Predoi, respirare meglio nel cuore della montagna: spazio alla 'speleoterapia'

A 1.600 metri di quota, nel cuore di un'ex miniera di rame in Valle Aurina, un microclima naturale allevia asma, allergie e i postumi del long Covid: “'Chi ha problemi respiratori nota subito la leggerezza del respiro”

 

Anche a luglio, chi sale sul trenino dei minatori di Predoi lo fa vestito come per una giornata di neve: piumino, scarponcini, sciarpa, un pail caldo. Il piccolo convoglio si addentra per oltre un chilometro nella montagna, sotto mille metri di roccia, fino a raggiungere la galleria di Sant'Ignazio. Qui, dove per cinquecento anni si è estratto rame, oggi ci si sdraia su lettini coperti da sacchi a pelo, si respira aria a 8-10 gradi e un'umidità relativa oltre il 95%, e mentre si effettuano esercizi di respirazione si aspetta che il corpo faccia il resto. È ciò che accade al Centro Climatico di Predoi, in Valle Aurina, in provincia di Bolzano, dal 2003 la prima galleria in Italia in cui si può praticare la speleoterapia. 

La pratica consiste nello sfruttare il microclima delle cavità sotterranee per curare le patologie e i disturbi respiratori come, ad esempio, asma, allergie e i postumi del long Covid. E la dottoressa Beatrice Barbolan, specialista in anestesia-rianimazione e malattie dell'apparato respiratorio, è parte dell’equipe che si è recentemente occupata di seguire i pazienti coinvolti in uno studio che verrà pubblicato a breve sugli effetti di queste terapie, a partire dagli esercizi di respirazione fino all'uscita dalla galleria: "Sono io, come medico, ad aver accompagnato i pazienti all'interno e ad averli guidati negli esercizi. È fondamentale farli per ottenere il massimo degli effetti, in galleria non si sta solo sdraiati".

Un meccanismo fisico che attenua le infiammazioni

Il principio su cui si basa la speleoterapia è, afferma la dottoressa, tanto semplice quanto verificabile: "Chi ha problemi respiratori nota subito la leggerezza del respiro". L'elevata umidità della galleria, infatti, fa sì che pollini, polveri e spore in sospensione si leghino alle particelle d'acqua e si depositino sulle pareti di roccia, lasciando un'aria quasi priva di allergeni. Chi la respira, spiega Barbolan, incontra meno resistenza nelle vie aeree. C'è poi un secondo meccanismo, più difficilmente osservabile, che contribuisce al miglioramento dele infiammazioni. L'aria della galleria, fredda e satura di vapore, attorno agli 8-10 gradi, si riscalda bruscamente quando entra nell'organismo, fino alla temperatura corporea di 37 gradi. 

Per farlo, afferma Barbolan, “sottrae umidità alle mucose infiammate delle vie respiratorie riducendo così l'edema”, un inspessimento che le ostruisce. Un effetto, sottolinea la dottoressa, che si prolunga anche dopo l'uscita dalla galleria: “Per questo consigliamo terapie da almeno due settimane, con sei ingressi a settimana di due ore ciascuno”. Durante le visite, inoltre, vengono fatti esercizi di respirazione per aumentare la capacità respiratoria, e vengono servite bevande calde durante la permanenza per favorire il ricambio di liquidi nell’organismo.

Come una galleria di rame è diventata un centro climatico

Le gallerie di Predoi sono state scavate dai minatori a partire dal Quattrocento, per estrarre un rame che al tempo era tra i più pregiati d'Europa. E, per sopravvivere in profondità, i minatori avevano bisogno di un ricircolo d'aria continuo. Scavarono, dunque, una rete di cunicoli secondari che, ancora oggi, garantisce alla galleria climatica le sue caratteristiche: rumore di fondo bassissimo, isolamento elettromagnetico completo e aria pressoché priva di particolato. Peculiarità dovute, secondo Barbolan, a caratteristiche uniche che collocano la galleria a “oltre 1000 metri all’interno della montagna e sovrastata da altrettanti metri di roccia”, con un percolamento costante che si accentua nei giorni di pioggia, sottolinea, e che garantisce tutti i benefici naturali della permanenza in profondità.

