L'incontro di Matteo Righetto con Reinhold Messner
In cammino tra i monti
La montagna dell'overtourism
La montagna come luogo di prestazione, un modello superato?
Le rifllessioni di Matteo Righetto al centro del film
Dopo essere stato presentato in anteprima nazionale come film di apertura alla 74esima edizione del Trento film festival, Per silenzio e vento di Marco Zuin arriva nelle sale italiane (Wanted cinema) a partire da oggi e fino al 14 ottobre.
Un viaggio attraverso le Dolomiti
Il docufilm di Matteo Righetto, prodotto da Albolina film e L’Eubage con il patrocinio del CAI e Dolomiti Unesco, accompagna in 80 minuti lo scrittore in un viaggio fisico e interiore tra le Dolomiti, trasformando l’esperienza dell’alpinismo in una riflessione civile e contemporanea sul paesaggio, sul cambiamento climatico e sul senso stesso dell’abitare.
"Se la montagna potesse parlarci, sapremmo ascoltarla? Forse non è davvero muta. Ci parla in un linguaggio che solo pochi comprendono".
Il racconto si sviluppa attraverso immagini di paesaggio, materiali d’archivio e momenti meta-narrativi: nella solitudine di una baita, Righetto legge e rielabora i propri appunti, rendendo esplicito il processo creativo e invitando lo spettatore a un confronto diretto. Il film alterna così la dimensione contemplativa a quella critica, mostrando anche le contraddizioni dell’ambiente alpino contemporaneo, tra overtourism e fragilità degli ecosistemi. Attraverso il confronto tra passato e presente - dalle tracce ancestrali impresse nel paesaggio ai cambiamenti visibili nel giro di pochi decenni - Per silenzio e vento restituisce un ritratto complesso dei monti pallidi come sentinelle della crisi climatica e come spazio di possibile rigenerazione. Un invito a passare da osservatori a custodi, ridefinendo il rapporto tra individuo e comunità, tra uomo e ambiente.
L'insegnamento di Langer
Camminando tra boschi e sentieri, lo scrittore riflette insieme a loro su come le Dolomiti siano sentinelle della crisi climatica e sulla necessità di ripensare la montagna come una metafora di una nuova società. Una società dove il tempo viene assaporato senza fretta, riscoprendo il selvatico, in contrasto con la frenesia dell’urbano. "Siamo sempre lì, nel motto olimpico novecentesco: 'più veloce, più alto, più forte', mentre dovremmo al contrario lasciarci ispirare dai valori opposti, come diceva Alex Langer: più lento, più profondo, più gentile". L'autore suggerisce che, solo stabilendo un contatto diretto con la natura e la sua spiritualità, ci si può davvero impegnare per la sua salvaguardia, passando da osservatori a custodi.
"Dovremmo lasciarci ispirare da valori opposti, a più veloce, più alto, più forte. Come diceva Alex Langer: più lento, più profondo, più gentile". Matteo Righetto
Nel corso del film, emergono anche le disarmonie: auto in coda sui passi, parcheggi affollati, e turisti che affrontano la montagna senza consapevolezza ecologica. Alcuni si avventurano fuori dai sentieri, attraversando aree in cui nidificano specie a rischio, compromettendo l'equilibrio naturale già fragile. Se da un lato si può comprendere che chi non ha mai vissuto l’ambiente alpino non possa percepirne appieno l’importanza, ciò che colpisce maggiormente è la disinteressata indifferenza di alcuni alpinisti che sembrano vedere nello scioglimento dei ghiacciai (come quello della Marmolada) nuove opportunità per aprire vie d’arrampicata, ignorando la necessità di proteggere questi fragili ecosistemi. "Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci. Ogni dieci secondi se ne vanno tre ettari di foresta nel mondo. Ogni dieci secondi nel mondo si fondono 243.000 tonnellate di ghiaccio...".
Verso quale futuro?
Il film si proietta verso il futuro nel suo finale, in un’attesa all’alba tra le montagne durante un festival musicale in natura, un momento di condivisione. Le persone sono immerse nel silenzio e nel vento, la montagna rimanda alla propria essenza, evocando ciò che c’era prima di noi (la traccia fossilizzata di un pesce preistorico impressa nella roccia), chi siamo oggi e chi desideriamo diventare in futuro. Un suggerimento? Custodi, non padroni.