Valsavarenche, l'associazione guardiaparco esprime la propria contrarietà

Per Guido Baldi, che presiede il gruppo nazionale dei rappresentanti la categoria, escludere zone antropizzate è un errore. “Vedo solo la possibilità di nuove edificazioni con procedure più semplificate e il rischio di aperture ad un ritorno dell'attività venatoria”.
Valsavarenche

 

"Dal punto di vista della associazione Guardiaparco Italiani è una proposta pericolosa che introduce un vulnus nel concetto stesso di Parco Nazionale". Non usa mezzi termini Guido Baldi a proposito dell’ipotesi di escludere il fondovalle del comune di Valsavarenche dai confini del Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Baldi parla a nome dell’associazione Guardiaparco Italiani, di cui è presidente, che si è costituita lo scorso anno per raccogliere le istanze di donne e uomini in divisa verde impiegati nelle aree protette di tutto lo stivale. La sua è una testimonianza tecnica, di chi presidia quotidianamente il territorio con l’obiettivo di tutelarne gli equilibri ecologici. Il guardiaparco studia la natura, educa le persone a rispettarla e all’occorrenza ricorre alle sanzioni quando una norma viene violata. Pur rappresentando una forza pubblica, quello dei guardiaparco è un corpo generalmente considerato favorevolmente dai cittadini anche perché tradizionalmente cura la prevenzione oltre alla repressione. D’altronde un reato commesso ai danni del patrimonio ecologico colpisce la collettività intera e spesso non si può risarcire.

Motivazioni non convincenti

Perché siete contrari a escludere le zone antropizzate dal Parco?

Sto cercando di capire quali potrebbero essere i vantaggi per la popolazione residente. Sinceramente ci vedo solo la possibilità di nuove edificazioni con procedure più semplificate e il rischio di aperture ad un ritorno dell'attività venatoria. Ma per una categoria come la nostra che si occupa di tutela dell’ambiente sono due motivi inaccettabili. Si pensa realmente di imprimere alla Valsavarenche un modello turistico simile a quello delle grandi stazioni turistiche delle Alpi? Sarebbe un terribile autogol perché quel territorio si caratterizza per il suo valore ecologico, per il turismo naturalistico senza gli oltre cento anni di Parco chi conoscerebbe una valle isolata e poco abitata come la Valsavarenche? E poi, vi immaginate cosa significherebbe sentir sparare proprio lì, nel cuore del Parco Nazionale più antico d’Italia? La Valsavarenche è probabilmente la valle del parco con il maggior numero di stambecchi, e nei mesi invernali il fondovalle è fondamentale per la sopravvivenza di questa specie.

 

“Vedo solo la possibilità di nuove edificazioni con procedure più semplificate e il rischio di aperture ad un ritorno dell'attività venatoria”. Guido Baldi

I residenti della Valsavarenche però si sentono vessati dalle norme imposte dal Parco.

La realtà è che eliminando il Parco non scompaiono i problemi. Intanto perché restano i vincoli dettati dai piano regolatori, dalla soprintendenza e dalle leggi nazionali e dalle direttive comunitarie che non permettono di fare tutto ciò che si vuole. Bisogna ricordare che quel territorio rimarrebbe comunque all’interno di un sito della Rete Natura 2000 istituito dall’Unione Europea che impone una serie di limitazioni alle attività umane più impattanti sugli equilibri naturali. Infine desta sospetto l’estensione del territorio che verrebbe escluso dal Parco: si parla non solo delle zone antropizzate, ma di una porzione del fondovalle che raggiunge i 2000 metri di quota, ben oltre la presenza delle abitazioni e il termine della strada carrozzabile in frazione Pont.

 

“Desta sospetto l’estensione del territorio che verrebbe escluso dal Parco: si parla non solo delle zone antropizzate, ma di una porzione del fondovalle che raggiunge i 2000 metri di quota”.

In generale, qual è il ruolo del guardiaparco in questo tipo di diatribe?

Il primo e principale compito di un guardiaparco e fare rispettare la legge. Ma la funzione degli Enti parco in tutta Italia è tutelare l’ambiente e le attività umane all’interno dei propri confini. Infatti, tradizionalmente i guardiaparco si sono sempre adoperati per favorire le persone che vivono e lavorano all’interno delle aree protette. Penso che il motivo della generale buona reputazione di cui gode la nostra categoria venga proprio dalla vicinanza che abbiamo saputo dimostrare sia a coloro che frequentano la montagna per svago, sia ai residenti. Sono sicuro che i colleghi guardaparco del Parco Nazionale del Gran Paradiso, che hanno una tradizione di corpo con oltre 100 anni di storia, non sono un’eccezione.

Che tipo di turismo vogliamo?

Qual è il valore aggiunto che la presenza di un Parco deve portare al territorio?

Dalla nostra esperienza possiamo dire che in generale la presenza di un Parco porta sviluppo e soldi. Non possiamo negare che le attività ricettive della Valsavarenche si basano sul turismo naturalistico e alpinistico che lì sono particolarmente sviluppati proprio grazie al Parco. E non dimentichiamo i grandi investimenti che sono stati attivati proprio dall’Ente, tra cui la creazione del centro Acqua e Biodiversità di Rovenaud con le splendide lontre e i tanti eventi di educazione ambientale. Anche da un punto di vista del dissesto idrogeologico il Parco si è adoperato prima di tutto per la sicurezza delle persone autorizzando e realizzando grandi opere di gestione territoriale che indubbiamente hanno avuto anche un impatto notevole sull’ambiente. Quindi non è assolutamente vero che il Parco fermi o rallenti le grandi opere e gli investimenti, forse è vero proprio il contrario, il parco porta attenzione a livello nazionale ad un territorio che altrimenti sarebbe dimenticato. Proteggere l’ambiente significa perseguire un interesse collettivo a livello locale e a livello nazionale.