Pagine verticali: 'Cerro Torre - la sfida' è una storia che non stanca mai

Nel libro di Giorgio Spreafico, le vicende della leggendaria montagna patagonica non scivolano sul pendio della polemica, ma ci restituiscono un duello alpinistico acceso e romantico al tempo stesso

 

Il Cerro Torre è una delle vette più iconiche del pianeta: la sua forma slanciata e la remota ubicazione sono elementi che hanno contribuito indiscutibilmente a costruirne il mito, insieme ovviamente alla storia delle prime salite e dei loro autori. Personaggi indiscutibilmente magnetici, come Cesare Maestri e i maglioni rossi dei Ragni di Lecco. Giorgio Spreafico ha raccontato, con penna leggera e allo stesso tempo coinvolgente, le principali avventure patagoniche in un bel libro dal titolo Cerro Torre – la sfida, che non vuole essere esaustivo o per forza dirimere le questioni più scottanti.

Al cuore della vicenda

La prima parte si intitola I duellanti e la narrazione entra subito nel vivo di quella che al tempo era – stiamo parlando degli anni '50- indubbiamente una sfida. E lo fu anche nelle parole scritte da Cesarino Fava su una cartolina e dirette a Cesare Maestri, conosciuto tramite una rivista tedesca per la traversata del Brenta, compiuta dall'alpinista trentino in 16 ore da sud a nord, concatenando 13 cime in libera totale. 

Fava, colpito da quell'impresa e pensando al Torre, definito impossibile dai francesi, scrive a Maestri: “Caro Cesare, non ci conosciamo, ma ho saputo della tua impresa, ebbene vieni in Argentina, qui c'è pane per i tuoi denti”. Tanto bastò per dare il via a tutto quello che conosciamo, e che ancora oggi rimane invece da capire.

 

“Caro Cesare, non ci conosciamo, ma ho saputo della tua impresa, ebbene vieni in Argentina, qui c'è pane per i tuoi denti”. Cesarino Fava

Un duello dai sapori western movie

La corsa del '58 al Cerro Torre, che vede da una parte Walter Bonatti e Carlo Mauri, sul versante opposto la spedizione trentina, prende nelle pagine di Spreafico un gustoso sapore western: immensi spazi, vita dura, poche informazioni e un duello all'orizzonte.

 

“Maestri, di fronte alla minaccia di un membro italo-argentino della squadra rivale estrae la pistola che ha con sé per difendersi dagli animali selvatici e la punta contro il giovane che ha pronunciato l'ultimatum, mettendolo in fuga”. Giorgio Spreafico

“La sfida parallela va in scena in un clima di sospetto e di tensione, per quanto in realtà i contatti diretti tra i gruppi siano limitati, anzi per meglio dire il più possibile evitati. E come non bastasse è una sfida che mette di fronte alpinisti già in Italia divisi da una fiera rivalità (…) Possono trovare un accordo spedizioni che non solo hanno progetti, carichi di attese e sostenitori tra loro in competizione, ma che hanno anche alle spalle le premesse di ruggini e contrasti – come dire- quasi ideologici? Non possono. E infatti non lo trovano. Si controllano a vista in un gioco di nervi nel quale i nervi rischiano di saltare. Fino al giorno in cui Maestri, di fronte alla minaccia di un membro italo-argentino della squadra rivale – un termine di ventiquattro ore per sgomberare la zona, secondo un fantomatico ordine del Governatore della provincia di Santa Cruz- estrae la pistola che ha con sé per difendersi dagli animali selvatici e la punta contro il giovane che ha pronunciato l'ultimatum, mettendolo in fuga.

Non sono stati Mauri e Bonatti a inviare l'ambasciatore dal piglio di un Bravo manzoniano, ma sono Mauri e Bonatti a decidere che del braccio di ferro ne hanno abbastanza. Il Cerro Torre, si dicono, in fondo è generoso e di pareti ne ha per tutti. Così saranno loro a fare fagotto: attaccheranno la montagna non dal lato della pampa, cioè da est, ma da quello opposto...”.


Il racconto di Giorgio Spreafico è sempre sul filo del romanzesco, senza però cadere mai nella facile tentazione di stravolgere la realtà dei fatti. Vale la pena leggerlo e una nota meritano anche le belle illustrazioni di Tommaso, che impreziosiscono di non poco il volume.