Mount Poi, Kenya: aperta 'Pole Pole' sulla parete sud

Paweł Bańczyk, Łukasz Müller e Krzysztof Pałka hanno tracciato e liberato una via di 350 metri in Kenya, con difficoltà fino all’8a. Probabilmente è la prima via completata sul versante meridionale

 

Sei giorni per aprirla, 12 ore per salirla in libera: sulla parete sud del Mount Poi, in Kenya, Paweł Bańczyk, Łukasz Müller e Krzysztof Pałka hanno tracciato Pole pole, 350 metri e 11 tiri con difficoltà massime fino all’8a. Una linea aperta interamente dal basso, su terreno inesplorato e, con ogni probabilità, la prima via completata su questo versante del monolite più imponente del Kenya.

Mount Poi

Il Mount Poi è un imponente monolite di gneiss nel massiccio dei Ndoto, nel nord del Kenya, vicino al villaggio di Ngurunit. La cima raggiunge circa 2000 metri di quota, mentre le pareti che emergono dal paesaggio arido arrivano a 600-700 metri di altezza.

La parete est è considerata il più alto scudo roccioso del Kenya. Qui, dopo anni di tentativi falliti da parte di alpinisti britannici e locali, nel 1999 Todd Skinner, Paul Piana, Steve Bechtel e Scott Milton traccianoTrue at first light (21 tiri, 8a), scalando la parete per la prima volta. Nel 2003 una squadra slovena ripete la via americana e ne aggiunge un'altra dello stesso grado: A Story About Dancing Dogs. Lo stesso anno, una squadra kenyota apre Doing a Dirty Eastern Groove (E5 6b, 7c+), usando appena 50 spit e scalando tutto il resto in stile trad. Nel 2016 Alex Honnold e Cedar Wright realizzano la prima salita in giornata della parete Est.

Sulla parete Nord del Mount Poi si trova invece Dark Safari (E6 6b), aperta da Pat Littlejohn e compagni. Il lato Sud è rimasto molto meno esplorato. Le informazioni raccolte dal team polacco riportano alcuni tentativi di Andrew Wielochowski all’inizio degli anni Ottanta, ma nessuna via completata. Bańczyk, Müller e Pałka hanno quindi scelto di concentrare la loro attenzione proprio su questo versante.

A convincerli sono stati diversi fattori: l’assenza di vie conosciute, la presenza di grandi strapiombi e soprattutto l’ombra durante l’intera giornata in questo periodo dell’anno.

Sei giorni per aprire la via

La nuova linea è stata aperta interamente ground-up, procedendo dal basso. "Abbiamo chiodato e ripulito i tiri durante l’apertura, senza utilizzare spit nei punti in cui era possibile proteggersi con materiale tradizionale. Nella prima parte della via, caratterizzata da traversi e tratti strapiombanti, abbiamo inizialmente utilizzato corde fisse" ha scritto Bańczyk sui social.

Ogni giorno il trio scendeva quindi al campo alla base della parete. Dopo sei giorni di lavoro sono state rimosse tutte le corde. A quel punto è arrivato il tentativo definitivo: l’intera via è stata salita in libera in una sola giornata, impiegando 12 ore.

Il nome, Pole pole, significa in swahili “piano piano”. Un riferimento alla pazienza necessaria per esplorare e attrezzare una parete sconosciuta, anche se la salita finale è stata tutt’altro che lenta.

Un’altra nuova via sopra Ngurunit

Prima di Pole Pole, la spedizione aveva già portato a casa una linea nuova. Sopra il villaggio di Ngurunit, Bańczyk, Müller e Pałka hanno aperto Upper Deck Mzungu, 100 metri, tre tiri e difficoltà fino al 6c, seguendo gli stessi principi adottati sul Mount Poi. "Il bilancio della spedizione si riassume in tre successi: una nuova via sul Mount Poi, l’assenza di grossi problemi intestinali e il fatto che torniamo in Polonia ancora amici. L’importanza dei tre risultati va letta nell’ordine inverso" ha scritto Bańczyk con una certa dose di ironia.

“Il bilancio della spedizione? Tre successi: una nuova via sul Mount Poi, l’assenza di grossi problemi intestinali e il fatto che torniamo in Polonia ancora amici”. Paweł Bańczyk

Il team ci tiene infine a lasciare un messaggio sull’esperienza vissuta in Kenya, anche in risposta alla rappresentazione spesso allarmistica del Paese. “L’Africa non è così spaventosa come la dipingono, e ancora di più come la mostra ChatAI. È bella, sicura, si può vivere e arrampicare e ci sono persone fantastiche”.