La Regina dei ghiacci: Margherita, un fascino senza tempo

Diverse le iniziative in onore della sovrana, a 100 anni dalla morte: a Varallo si è appena inaugurata una mostra sul suo rapporto con il Monte Rosa. Nella Valle del Lys, fra Gressoney e i ghiacci dell'alta montagna, Margherita ritrovava se stessa, oltre i rigidi protocolli reali.

Un’icona pop, una testimonial ante-litteram del Monte Rosa, un’amante dei cavalli d’acciaio, e una potenziale alpinista: 100 anni fa moriva la Regina Margherita di Savoia, e le iniziative per celebrare la ricorrenza sono numerose. Se i più raffinati hanno in mente i sontuosi giri di perle con cui si esibiva, qualunque appassionato di montagna conosce la prima regina del Regno d’Italia per un motivo ben preciso: la Capanna-Osservatorio che porta il suo nome a Punta Gnifetti, ancora oggi la più alta d’Europa, a 4554 metri. Un tributo forse meno popolare dell’intitolazione della pizza più famosa del mondo, ma che probabilmente la sovrana amò più dell’ode dedicatale da Carducci.

Sulle orme di Margherita, con il CAI Varallo

Si è appena aperta a Varallo la mostra Sulle orme di Margherita (Palazzo dei Musei, Chiesa di San Carlo, aperta fino al 31 luglio), realizzata con un bando della Regione Piemonte e il contributo del Consorzio Valsesia Monterosa. Costituisce la prima parte di un progetto culturale più ampio che comprende anche la realizzazione di un documentario a cura di Alessandro Beltrame e Roberta Orsenigo, e in autunno la pubblicazione di un libro, scritto da Camilla Anselmi e illustrato da Luca Pettarelli. All’inaugurazione era presente anche il CAI di Varallo, la Sezione che gestisce la Capanna-Osservatorio Margherita (di proprietà del CAI Centrale) ed è partner dell’iniziativa con la Fondazione Sella e il Museo della Montagna di Torino. 

Tutti hanno contribuito con documenti e materiali di vario genere, fra cui diverse fotografie storiche e il libro del rifugio con le firme dei primi visitatori. Si possono osservare anche gli strumenti scientifici parte della dotazione originaria della capanna, a testimonianza dell’intensa attività di ricerca internazionale avviata fin dalla fine dell’Ottocento in quota, in campo meteorologico, fisiologico e alpino, grazie all’attività di Angelo Mosso, fisiologo della Regia università di Torino e fondatore degli studi di Medicina aerospaziale. Affidati alla Sezione CAI di Varallo, terza sezione del Club Alpino Italiano fondata dopo Torino e Aosta, dopo i lavori di ricostruzione della Capanna conclusi nel 1980, vengono presentati per la prima volta al pubblico, il cui coinvolgimento è sollecitato anche grazie a installazioni multimediali.

Mi occorre un mese di libertà

Poi gli altri undici faccio tutto quello che vogliono gli altri”, pare che abbia confidato una volta al diplomatico Alessandro Guiccioli la regina. La mostra focalizza proprio su questo legame privilegiato di Margherita con il Monte Rosa e la Valle del Lys, dove trovava quella libertà che i rigidi protocolli reali le impedivano, e quella felicità che il matrimonio combinato con suo cugino Umberto I non le aveva dato, nemmeno dopo la nascita del futuro Vittorio Emanuele III.

Il suo animo fremeva nella visione maestosa del Monte Rosa e con la sua assidua frequentazione presto divenne quello che oggi chiameremmo una testimonial, una convinta promotrice che partì dalla sua innata attrazione per i ghiacciai e finì per rendere famoso tutto il territorio che ha in Gressoney Saint-Jean e Gressoney La-Trinité i suoi centri più noti.

