Soccorso in montagna, facciamo chiarezza su costi e responsabilità

I recenti recuperi in Tre Cime di Lavaredo e sul Gran Sasso evidenziano la necessità di un approccio consapevole alla montagna. Il presidente generale del CAI Antonio Montani: "La prevenzione non limita la libertà: la rende possibile”. Il Club Alpino Italiano prevede, per i soci, il rimborso delle spese di intervento

 

Come ogni estate, le cronache dei soccorsi in montagna sono purtroppo questione quotidiana. Scriviamo purtroppo perché in molti casi le chiamate di aiuto potrebbero essere evitate: ovviamente lo sottolineiamo non per suggerire un approccio alle potenziali situazioni di pericolo o alle emergenze basato sul "fai da te". Ma perché si tratta di incidenti e gestione degli stessi che da parte del turista, dell'escursionista e dell'alpinista potrebbero essere affrontati meglio: a partire dalla prevenzione, fino al rispetto delle indicazioni ricevute, una volta che i soccorsi sono coinvolti.

Due casi "scuola"

Due episodi recenti, molto diversi tra loro, aiutano a richiamare l’attenzione su aspetti essenziali della frequentazione della montagna. Nel primo caso, sulle Tre Cime di Lavaredo, un alpinista sloveno è rimasto bloccato nella notte, su Cima Ovest, dopo avere incontrato difficoltà nella discesa lungo la via normale insieme a un compagno: provato per avere smarrito la linea e stanco per avere risalito più volte le corde, ha allertato i soccorsi ed è stato recuperato dall’elisoccorso. Non riportava problemi fisici o infortuni, come è stato poi decretato dal report stilato. Il compagno ha rifiutato l'intervento ed è sceso in autonomia. Per l'alpinista soccorso è previsto il pagamento delle spese di intervento in quanto "illeso". Si tratta di un conto che, dato l'intervento dell'elicottero, può arrivare a svariate migliaia di euro.

 

In questo caso la responsabilità va attribuita alla cordata e principalmente a una pianificazione dell'uscita che non ha considerato con la necessaria attenzione la fase di discesa, non che la capacità di affrontare imprevisti e le specifiche difficoltà del caso. È vero allo stesso tempo che la corretta valutazione a priori non sempre riesce, ma in tal caso vanno messe in conto le inevitabili conseguenze.


Nel secondo caso, sul Gran Sasso, cinque escursionisti sorpresi da un violento temporale estivo a circa 2.600 metri di quota hanno contattato il 112, comunicando una situazione di emergenza nel luogo che avevano scelto per accamparsi. Dopo la prima chiamata, però, si sono spostati in un’area priva di copertura telefonica, rendendo impossibile ogni successivo contatto con gli operatori. Raggiunti a piedi dai tecnici del Soccorso Alpino, sono stati trovati in buone condizioni all’interno delle tende e hanno poi rifiutato l’accompagnamento a valle.

In questo caso i ragazzi hanno creato una situazione di grave incertezza, aumentando il livello di allerta e mettendosi doppiamente in pericolo. 

 

Incapaci di valutare il livello di rischio della situazione una prima volta e di gestirlo in autonomia, hanno deciso di valutarlo nuovamente da soli, senza evidentemente avere la serenità e le competenze per farlo. Inoltre, non hanno considerato con la dovuta attenzione il coinvolgimento dei volontari impegnati nell'operazione notturna e l'attivazione dell'intera macchina dei soccorsi.

L'importanza della prevenzione

Pianificare un itinerario è molto più della scelta di una meta. Significa valutare ogni aspetto dell’uscita in base alle condizioni ambientali, alle difficoltà del percorso, alla preparazione propria e del gruppo, prevedendo sempre un margine. Sapere rinunciare o modificare il programma non è un fallimento, ma una scelta di consapevolezza. CAI e Soccorso Alpino ricordano, infatti, che quando ci si trova in una situazione di difficoltà reale o potenzialmente pericolosa non bisogna esitare a chiamare il numero unico di emergenza 112. 