Caratteristiche che hanno reso Predoi l'unica galleria italiana tra le nove coinvolte in uno studio multicentrico europeo condotto assieme al Dottor Joachim Schwarz che verrà presentato il 17 e 18 luglio. Sono anche le ragioni per cui questo centro è diventato un punto di riferimento anche per patologie più recenti come, ad esempio, long Covid, sensibilità chimica multipla (MCS) ed elettrosensibilità (EHS). Il centro, però, non è ancora convenzionato col Sistema sanitario nazionale italiano: “Circa 15 anni fa in Slovenia era già tutto spesato dallo stato, anche in Germania è tutto a carico del loro Sistema Sanitario”, sottolinea Barbolan. Uno degli obiettivi dello studio che sta per essere pubblicato, dichiara, è proprio quello di far sì che queste terapie complementari non farmacologiche possano essere riconosciute dal Sistema Sanitario Nazionale, proprio come negli altri stati europei che le adottano già. 

L'Italia insegue Slovenia, Germania e Austria

Se in Italia la speleoterapia resta una pratica di nicchia, altrove è integrata da tempo nella cultura di cura e prevenzione, come nell'est Europa. In Slovenia, approfondisce Barbolan, i pazienti vengono alloggiati e curati gratuitamente da oltre quindici anni in un ospedale a cento metri dalla galleria climatica, con un'équipe medica che li segue in modo continuativo: "Siamo noi il fanalino di coda di tutte le strutture coinvolte nello studio", ammette la dottoressa, che da anni si batte per un riconoscimento della speleoterapia nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), sul modello delle cure termali: "Il fine è farlo riconoscere nei LEA, così sarà possibile prescrivere la terapia in galleria come trattamento preventivo".

L’accesso a questo tipo di terapie, sottolinea, è anche una questione di costi. Un ostacolo che il riconoscimento sanitario risolverebbe o, quantomeno, attenuerebbe, consentendo una maggiore fruibilità della speleoterapia da parte di molte più persone: “Dal Ministero ci hanno chiesto più pubblicazioni scientifiche. Studi che, all’estero, sono già stati pubblicati. Adesso siamo riusciti a completare anche questa ricerca, scientifica a tutti gli effetti, che mostra bene i risultati delle terapie […] io sono un clinico e per prima dico che queste terapie non sostituiscono quelle farmacologiche, ma consentono sicuramente di ridurre i ricoveri e migliorare la qualità della vita diminuendo, ad esempio, la posologia”, cioè l’insieme delle prescrizioni farmacologiche.

Un insieme di pratiche benefiche per il corpo

Per quanto riguarda gli approcci terapeutici non farmacologici, sottolinea, i vantaggi derivano soprattutto da un insieme di pratiche e abitudini come la perdita di peso, l’attività fisica, la fisioterapia respiratoria e un cambiamento nello stile di vita. Un’ulteriore pratica positiva, afferma Barbolan, riguarda l’evitare per quanto possibile l’inquinamento, un qualcosa che “avverrà a breve con il riconoscimento delle cosiddette ricette verdi di terapia forestale”, promosse negli anni anche da CNR e CAI, o con terapie climatiche come la talassoterapia al mare o la terapia climatica alpina in alta quota, proprio come nelle colonie alpine o marittime. 

Gli effetti avversi della speleoterapia, afferma Barbolan, “riguardano esclusivamente la claustrofobia. Solo una ragazza, negli anni, ha avuto un peggioramento delle condizioni di salute dopo i primi ingressi. Le ho consigliato di non entrare più in galleria, mi sono fatta descrivere il suo quadro clinico e si è poi scoperto che soffriva di una patologia respiratoria incompatibile con l'ambiente della galleria, ma è l’unico caso in centinaia di ingressi dal 2003 a oggi”. 

Una scoperta nata (quasi per caso) durante la Seconda guerra mondiale

La storia della speleoterapia comincia, come spesso accade con le scoperte scientifiche, per osservazione casuale. Un medico tedesco notò che la popolazione rifugiata nelle miniere e nelle grotte durante i bombardamenti nel corso della Seconda guerra mondiale presentava, nel tempo, un respiro più libero. Da quell'osservazione nacque un filone di ricerca che nei decenni successivi ha portato alla diffusione della speleoterapia soprattutto in Germania, Austria ed Estonia e, più di recente, anche in Italia.

Oggi, la pratica della speleoterapia a Predoi segue linee guida specifiche: due ingressi al giorno, alle 10:00 e alle 14:00, purché ben coperti. Dentro, infatti, la temperatura non supera i 10 gradi, e richiede un vestiario adeguato, soprattutto a proposito delle calzature: “Meglio un paio di scarponcini robusti e un paio di copricalzari, per non sporcare gli ambienti introducendo elementi dall’esterno e per tenere i piedi al caldo”, conclude Barbolan.