Il distacco alla Tofana di dentro di domenica 4 ottobre
La descrizione originale recita: "Tofana I e III (in primo piano, con la torre di roccia Nemesis nella Val di Travenances). La II (Tofana di Mezzo) è nascosta dalla Dentro (la III), anche se è più alta" © .u.k. Kriegspressequartier, Lichtbildstelle - Wien, wikicommons
Il rifugio Camillo Giussani nel 2009 © Mauro Girotto, wikicommons
Tofana di dentro e Tofana di mezzo © Thesurvived99, wikicommons
La chiusura del sentiero 401 e della Cengia Paolina sono solo le ultime misure di sicurezza adottate dalle autorità competenti, nel corso degli anni, nel massiccio delle Tofane. L’accesso al sentiero della Val Travenanzes, il più percorso tra i due itinerari, è stato chiuso con ordinanza del Sindaco n.171 il 4 ottobre scorso, dopo che una grossa frana si è staccata dalla Tofana di dentro verso Nord-Ovest mentre era in corso un’operazione di soccorso: “Per fortuna il distacco ha colpito un luogo poco frequentato e in un orario in cui le persone, in teoria, dovrebbero essere già a casa (le 14:30, ndr.), oltretutto a fine stagione. Però, era pur sempre domenica e nei dintorni c’erano comunque persone”, afferma Mauro Dapoz, gestore del rifugio Camillo Giussani, situato proprio nel cuore delle Tofane.
I detriti, afferma Andrea Piccoliori, presidente delle guide alpine di Cortina, non avrebbero colpito il sentiero 401, interessato solo dalla polvere originata dal distacco: “I massi si sono fermati più su, è una zona molto selvaggia con tanti catini e tante valli, sembra proprio che il deposito di roccia sia rimasto più in alto”, afferma. Diversa, invece, la condizione della Cengia paolina, l’itinerario alpinistico che percorre la parete ovest della Tofana di mezzo e della Tofana di dentro e arriva proprio al Giussani: “La fruibilità di quel luogo è particolare, in tutta l’estate ci saranno passate al massimo 30 o 40 persone. È probabile che sia stata interessata in almeno un punto. Era selvaggia prima e resterà selvaggia dopo”, aggiunge Piccoliori, manifestando la necessità di una valutazione geologica per stabilire quando sarà nuovamente sicuro percorrere gli itinerari interessati dall'ordinanza.
Il crollo alle Tofane visto da valleGli altri itinerari a rischio crolli
La frana, della quale non sono ancora state stimate dimensioni e volumi, si è staccata ad una quota di circa 2800 metri, sostiene Piccoliori. “Lì si è proprio staccato un pezzo di cresta”, commenta Dapoz, che aggiunge alcune informazioni sullo stato attuale dei crolli: “Dopo un crollo così grosso sta continuando a scaricare, prima tra le rocce c'era il ghiaccio. Stanno continuando a crollare alcuni massi, magari di dimensioni più piccole. Ci vorrebbe un temporale per ripulire i massi instabili, e soprattutto un po’ di freddo che stabilizzi il ghiaccio”, commenta. Le condizioni meteorologiche in quota, infatti, non sono delle migliori per la tenuta della roccia: “Per la stagione che è fa caldo, si vede proprio che la frana è partita dallo scioglimento dal ghiaccio che si vedeva tra le rocce”, aggiunge Dapoz, che aggiunge: “È 55 anni che sono lì, di frane ne sono sempre venute. Sono cose che sono sempre successe, forse con questo caldo un po' di più, ma qualcosa viene giù sempre", ricordando anche la natura friabile delle rocce dolomitiche.
“Si è proprio staccato un pezzo di cresta”. Mauro Dapoz
Proprio queste temperature, negli ultimi anni, potrebbero aver contribuito a rendere più instabile il massiccio delle Tofane. Una casistica molto ricorrente nel corso dell'estate, con l'ultimo caso avvenuto sul Monviso solo poche settimane fa e altri precedenti su Monte Bianco e Bernina. Negli anni scorsi, inoltre, proprio le Tofane erano già state interessate dal divieto di percorrenza di uno dei percorsi attrezzati che conducono alla Tofana di dentro: “Quattro anni fa il Parco ha visto una crepa lungo la ferrata Formenton e ha deciso di chiuderla, ma senza ordinanza”, specifica Piccoliori, che spiega come raggiungere la Tofana di dentro: “Dalla Tofana seconda (o di mezzo) si raggiunge la Tofana terza (o di dentro) tramite via ferrata, si va e si torna, è la cresta che collega le due tofane ed è a posto”, descrive Piccoliori.
Capanna degli Alpini e il futuro dell’ordinanza
Non risultano coinvolti, invece, altri punti di interesse in zona, come il bivacco Capanna degli alpini, a quota 2.922 metri, esposto verso Cortina: “La frana è scesa dall’altro lato della montagna. Anche la ferrata Formenton è 100 metri sopra e sta sul versante opposto, ma nessuno di noi è passato di lì e anche la funivia è chiusa”, afferma Piccoliori, che aggiunge: “Adesso la stagione estiva è praticamente finita, d’inverno non ci passa nessuno. Se ne riparlerà il prossimo anno, e mi auguro che da qui alla prossima primavera l’ordinanza verrà tolta, ma non spetta a me deciderlo. Il sentiero non è stato chiuso tanto per il possibile arrivo di sassi quanto perché se un escursionista si trova lì ed esce la nuvola di polvere, può essere un problema anche solo uscirne”, aggiunge.
Un pensiero condiviso anche da Dapoz, che rinnova l’auspicio di una valutazione geologica e di nuove valutazioni con l'inizio della prossima stagione: “Avevamo già chiuso il Giussani, a noi non è cambiato niente come frequentazione. Durante l’inverno si assesterà tutto, poi spetterà a chi di competenza fare gli opportuni controlli e capire se riaprire oppure no. Saranno i geologi a fare dei rilievi e prendere in considerazione tutte le opzioni”, afferma.