Amerigo Vespucci e CAI: forze unite per includere la disabilità nello sport e in montagna

Ieri a Trieste il convegno promosso dal ministero di Alessandra Locatelli, con la partecipazione del Club Alpino Italiano. Visite alla nave più antica della marina militare, focus sul progetto 'Tip top mountain' e la promozione delle attività in montagna che rendono l’esperienza terapeutica più umana e motivante
Un'escursione CAI di Montagnaterapia

 

Mare e montagna, spesso etichettati come due mondi agli antipodi, hanno in realtà molti elementi in comune per chi li vive. Non solo un ambiente dove l'uomo deve adattarsi a quanto la natura impone, ma anche la possibilità di ricavare da questa complicità un grande benessere fisico e mentale. Questa opportunità riguarda tutti, nella misura in cui ci sono politiche e azioni di sostegno.

La Amerigo Vespucci apre le porte

L'iniziativa di ieri a Trieste del ministero delle disabilità, che ha visto la partecipazione del Club Alpino Italiano, va nella direzione di avvicinare le persone alle attività in ambiente grazie a eventi aperti al pubblico di grande richiamo. Anche quest’anno il dicastero guidato da Alessandra Locatelli ha infatti portato nel tour dell’Amerigo Vespucci - la nave più antica in servizio nella marina militare -, i temi dell’inclusione e della valorizzazione dei talenti di ogni persona. 

 

Tra i vari appuntamenti, in concomitanza con La barcolana, oltre alle visite a bordo si sono tenuti alcuni panel: I talenti e le competenze nello sport e nei progetti promossi dal ministero per le disabilità, con un focus sul progetto Tip top mountain promosso dal CAI e -ieri - il convegno Sport e disabilità con la partecipazione del vicepresidente generale Manlio Pelizzon in rappresentanza del sodalizio.

Tip top mountain

Tip Top Mountain è un progetto di Montagnaterapia che si rivolge al mondo della disabilità e altre aree di intervento e che si sviluppa in ambiente montano. Proposto dal CAI, in collaborazione con il Collegio nazionale guide alpine italiane, propone percorsi di inclusione e cura attraverso la montagna, con l’obiettivo di rendere l’esperienza terapeutica più umana, motivante e trasformativa.

 

I destinatari del progetto sono persone con disturbo dello spettro autistico, persone con disabilità fisiche, persone con malattie oncoematologiche, persone con disabilità sensoriale e le persone con disabilità complesse. Le attività sono dislocate su diverse località del territorio nazionale, differenziate per tipologia: sci, arrampicata, passeggiate, sci, ciaspolate, equitazione ed altro. Recentemente abbiamo riportato di una giornata dedicata all'arrampicata inclusiva nella Falesia dimenticata di San Lorenzo Dorsino, in Trentino.

 

Le attività, a seconda della tipologia, dei bisogni e delle necessità di sostegno dell’utente, sono giornaliere oppure consecutive. Per esempio, questa estate si sono tenute delle escursioni tra Valle Maira e Valle Grana dell'iniziativa In cammino con i lupi, a cui hanno partecipato dodici giovani adulti nello spettro autistico.

La Montagnaterapia: un po' di storia

Il concetto della montagna che cura è alla base della Montagnaterapia e affonda le proprie radici in una esperienza ormai di oltre quarant'anni. Le prime esperienze documentate in questo ambito risalgono all’anno 1984 e si riferiscono a Pascal Petitqueux, un infermiere del centro ospedaliero “Bel Air” di Charleville-Mézières nelle Ardenne che ha utilizzato per la prima volta l’ambiente della montagna come setting di cura e riabilitazione.

 

A partire dai primi anni '90, grazie anche al Club Alpino Italiano, l’esperienza di Montagnaterapia si è diffusa in modo capillare anche in Italia ed è riuscita nell’impresa di instaurare una sinergia tra la conoscenza dei luoghi montani, la capacità di accompagnamento e le competenze medico sociologiche.

 

I risultati ottenuti in questi anni hanno confermato, di progetto in progetto, l’enorme potenzialità dell’ambiente della montagna nelle pratiche riabilitative. Non si tratta solamente di benefici fisici che possono interessare il sistema cardio-circolatorio, la capacità respiratoria, il peso corporeo, il controllo glicemico e il tono muscolare – ma anche di effetti positivi legati alle dinamiche di gruppo che si sviluppano nel corso delle escursioni e che rafforzano il senso di autonomia e di autostima delle persone che vi partecipano, il controllo emozionale e la socializzazione.

 

Una forte valenza educativa si collega anche alle dimensioni dell'avere cura e del prendersi-cura, tradotte in misura puntuale nelle indicazioni operative diramate dal Club Alpino Italiano a partire dal 2020.