Veduta della frazione di Maisonnasse, nel comune di Valsavarenche © Hagai Agmon-Snir, wikicommons
Mario Vaccarella
La rinnovata richiesta, avanzata dalla giunta di Valsavarenche, di modificare i confini del Parco Nazionale del Gran Paradiso per estromettere il centro abitato e ulteriori terreni, ha suscitato un ampio e sentito dibattito. Dopo avere parlato con i residenti - e quindi andando oltre le evidenze suggerite dalla petizione portata all'ente parco l'anno scorso- possiamo affermare con fondata convinzione che la quasi totalità della popolazione è favorevole all'esclusione dell'abitato dal Parco. Le motivazioni espresse hanno a che vedere soprattutto con difficoltà di stampo burocratico e con norme che renderebbero più complessi interventi di tipo edilizio come ristrutturazioni o modifiche rispetto allo status quo. Ma incidono anche spinte autonomiste e rivendicazioni su progetti ambientali che vengono percepiti come "calati dall'alto" fin dal secolo scorso.
Allo stesso tempo, nel corso delle nostre ricerche, abbiamo sentito anche studiosi, ricercatori e figure professionali che a vario titolo operano non solo all'interno del Comune, ma sull'intero territorio nazionale, per esempio l'associazione nazionale dei guardiaparco. Dalla categoria è giunta invece una voce fortemente contraria a qualsiasi modifica dei confini: è emersa una preoccupazione forte sulla possibilità che una apertura a una ridefinizione del territorio incluso nel Parco - anche a fronte di eventuali compensazioni di superficie- possa in buona sostanza celare tentazioni di stampo edilizio o imprenditoriale in contrasto con la necessità di preservare l'ambiente naturale.
Un difficile equilibrio
Le forze che vanno a contrapporsi sono in buona sostanza le stesse che da anni agitano il dibattito sui confini e la gran quantità di lettere ricevute in redazione - alcune anonime, ragione per cui non le abbiamo pubblicate, altre ridondanti- testimonia che siamo di fronte a un tema molto sentito.
In questo contesto, Mario Vaccarella, componente aggiunto del comitato direttivo centrale del CAI con delega all'ambiente e ai parchi, ritiene che sia fondamentale trovare un equilibrio. "Il parco nazionale del Gran Paradiso, pur essendo stato istituito nel 1922, segue i principi della legge statale del 1991 sulle aree protette, la numero 394. La scelta di inserire i centri abitati è storici nei confini del Parco, è stata sempre molto dibattuta e oggetto di valutazioni differenti. Per esempio, in Sicilia, la legge regionale del 1981, ancor prima della legge nazionale, ha collocato fuori i centri abitati e storici". Vaccarella rappresenta anche il Club Alpino Italiano presso il consiglio regionale protezione patrimonio naturale della Regione Siciliana, che esprime pareri sui parchi regionali e ne cura le istruttorie dei confini e zone di protezione. Da qui la sua sensibilità storico/ambientale sulle vicende di un passato che unisce, per casistiche, il Nord al Sud del Paese.
“La scelta di inserire i centri abitati è storici nei confini del Parco, è stata sempre molto dibattuta e oggetto di valutazioni differenti”. Mario Vaccarella
Un contesto unitario
Per Vaccarella, la normativa nazionale vanta diversi vantaggi, che vanno al di là della semplice volontà di uniformare le regole sul territorio. "La scelta fatta a livello nazionale, la giudico molto positiva, organica e più in linea con le scelte di protezione ambientale e cura dei centri storici, che non sono avulsi dal contesto generale dell’area protetta. Infatti, la norma prevede incentivi particolari all’art. 7 della legge 394 per la cura e ristrutturazione/restauro dei centri che fanno parte dell’area protetta".
“Giudico molto positiva, organica e più in linea con le scelte di protezione ambientale e cura dei centri storici la scelta fatta a livello nazionale”.
Non basta però avere le norme, che non possono prescindere dalla loro corretta attuazione. "Importante, in questo processo di confronto fra amministrazioni comunali ed enti Parco, è avviare proprio quei processi, con un buon regolamento del Parco e il relativo piano, che può prevedere incentivi efficaci. È necessario inserire degli strumenti che consentano questi interventi, sia sul patrimonio pubblico che privato, con più velocità e meno burocrazia, anche alla luce del decreto del 2017, che ha consentito maggiore flessibilità. Tornare indietro su questi aspetti, consolidati negli anni , non aiuta la comunità, anzi può creare maggiore confusione e distacco dall’area protetta, che invece deve essere sentita propria dai cittadini".
“Auspico che l’ente parco mantenga i confini attuali e faccia in modo di attuare tutte quelle azioni amministrative per rendere la vita burocratica più semplice ai cittadini”.
Un dialogo effettivo
Vaccarella auspica, nello specifico, una minore conflittualità e maggiore collaborazione. "Maggiore dialogo fra amministratori dei comuni ed enti parco è la chiave di tutto, con la comunità del parco che deve fare da cerniera e creare dialogo e scelte sensate, vicine ai cittadini, in linea con le direttive di protezione e sviluppo economico, sociale e ambientale. Nel caso specifico del Comune di Valsavaranche, auspico che l’ente Parco mantenga i confini attuali e faccia in modo di attuare tutte quelle azioni amministrative per rendere la vita burocratica più semplice ai cittadini, avvicinandoli alla gestione dell’area area protetta, rendendoli protagonisti".