Foto Soccorso Alpino e Speleologico Trentino © Soccorso Alpino e Speleologico Trentino
I tribunali richiedono perizie sempre più accurate © Javokhir T - Unsplash
Uno dei casi di cronaca montana più discussi dell'ultimo anno è stato quello di Thomas Plamberger, che, durante una salita invernale, aveva abbandonato la fidanzata Kerstin Gurtner nella tempesta, a pochi metri dalla cima del Grossglockner. L'uomo si era allontanato per andare a cercare aiuto, senza però prestare le cure necessarie prima di muoversi. La ragazza era morta per il freddo e il tribunale aveva ravvisato negligenza nel comportamento dell'uomo, condannandolo a 5 mesi di carcere, con sospensione condizionale.
La vicenda aveva sollevato tutta una serie di interrogativi, per quanto riguarda gli incidenti derivanti da delicate decisioni in montagna: condizioni ambientali estreme, scelte tecniche e variabili impreviste rendono infatti difficile l’accertamento di eventuali responsabilità, anche se ci sono figure professionali che sono più esposte di altre. In questo contesto, nasce una nuova specializzazione per le guide alpine italiane: il perito delle guide.
Una figura nuova
Il perito delle guide è una figura pensata per formare esperti in grado di mettere a disposizione della giustizia competenze specifiche e aggiornate sull’ambiente montano. Negli ultimi anni infatti la frequentazione della montagna è profondamente cambiata: sono aumentati i numeri delle persone più o meno esperte, si sono moltiplicate le attività ed è cresciuta l’attenzione sugli incidenti, spesso con strascichi in tribunale.
Edy Grange, guida alpina della Valle d’Aosta e consulente tecnico in ambito giudiziario con esperienza internazionale, ha fatto il punto sulla situazione e la nuova figura professionale introdotta. “La principale criticità nei procedimenti giudiziari legati a incidenti in montagna è che i consulenti tecnici nominati dai tribunali non sempre possiedono competenze specifiche sull’ambiente alpino. Questo può portare a valutazioni non adeguate o non uniformi, con conseguenze rilevanti sia per l’accertamento delle responsabilità sia per la tutela dei professionisti coinvolti. Si pensi che in altri ambiti, come quello medico, sono i professionisti stessi a valutare i colleghi: in montagna questo non accade ancora in modo strutturato”.
“I consulenti tecnici nominati dai tribunali non sempre possiedono competenze specifiche sull’ambiente alpino”. Edy Grange
La richiesta dei tribunali
La crescente esigenza, da parte dei tribunali, di perizie più rigorose, strutturate e comparabili, insieme alla riforma Cartabia, che ha introdotto nuovi criteri per l’iscrizione e la formazione dei consulenti tecnici in sede giudiziaria, hanno portato alla nascita della nuova specializzazione per consulenti tecnici d’ufficio (CTU) e periti penali nell’ambito degli incidenti in montagna, promossa dal collegio nazionale delle guide alpine italiane. “Questa figura specializzata nasce con l’obiettivo di migliorare la qualità delle perizie garantendone qualità, uniformità e credibilità - precisa Grange - con un proprio percorso formativo dedicato”.
Un corso dedicato
Il primo corso di specializzazione, in partenza il 25 maggio, è riservato alle guide alpine e prevede un percorso che unisce formazione giuridica e tecnica, sviluppato in collaborazione con l’Università degli studi di Trento: da un lato si affrontano le norme, la responsabilità del consulente tecnico e le modalità corrette di redazione di una perizia. Dall’altro si approfondiscono aspetti concreti legati all’ambiente montano come incidenti in valanga, gestione del rischio, crolli in roccia, ghiacciai, seracchi e permafrost. Una parte importante sarà dedicata anche agli aspetti giuridici, con il contributo di avvocati penalisti che spiegheranno alle guide come tradurre una valutazione tecnica in un linguaggio utilizzabile in tribunale. Il percorso si concluderà a dicembre con una simulazione completa di perizia e processo, uno degli elementi più innovativi e qualificanti della formazione.
“L’obiettivo finale è arrivare alla creazione di un elenco nazionale di professionisti qualificati da mettere a disposizione dei tribunali - conclude Grange-, insieme a linee guida condivise per la valutazione degli incidenti. Un riconoscimento formale che garantisca la preparazione degli esperti chiamati a operare in questo ambito”.