 

La richiesta di aiuto deve essere tempestiva, chiara e dettagliata. Una volta attivato il sistema di emergenza, è fondamentale restare reperibili, non spostarsi se non indicato dagli operatori, comunicare con precisione la propria posizione, segnalare eventuali ostacoli aerei per l’eliambulanza, rendersi visibili e seguire le istruzioni ricevute. I soccorritori sono in grado di valutare la situazione, orientare le persone in difficoltà e decidere la modalità di intervento più adeguata. Può inoltre essere molto utile utilizzare l'app GeoResQ, che consente di inviare una richiesta di soccorso geolocalizzata e di registrare la propria traccia durante l'escursione: una funzione che, in caso di ricerca di persone disperse, può agevolare significativamente il lavoro del Soccorso Alpino, riducendo i tempi di intervento. “Frequentare la montagna significa assumersi una responsabilità verso se stessi, verso gli altri e verso l’ambiente – dichiara il presidente generale del CAI, Antonio Montani-. Da oltre 160 anni il Club Alpino Italiano è impegnato nella realizzazione di progetti di educazione, formazione e accompagnamento alla frequentazione consapevole della montagna. La tessera CAI non è soltanto un segno di appartenenza: permette di accedere a un patrimonio diffuso di competenze, corsi, attività sezionali, informazione e cultura della prevenzione. La prevenzione non limita la libertà: la rende possibile”.

 

“Frequentare la montagna significa assumersi una responsabilità verso se stessi, verso gli altri e verso l’ambiente. La prevenzione non limita la libertà: la rende possibile”. Antonio Montani

La questione dei costi

L’iscrizione al CAI comprende inoltre specifiche coperture assicurative secondo le condizioni previste dalle polizze in vigore, incluse coperture relative agli infortuni, alla responsabilità civile e alle spese inerenti il soccorso in ambiente impervio nei casi e nei limiti stabiliti. Per i soci e le socie CAI, la copertura Soccorso alpino Soci è compresa nella quota associativa annuale e rappresenta una tutela specifica in caso di interventi di ricerca, salvataggio e recupero in ambiente montano, ipogeo e in zone impervie. La polizza opera nei casi e nei limiti previsti dalle condizioni assicurative, a favore dei soci CAI feriti, dispersi o comunque in situazione di pericolo, e può prevedere il rimborso delle spese di soccorso eventualmente sostenute direttamente dal socio, anche in caso di interventi complessi. La copertura riguarda sia la frequentazione personale della montagna sia le attività istituzionali del CAI, sempre secondo quanto stabilito dalla polizza, e si attiva attraverso una procedura di denuncia e richiesta di rimborso alla Compagnia assicurativa.

 

“Il Soccorso Alpino e Speleologico non chiede pagamenti alle persone soccorse e non stabilisce eventuali addebiti " Maurizio Dellantonio

“Il Soccorso Alpino e Speleologico non chiede pagamenti alle persone soccorse e non stabilisce eventuali addebiti - aggiunge Maurizio Dellantonio, presidente nazionale del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico- . Il CNSAS opera all’interno del sistema pubblico di emergenza, in coordinamento con le centrali operative e con il servizio sanitario nazionale. Eventuali forme di compartecipazione alla spesa, previste in alcuni territori e in casi specifici, sono disciplinate dalle normative regionali o provinciali e vengono valutate dalle aziende sanitarie competenti, non dal Soccorso Alpino e Speleologico. Questo aspetto non deve mai generare esitazione nella richiesta di aiuto. Allo stesso tempo, la possibilità che un intervento venga valutato come non giustificato, o riconducibile a comportamenti imprudenti, richiama tutti a un principio di responsabilità: la montagna va frequentata con preparazione, rispetto dei propri limiti e attenzione verso chi è chiamato a intervenire”.