Andava per i quaranta quando arrivò lì la prima volta, una donna già sposata da oltre vent’anni, probabilmente delusa da una vita pure agiatissima, ma dall’animo indomito, e la passione per la montagna, come lo sarebbe poi stata quella per le automobili, lo testimoniava senza retorica. Arrivata in carrozza in compagnia della sua fidata dama di corte, fu accolta dal barone e guida alpina Luigi Beck-Peccoz nella sua casa a Gressoney Saint-Jean, dando seguito all’invito ricevuto l’estate precedente, quando si erano conosciuti a Courmayeur nel 1888, in occasione della salita di Margherita al Colle del Gigante (3387 m). 

Da Villa Margherita a Castel Savoia

Peccoz era l’esponente di un’antica famiglia Walser. Quando tornava lì, lei soggiornava in quella residenza, tanto che lui la ribattezzò Villa Margherita. Pare tuttavia che il barone, per evitare i pettegolezzi, abitasse altrove mentre la ospitava, ma l’intesa fra loro era evidente, cementificata intorno alla passione per l’alta montagna e per la libertà (che Peccoz, tuttavia, incallito cacciatore, intendeva anche come licenza di uccidere ogni animale che gli venisse a tiro). Ma Margherita era anche una donna di cultura, a corte aveva organizzato un circolo settimanale con cui era entrata in contatto con numerosi poeti e intellettuali, su cui riusciva a far valere un innato carisma. Carducci finì per dedicarle una delle sue Odi barbare, “Alla Regina d’Italia”, in occasione della sua visita a Bologna nel 1878. Promosse e difese le eccellenze italiane in ogni ambito, facendo valere il suo innato carisma in fatto di moda, e il suo gusto per l’arte e l’artigianato, al punto che nacque il fenomeno del “margheritismo”. Ma fu molto amata anche dal popolo: dopo la sua morte, che avvenne a Bordighera il 4 gennaio 1926, il treno che trasportava la sua salma a Roma, dove oggi è sepolta nel Pantheon, dovette fermarsi ben 92 volte. 

Eppure, politicamente fu abbastanza conservatrice, decisamente a favore di forme di repressione e controllo di ogni possibile istinto rivoluzionario. Ancor più dopo la morte di Peccoz, che avvenne nell’agosto 1894 al Colle del Lys, per un aneurisma dell’aorta causato molto probabilmente dalla quota (anche se lo stile di vita del barone non aiutò). Non aveva saputo dire di no alla sovrana che desiderava scendere in Svizzera per il ghiaccio del Grenz, di cui l’amatissimo nipote Luigi Amedeo, duca degli Abruzzi, le aveva raccontato meraviglie.

La regina non fu più la stessa. Perfino suo marito Umberto I, quasi felice di quel legame, considerando la sua frequentazione di un’amante fissa a Monza (anche al suo senso di colpa si devono le numerose perle di cui Margherita si adornava in pubblico), per sollevarla le fece costruire Castel Savoia, nel 1904: una magnifica residenza in stile medievale, circondata da un giardino botanico, da cui poteva ammirare i ghiacciai del Lyskamm e tutto il Monte Rosa.

La Capanna a Punta Gnifetti

Margherita fu la prima finanziatrice di quel bizzarro progetto di costruire una capanna in legno (di larice americano) rivestito di rame, a protezione dai fulmini, che i cugini Vittorio e Gaudenzio Sella le avevano presentato a casa di Peccoz, avallato il 14 luglio 1889 dall’Assemblea dei Delegati del Club Alpino Italiano, che accolse la proposta di Alessandro Sella. Oggi è più che un rifugio, è un’icona mondiale che attira migliaia di alpinisti, ma minacciata più che mai dal cambiamento climatico, un tema di cui si è discusso ancora di recente al Palamonti di Bergamo, con il geologo Mattia Sella (autore del libro La storia del più audace progetto del Club Alpino Italiano, raccontata da chi ci ha creduto e l'ha realizzato), Annalisa Cogo dell’Università di Ferrara e del SIMEEM, e Francesco Calvetti e Graziano Salvalai del Politecnico di Milano, con cui il CAI ha in essere una lunga convenzione di ricerca e tutela della Capanna.

