Simone Moro
Simone Moro in vetta allo Shisha Pangma nell'inverno del 2005 © Simone Moro
Ali Sadpara e Simone Moro in vetta al Nanga Parbat nell'inverno del 2016 © Simone Moro
Simone Moro, Cory Richards e Denis Urubko in vetta al Gasherbrum II dopo la prima salita invernale nel 2011 © Cory Richards
Simone Moro e Reinhold Messner
Simone Moro in una foto scattata nella sua casa di Bergamo mostra l'orologio indicante la quota del Lhotse: 8517 m © Simone Moro
Alla guida del suo elicottero. Archivio personale
Simone Moro è tornato in alta quota: nei giorni scorsi l'alpinista bergamasco ha raggiunto la cima del Denali (6.190 metri), la montagna più alta del Nord America, completando così il progetto della scalata delle Seven Summits, le vette più elevate di ciascun continente.
La salita arriva a pochi mesi dal malore che, durante una spedizione di acclimatamento in Nepal in vista di un tentativo invernale al Manaslu, lo aveva costretto a interrompere i propri piani e a rientrare in Italia per sottoporsi ad accertamenti medici.
Il Denali come banco di prova
Già a marzo, in un'intervista rilasciata a Lo Scarpone, Moro aveva indicato proprio il Denali come il primo grande obiettivo del suo ritorno in montagna. "A giugno vorrei completare la salita di tutte le Seven Summits, mi manca soltanto il Denali. Si tratta di una montagna che ho sempre rimandato ma che m'incuriosisce, anche perché non sono mai stato in Alaska e magari, guardandomi intorno, potrebbero emergere altri progetti", aveva spiegato, sottolineando come la salita in Alaska avrebbe rappresentato anche un'importante verifica del proprio recupero fisico.
E, a quanto pare, la prova è stata superata. “Sono molto soddisfatto, qui sono tutti un po’ stupiti e un po’ lo sono anch’io perché praticamente senza acclimatamento, ma solo basandomi sulla mia preparazione e strategia ho salito questa montagna enorme che impone di affrontare un avvicinamento e uno sviluppo decisamente importante, in meno di cinque giorni. È una conferma e una prova lampante di come i problemi di salute che ho affrontato siano completamente alle spalle e sorprendentemente risolti” ha commentato Moro in un'intervista a Orobie.
"È una prova lampante di come i problemi di salute che ho affrontato siano completamente alle spalle e sorprendentemente risolti” Simone Moro
La vetta nordamericana rappresenta dunque la conferma di un ritorno all'attività ad alto livello dopo uno dei momenti più delicati della carriera dell'alpinista bergamasco, che ha dovuto sottoporsi a diversi test ed esami, per scoprire fortunatamente che il malore avuto sul Manaslu non era riconducibile a una patologia, bensì al connubio tra un livello di ematocrito altissimo per l'alta quota e una forte disidratazione.
Un tassello che mancava da oltre trent'anni
Il progetto delle Seven Summits era iniziato nel 1993, con il tentativo di salita dell'Aconcagua insieme a Lorenzo Mazzoleni. Nel frattempo, Moro ha costruito una delle carriere più importanti dell'alpinismo contemporaneo, legando il proprio nome soprattutto alle spedizioni himalayane invernali e all'attività di soccorso in elicottero in Nepal. Il Denali rappresentava l'ultimo tassello mancante di un progetto portato avanti senza particolare enfasi mediatica, quasi sullo sfondo rispetto alle grandi sfide che hanno caratterizzato il percorso di Moro.
Tra i suoi risultati più significativi figurano le prime ascensioni invernali dello Shishapangma nel 2005, del Makalu nel 2009, del Gasherbrum II nel 2011 e del Nanga Parbat nel 2016: quattro imprese che ne hanno fatto uno dei protagonisti assoluti dell'alpinismo himalayano degli ultimi decenni.
Obiettivo Manaslu
L'alpinista bergamasco guarda però già al futuro. Nella stessa intervista a Lo Scarpone aveva infatti ribadito che il Manaslu resta un "conto aperto" e che il ritorno sulla montagna nepalese continua a essere uno degli obiettivi principali della sua attività. “A ottobre invece torno sul Manaslu: l'ho provato sempre e solo d'inverno e ora voglio andarci in autunno, la stagione più favorevole per salirlo e valutare le condizioni, sia mie che sue. Poi se questa valutazione sarà favorevole, riproverò la salita invernale, magari immediatamente successiva, restando lì per tutto il tempo che occorre” aveva detto nell'intervista.