'Quando il gigante si sveglia': la tragedia di Punta Rasica diventa una lettura teatrale

L'attore e alpinista Daniele Gianera il 18 luglio sarà al rifugio Allievi-Bonacossa, nel luogo della disgrazia. Il famoso episodio venne narrato a suo tempo da Eugenio Fasana. "Ho voluto raccontare la dimensione umana"

Della tragedia della Punta Rasica si ricorda quasi sempre una conseguenza: la nascita della suola Vibram. Molto meno si ricorda il libro che quella vicenda ha raccontato dall’interno, Quando il gigante si sveglia, edito da Montes nel 1944 e scritto da Eugenio Fasana, alpinista di alto livello attivo sulle Alpi Centrali nei primi due decenni del Novecento, presidente della SEM, Società Escursionisti Milanesi, quando ancora non era Sezione CAI. Anzi, fu Angelo Manaresi, il Presidente Generale del CAI, a incaricarlo di gestire il delicato passaggio, nel 1929. Pochi anni dopo sarebbe stato testimone di una delle pagine più drammatiche dell’alpinismo lombardo. 

La lettura

È proprio a quel testo che l’attore e narratore Daniele Gianera, montanaro di Madesimo, dedica una lettura ad alta voce che ha debuttato lo scorso 9 luglio al rifugio Omio in Valmasino e replicherà il 18 luglio al rifugio Allievi-Bonacossa, proprio di fronte alla parete teatro del tragico evento. Nessuno dei due è stato scelto a caso. “Più che uno spettacolo è una lettura” tiene subito a precisare. Nessuna drammaturgia costruita ex novo, nessuna riscrittura: l’obiettivo è lasciare che sia soprattutto la voce di Fasana ad accompagnare il pubblico dentro la vicenda.

 

L’idea nasce proprio al rifugio Omio. Lo scorso anno Gianera vi aveva portato il suo spettacolo di narrazione Katiuša. Storia del mio prozio Piero, partito per la guerra in Russia e mai più tornato (è nato prima come podcast) e, la mattina seguente, uno dei gestori gli aveva suggerito di sfogliare Quando il gigante si sveglia. Erano bastate poche pagine lette quasi per caso perché il libro lo conquistasse. Trasformarlo in un racconto ad alta voce è stato uno sviluppo del tutto naturale.

 

AL CENTRO DELLA TRAGEDIA

È stato soprattutto un lavoro di sottrazione, che ha esaltato il nucleo principale, lasciando intatta la struttura narrativa. “Non ho praticamente modificato il testo. Ho semplicemente scelto cosa leggere”. Il cuore del libro è la spedizione del 15 settembre 1935 a Punta Rasica, sopra il rifugio Allievi-Bonacossa, in Val Bregaglia. Dopo aver aperto una nuova via pochi mesi prima, Vitale Bramani torna sulla montagna insieme a una numerosa comitiva, di cui faceva parte anche il socio Antonio Omio, che da anni inseguiva il desiderio di raggiungere la vetta. Durante la discesa il tempo cambia improvvisamente e la montagna si trasforma in una trappola: sei persone perdono la vita, fra loro anche lo sfortunato Omio: il rifugio della SEM fu dedicato proprio a lui. Sarà anche quella tragedia, secondo la ricostruzione più condivisa, a spingere Bramani verso l’invenzione della celebre suola carrarmato in gomma vulcanizzata destinata a rivoluzionare l’alpinismo.

 

Ma Gianera invita a guardare oltre quella conseguenza storica. Da ex alpinista, prima ancora che da attore, è stato colpito soprattutto dalla scrittura di Fasana. “Quando scalavo leggevo molta letteratura alpinistica: Bonatti, Desmaison, Gervasutti. In questo libro ho ritrovato lo stesso modo di raccontare la montagna, lo stesso lessico, la stessa capacità di alternare precisione e poesia”. Per questo ha scelto di conservare quasi integralmente la lingua originale, limitandosi a sostituire poche parole ormai troppo lontane dall’uso contemporaneo.

 

LA DIMENSIONE UMANA

Più ancora dell’impresa alpinistica, a emergere è la dimensione umana della tragedia. Fasana riflette continuamente sulla precarietà dell’esperienza in montagna, ricordando come basti “un filo che si stacca, un contatto che si perde”, perché una giornata perfetta cambi improvvisamente volto. È una riflessione nella quale Gianera si riconosce profondamente. “Mi sono trovato anch’io in situazioni difficili. Da fuori è facile chiedersi perché qualcuno si sia cacciato in certi guai, ma quando ci sei dentro capisci che la realtà è molto più complessa”. È lo stesso motivo per cui guarda con fastidio ai giudizi che oggi accompagnano troppo spesso gli incidenti in montagna. “Sono cose che succedono ai vivi. Se ci si muove il rischio esiste sempre. La prudenza è fondamentale, ma esiste anche l’imponderabile”. Lo dice senza retorica, ricordando anche le proprie esperienze, di quando arrampicava forte e ha dovuto essere recuperato in elicottero dal Soccorso Alpino: “Al di là della responsabilità personale, esiste la sfortuna”. 

 

"Da fuori è facile chiedersi perché qualcuno si sia cacciato in certi guai, ma quando ci sei dentro capisci che la realtà è molto più complessa”. Daniele Gianera

Dal racconto di Fasana, che di Bramani era cognato, avendo sposato sua sorella Maria Fasana, Gianera si è fatto un’idea di Vitale Bramani come di un uomo che avverte subito il peso della responsabilità verso il gruppo e che, una volta consumata la tragedia, si prodiga senza sosta per organizzare i soccorsi, risalire verso i compagni, portare viveri e indumenti asciutti. “Mi è rimasta l’immagine di una persona profondamente responsabile, che fino all’ultimo cerca di fare tutto ciò che è possibile”.

UNA PICCOLA TOURNÉE

Per Gianera la lettura della Rasica si inserisce in un percorso iniziato la scorsa estate, quando ha scelto di portare racconti e spettacoli direttamente nei rifugi. “I temi di cui mi occupo hanno spesso a che fare con la montagna e con l’ambiente. I rifugi sono luoghi dove queste storie ritrovano il loro contesto naturale”. Oltre che all’Omio e all'Allievi-Bonacossa, la lettura dovrebbe approdare quest’estate al rifugio La Carlina (26 luglio), in Valle Maira, e a palazzo Lavizzari di Mazzo di Valtellina (4 agosto).