© seven summits treks
I nuovi droni cargo testati al campo base © Airlift Technologies
Valanga sull'Icefall, soccorso dei feriti © Ram Bahadur GurungLa stagione alpinistica sull’Everest, tra le più complesse e discusse degli ultimi anni dal punto di vista tecnico e logistico, sta segnando per il Nepal un risultato economico storico, con il record di incassi derivanti dai permessi di salita concessi agli alpinisti. Al campo base, però, la situazione è ferma: maltempo, valanghe, ritardi nella preparazione della via di salita e tensioni legate all’utilizzo dei droni cargo sulla Khumbu Icefall stanno rallentando l’intera stagione.
Secondo i dati del ministero del turismo nepalese, i ricavi derivanti dai permessi concessi per la primavera 2026 hanno già raggiunto circa 1,01 miliardi di rupie nepalesi, pari a circa 6,8 milioni di euro: il valore più alto mai registrato per la montagna più alta del mondo.
Il vero driver del record è però il rincaro, e non l’aumento numerico, dei permessi di scalata. I permessi rilasciati sono infatti circa 464, un dato sostanzialmente stabile rispetto alle ultime stagioni e probabilmente frenato dalle tensioni in Medio Oriente che hanno infatti aumentato il costo dei voli internazionali e complicato la logistica delle spedizioni. A determinare l’aumento degli incassi è stato soprattutto il rincaro delle tariffe: dal 2025 il costo del permesso per gli stranieri sulla via normale dell’Everest è salito da 11.000 a 15.000 dollari (circa 13.800 euro). Anche i permessi destinati agli alpinisti nepalesi hanno subito un forte aumento, contribuendo al nuovo record.
Non è escluso che il numero dei permessi possa ulteriormente crescere: il ministero ha precisato che non esiste una vera scadenza per il rilascio delle autorizzazioni, anche se la maggior parte delle spedizioni completa le pratiche entro la prima settimana di maggio.
MALTEMPO: SPEDIZIONI FERME AL CAMPO BASE
Sul piano alpinistico, la stagione primaverile deve ancora entrare nella fase decisiva dei tentativi di vetta, con qualche piccola eccezione e alcuni incidenti. Nelle ultime settimane le operazioni sono state rallentate dalle condizioni instabili della Khumbu Icefall, che hanno causato ritardi nel posizionamento delle corde sulla via di salita.
Per oltre due settimane, ad aprile, le attività sono rimaste quasi completamente bloccate a causa di un enorme seracco instabile sospeso sopra il tratto obbligato verso il Campo 1. Il 5 maggio una valanga nella Icefall ha inoltre ferito due persone: uno Sherpa della Seven Summit Treks e un cliente indiano della Pioneer Adventure.
Un team di volontari ha avviato le operazioni per individuare una variante di salita più sicura verso il campo 1: tra loro, molti sherpa e l’alpinista polacco Bartek Ziemski, impegnato nel tentativo di salire il Lhotse senza ossigeno e scendere con gli sci. Secondo i report pubblicati su Instagram, il team è riuscito ad individuare un passaggio ma ha dovuto rientrare poco sotto il campo 1 per il sopraggiungere del maltempo.
Tra il 7 e l’8 maggio infatti una forte perturbazione ha colpito la montagna con abbondanti nevicate al campo base e venti molto forti in quota. Secondo i report di chi si trovava sulla montagna, al campo 2, a 6.400 metri, ci si muoveva in condizioni di whiteout totale, costringendo diverse squadre alla ritirata. Anche gli sherpa incaricati di fissare le corde verso il colle sud, a quasi 8.000 metri, hanno dovuto interrompere il lavoro e rientrare al Campo 3.
La maggior parte degli alpinisti si trova quindi ora al Campo Base. Secondo Mingma G. di Imagine Nepal, nelle prossime ore dovrebbe aprirsi una finestra di miglioramento decisiva per completare la messa in sicurezza della via verso il Colle Sud e consentire i primi tentativi di vetta già dalla prossima settimana.
IL GIALLO DEI DRONI E IL CONTROLLO SULLA COMUNICAZIONE
Dopo la valanga del 5 maggio nella Icefall, le autorità nepalesi hanno revocato il divieto di volo dei droni emesso nei giorni precedenti, considerandoli strumenti fondamentali per il monitoraggio del ghiacciaio, il trasporto dei materiali e l’eventuale localizzazione dei feriti.
I droni in questione erano dei modelli cargo testati dalle spedizioni commerciali per il trasporto di materiali fino al Campo 1, con l’obiettivo di ridurre tempi e rischi legati all’attraversamento della Icefall da parte degli sherpa. Il progetto aveva attirato anche l’interesse degli Stati Uniti, che tramite un emissario di Donald Trump in persona giunto al Campo Base, avevano avviato test paralleli su droni e sistemi robotici alternativi. Il governo nepalese era intervenuto mettendo fine alla “gara”, togliendo autorizzazioni di volo per i droni, sia cinesi sia americani. Il ministero nepalese aveva inoltre autorizzato, in forma limitata, alcuni voli in elicottero verso il campo 1 e 2 per accelerare i rifornimenti e supportare le operazioni di fissaggio delle corde.
Sempre il 5 maggio, in una decisione che ha sollevato perplessità tra le agenzie e gli alpinisti presenti nell'area, il dipartimento del turismo nepalese ha emanato una direttiva che vieta la pubblicazione di foto e video dal campo base in su senza autorizzazione preventiva, accompagnata dall’istituzione di un ufficio locale sul campo per il rilascio delle autorizzazioni. Secondo l’Everest Chronicle, che ha diffuso la notizia, il provvedimento sarebbe collegato alla presunta truffa legata a falsi soccorsi, che coinvolgerebbe agenzie di trekking, compagnie assicurative, ospedali e guide, accusati di essersi accordati per produrre documenti e richieste di risarcimento assicurativo fraudolente.