarata non appartenente alla “razza ebraica”), la coppia dovette lasciare Roma durante il fascismo, rifugiandosi a Fondi, in Ciociaria. Un’esperienza profonda e traumatica, che generò due libri importanti: La ciociara di Moravia e La storia di Morante. La quale era anche una grande amante degli animali, soprattutto dei gatti, ma non solo: durante la permanenza a Fondi, i bambini si approfittarono di questa sua debolezza per scucirle qualche soldo minacciando di uccidere gli uccelli che catturavano.
3) Ci sono anche le Alpi!
Se proprio vi mancano le Alpi, e quando dentro iniziate a boccheggiare, basta fare un salto in alto, alla Pista 500, sul tetto del Lingotto. Ovvero la storica fabbrica di produzione della Fiat: la pista fu costruita nel 1919 per collaudare auto poi divenute iconiche, come la Topolino e la Balilla, ma dismessi gli impianti, la Pinacoteca Agnelli ne ha fatto oggi il più grande giardino pensile d’Europa, con oltre 40.000 piante e installazioni artistiche. Un gusto culturale che guarda a operazioni di recupero post-industriale come quella del Meatpacking District di New York. La parabola, lunga poco più di un chilometro, è diventata uno degli scenari del Salone dal 2022, integrandosi appieno nel programma, che comprende infatti una sezione dedicata a quel luogo, con ingresso incluso nel biglietto. Si tratta di incontri interdisciplinari, che a partire da un libro mescolano letteratura, arte, cinema, fotografia, con la possibilità di mettersi poi in cammino riflettendo insieme. Parte degli eventi sono anche pensati per bambini e famiglie.
Il panorama vale una visita, a partire dalla scala elicoidale di accesso, che sembra uscita da un quadro di Escher (senza gli stessi incroci impossibili per fortuna). C’è anche la caffetteria, per rilassarsi del tutto.
Nel 2025 ha molto colpito la scultura “Carnivorous Bloom” dell’artista cinese Rong Bao, rappresentazione di una pianta carnivora costruita con petali rosati che oscillavano e si gonfiavano nella brezza dei 28 metri di altezza della Pista, a metà fra struttura aliena e intima carnalità.
4) Incontri (umani, post-umani e non umani)
Arriva sempre il momento in cui si forma, a cavallo tra due padiglioni, una strana fila: è il segnale che è in arrivo qualche illustre illustratore, il quale resterà inchiodato alla sedia con la mano fumante per ore nel tentativo di soddisfare gli implacabili fan. La stessa tenace passione anima coloro che cercano di entrare per esempio nella mega Sala Rossa dei grandi eventi. E questo è l’esemplificazione di quanto siano importanti i lettori con la loro voglia di leggere: senza di loro non ci sarebbe nessun editore, nessun autore, nessuna fiera del libro. Girando la questione, però, è anche bello poter ammirare, con sguardo ampio, l’attività degli editori: vale la pena perdersi per i padiglioni non solo in cerca dei “soliti” e solitamente “grandi e noti” editori, ma soprattutto di quelli di cui non si conosce nemmeno l’esistenza, o che davano per spacciati e invece sono stati capaci di rilanciarsi in pompa magna.
Ci sono cataloghi insoliti, o titoli persi (con 70mila novità all’anno, è possibile che sfugga qualcosa), ma la curiosità si appaga anche apprezzando la fattura in sé, perché il libro è un binomio inscindibile di forma e sostanza, e se la sostanza richiede almeno qualche ora, la forma è subito pronta agli occhi. Ci sono libri con pagine di colori diversi per ottimizzare i rimasugli delle tipografie, rilegati artigianalmente come una volta, con formati fuori dallo standard… è il meraviglioso mondo della carta che, su chi ama annusarla con la foga di un cane da tartufo, ha l’effetto della “puzza di benzina” di cui cantava Jovanotti il secolo scorso (a proposito, ci sarà anche lui). La carta ha ancora un senso, come abbiamo visto anche nel mondo dell’escursionismo, dove si erge come baluardo di garanzia contro relazioni online spesso inaffidabili. O contro il rischio che il cellulare non prenda, fatto non infrequente, in montagna.
