© Iker/Eneko Pou
© Iker/Eneko Pou
© Iker/Eneko Pou
© Iker/Eneko Pou
© Iker/Eneko Pou
© Iker/Eneko Pou
© Iker/Eneko PouSquadra che vince non si cambia: Iker ed Eneko Pou sono tornati a legarsi con l’alpinista peruviano Micher Quito, con cui hanno collezionato una serie di salite importanti in passato (Puro Floro sul Nevado Copa nel 2024 e Ya Pe Cholo sullo stesso Ranrapalca nel 2023, tra le altre).
Questa volta, i tre hanno aperto una nuova via sulla parete nord ovest del Ranrapalca (6.162 m), nella Cordillera Blanca, in Perù. La nuova linea, battezzata Bonus Track, supera 1.060 metri di dislivello con difficoltà fino a WI7, M6 e 6c. "La più difficile tra le vie alpinistiche che abbiamo aperto finora", parola dei Pou.
La salita è stata affrontata in stile alpino e senza corde fisse, nell’arco di tre giorni, con due bivacchi in parete in cui i tre alpinisti sono riusciti appena a riposare qualche ora. "Una linea molto più difficile del previsto".
L’itinerario alterna ghiaccio, misto e arrampicata su roccia, imponendo una progressione continua su terreno particolarmente esposto e mai facile.
"Nonostante la nostra esperienza sulla Cordillera Blanca, salivamo come cercando di decifrare un geroglifico, al meglio delle nostre possibilità, salvo poi trovarci davanti a un muro che ci obbligava a calarci per cercare un sistema di fessure che ci permettesse di salire. E' successo almeno tre volte. Intanto, i tiri duri si succedevano uno dopo l'altro: una volta su roccia, una su ghiaccio, una su misto, non c'era mai possibilità di tirare il fiato. Anche i due bivacchi li abbiamo trascorsi in mezzo al temporale, sospesi nel vuoto" raccontano i Pou a Desnivel.
“Nonostante la nostra esperienza sulla Cordillera Blanca, salivamo come cercando di decifrare un geroglifico”. Hermanos Pou
Due bivacchi in parete
Il primo bivacco è stato il più duro: dopo circa dodici ore di attività, i tre alpinisti hanno affrontato una nevicata imprevista. Sono riusciti a trovare riparo all’interno di una fessura, in condizioni tutt’altro che confortevoli, per trascorrere la notte. Si sono svegliati infreddoliti e zuppi, ma hanno raccolto le forze per continuare a scalare. "Almeno nel secondo bivacco non nevicava, anche se abbiamo dormito affacciati sul bordo del precipizio" spiegano.
Il terzo giorno, i tre alpinisti hanno raggiunto la parte alta della parete, senza sapere se sarebbero riusciti a trovare un passaggio tra gli enormi seracchi. "Siamo rimasti esposti per tre ore, fino a che abbiamo trovato il modo di accedere al plateau sommitale. Qui, in mezzo alla nebbia, è apparso un uccellino che ci ha guidato fino in vetta". Da qui il nome della via, Bonus Track, riferito alle cose che succedono in modo imprevisto, senza una spiegazione, e regalano un'opportunità insperata. “Raccontata così potrebbe sembrare una pazzia, e a volte lo è, ma credo che poche volte ci siamo sentiti più vivi di adesso, dopo aver superato tante difficoltà, arrivando finalmente in cima. È stato un bellissimo lavoro di squadra”.