La finalità anche espressamente scientifica della Capanna in ogni caso è stata parte del progetto fin dal suo concepimento, grazie al coinvolgimento di Angelo Mosso, a cui è intitolato l’Istituto Scientifico sul Col d’Olen, un altro degli investimenti della regina. E proprio nella parte adibita a Osservatorio Margherita dormì, il giorno dell’inaugurazione, il 18 agosto 1893: la prima donna e la prima sovrana al mondo a salire a Punta Gnifetti. Lo fece ovviamente con gli abiti previsti all’epoca per una donna, e dunque l’ampio gonnellone che facilmente si inzuppava, pur senza impedirle di arrivare fino in cima (vale la pena ricordare il progetto “Woman with Altitude” di Elise Wortley, giornalista e avventuriera britannica, che nel 2025 ha scalato il Monte Bianco vestita come Henriette d’Angeville nell’800).

Nel 1895, su iniziativa del professor Mosso, fu la stessa Regina Margherita a proporre l’ampliamento del rifugio per la realizzazione di un vero osservatorio scientifico in quota: un gesto di mecenatismo non scontato per l’epoca, che consentì al professore di compiere studi sistematici. Nel 1899 fu aggiunta la Torretta Osservatorio. Nel 1980 fu necessario procedere a un’importante e spettacolare ristrutturazione (che si può ammirare nel documentario di Adalberto Frigerio Il cantiere sopra le nuvole, presente nel catalogo della Cineteca del CAI). Oggi la Capanna è uno degli osservatori scientifici fissi più elevati al mondo. Tra le sue strutture si trovano un laboratorio convenzionato con l’Università di Torino per la ricerca in medicina d’alta quota, una stazione meteorologica attiva dal 2000 e la biblioteca più alta d’Europa, inaugurata nel 2004 (entrambe sono le più alte d’Europa). Di tutto questo si dà conto all’interno della mostra.

Altre iniziative

A Stupinigi, fino al 10 luglio è attivo Margherita. Un secolo di storia, un progetto trasversale che intreccia storia, costume, mobilità e gusto. Ne fanno parte la mostra Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna (fino al 28 giugno nella Citroniera di Ponente), realizzata in collaborazione con il MAUTO, con undici automobili originali di fine Ottocento e inizio Novecento, affiancate da nove carrozze storiche provenienti dalla prestigiosa collezione privata Nicolotti Furno. E Le stanze di Margherita, per visitare gli ambienti dell’Appartamento di Levante e altri spazi della Palazzina, e il ciclo di conferenze Margherita a Stupinigi e il suo tempo che affronta la figura della regina attraverso temi contemporanei. Non mancano visite guidate e iniziative anche per famiglie e scuole. 

A Monza si è costituito quest’anno un comitato scientifico apposito per il centenario, con iniziative fino al 3 gennaio 2027, articolate lungo un duplice percorso, scientifico e divulgativo, per inquadrare la figura di Margherita di Savoia nel contesto storico, sociale e artistico in cui operò. Il programma comprende numerose iniziative rivolte a un pubblico ampio e intergenerazionale. Fra cui anche cene a tema, concerti e visite guidate. Fino al 20 settembre, il Belvedere della Villa Reale di Monza dedica un focus speciale a Margherita nell’ambito della mostra Storia del Regno d’Italia: da Napoleone a Umberto II. Viaggio attraverso gli oggetti che hanno fatto la storia, un ampio progetto espositivo che accompagna il pubblico in un percorso immersivo e scientificamente rigoroso attraverso la nascita, lo sviluppo e la conclusione del Regno d’Italia. Villa Reale fu donata a Margherita per le nozze nel 1868 e divenne poi residenza di rappresentanza e vita culturale. E proprio a Monza si tiene fino al 5 dicembre una rassegna culturale (libri, arte, musica, spettacoli) a cura di Antonetta Carrabs e Ettore Radice, intitolata Nel nome di Margherita. Cento anni dopo (1926-2026).