Tenere in mano un libro solo di un catalogo molto più vasto è una cosa, poter ammirare quel catalogo nel suo insieme dà tutt’altra sensazione, soprattutto se parliamo di case editrici indipendenti, di piccole o medie dimensioni (un buon 70% di espositori). Fermo restando che nessun editore porta tutto, dà veramente soddisfazione potersi fermare ad ammirare l’estetica pregnante delle collane, la direzione tematica delle pubblicazioni, l’evoluzione grafica che ogni editore affronta di necessità.
Insomma, il Salone è la prima e più importante fiera dell’editoria italiana, ma prenderlo per una grande libreria dove acquistare la stessa “merce” che si può trovare online non vale il viaggio. Nemmeno sfruttarlo solo per incontrare i big, anche stranieri: ce ne sono sempre molti, fin da quando fu il premio Nobel Iosif Brodksij a inaugurare la prima edizione del 1988, e anche quest’anno non mancheranno, l’elenco è lunghissimo. Si aggirano fra i decumani dei padiglioni circondati da una varia pletora che comprende agenti letterari, addetti stampa in perenne affanno, guardie del corpo, o giornalisti con e senza telecamera, dipende dalla tipologia di vip (ma a volte girano anche da soli, incautamente esposti ai fan più sfacciati). La categoria negli ultimi anni si è implementata di una nuova specie in grado di catalizzare rapidamente lo stupore degli astanti: i non umani. Vedere un cane-robot che scodinzola mentre accompagna una poliziotta (in carne e ossa), con gli occhi che si illuminano come led e guardandosi in giro con metallica naturalezza, fa una certa impressione.
5) La Sala della Montagna
Ma noi siamo soci CAI! Giovedì e venerdì si lavora, sabato e domenica si va in montagna. Il lunedì è il giorno più difficile: troppo vicino al ricordo fresco di dislivelli e panorami, troppo lontano dalla prossima uscita (leggere Buzzati per ritrovarsi). Tutto vero, ma a parte che in maggio il tempo è più ballerino che in marzo, e il week-end potrebbe non essere il caso di fare uscite, c’è pane anche per i denti di alpinisti ed escursionisti.
Anzi, una visita al Salone vale come un allenamento indoor e necessita di seguire le stesse regole base di preparazione. La prima, fondamentale, è la scelta dell’abbigliamento a strati per affrontare i microclimi dei vari padiglioni, poi pranzo al sacco per evitare il dissanguamento economico alle casse interne o code interminabili, borracce al seguito da riempire ai punti SMAT, zaino bello capiente per supportare i raptus di acquisto impulsivo, e ovviamente scarpe adatte a percorrere un buon numero di chilometri. Si tratta pur sempre di uno spazio espositivo di 137mila chilometri quadrati, considerando i 4 padiglioni, l’Oval, il Centro Congressi, la Pista 500 e l’area esterna dedicata allo street food (da provare assolutamente!)… Una cittadella del libro, più che una fiera. Tutti in orizzontale, è vero, ma c’è di che consumarci le suole: passa un buon quarto d’ora per passare dal padiglione 1 dell’ingresso principale all’Oval, dove si trova lo stand CAI, ma anche la Sala della Montagna.
Oggi diamo per scontato questo spazio, che in effetti ha più che senso, considerando l’affinità elettiva di una città come Torino con la montagna e la vitalità culturale che ha sempre espresso nel settore (patria nativa di Enrico Camanni, Gian Piero Motti, Andrea Gobetti, per dirne alcuni). Invece esiste solo dal 2023, anche se naturalmente eventi con alpinisti e scrittori “di montagna” non sono mai mancati, come Mauro Corona, presente per l’ennesima volta (già sold out, naturalmente).
La gestione della Sala della Montagna è passata quest’anno da Tentino Marketing (con lo staff del Trento Film Festival alla programmazione) alla Regione Valle d’Aosta, confermando l’attenzione generale del Salone alle realtà regionali, che proprio all’Oval organizzano i loro stand: c’è anche l’Umbria, che quest’anno, a 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, è la regione ospite e al suo interno accoglie 40 editori (il Paese ospite è invece la Grecia).
La Sala della Montagna è uno spazio dedicato a incontri che affrontano tutti i temi legati al discorso sulle terre alte, da quelli più legati alla frequentazione alpinistica ed escursionistica, a quelli che si aprono ai significati più antropologici, sociali, storici, con autori che vanno dai “classici” riconosciuti come esponenti di spicco del genere, a inaspettati appassionati di cammini e verticalità. Il programma è online. Non perdetevi gli appuntamenti di CAI Edizioni, chiaramente!