Tra rischio e allucinazioni: 'Hologram Wall', nuova via in Alaska

Eli Spitulnik e Michael Telstad hanno aperto un nuovo itinerario sulla parete sud del Kichatna Spire, durante un' avventura di cinque giorni in parete. "Quante volte si può sfiorare la tragedia e continuare a dire che è andato tutto alla perfezione?"

Quattro notti senza dormire, oltre mille metri di terreno sconosciuto e una nuova linea che risale uno dei versanti più remoti dell'Alaska. Queste le premesse di Hologram Wall (5.9, M6+, WI5, A3R), la nuova via aperta da Eli Spitulnik e Michael Telstad sulla parete Sud del Kichatna Spire.

Il racconto della salita, condiviso sui social da Telstad, restituisce tutta la durezza di un'avventura al limite. "Quante volte si può sfiorare la tragedia e continuare a dire che è andato tutto alla perfezione? Abbiamo davvero fatto tutto nel modo giusto, se alla fine il margine di sicurezza si è ridotto a un filo di rasoio?", scrive l'alpinista.

Cinque giorni tra realtà e allucinazioni

La cordata ha trascorso cinque giorni in parete, dormendo complessivamente meno di sette ore. Una progressione continua che ha portato gli alpinisti ad affrontare circa 1.000 metri di terreno nuovo, tra pilastri strapiombanti, rampe, cenge e camini, fino a raggiungere la Black Crystal Arete e quindi la cresta sommitale.

L'itinerario è stato battezzato Hologram Wall (5.9, M6+, WI5, A3R), un nome nato dalle allucinazioni causate dalla privazione del sonno. "Suoni e visioni ci hanno fatto dubitare di ciò che fosse reale", racconta il protagonista. Nel suo resoconto compaiono immagini quasi surreali: "Conche selvagge, ghiaioni strapiombanti, allucinazioni con barboncini e una sorprendente assenza di cristalli neri". Quest'ultimo elemento sembra esser stato suggerito al subconscio degli alpinisti dal nome della Black Crystal Arete, meta che sembrava non arrivare mai durante la salita.

La sottile linea tra successo e incidente

Ma al di là dell'ironia, il racconto mette in luce anche la precarietà della situazione. Al termine della salita i due alpinisti avevano ormai esaurito le scorte di cibo: quanto è sottile il confine tra successo e incidente? "Se quella tempesta fosse arrivata con un giorno di anticipo, saremmo riusciti a uscirne? Eravamo già senza cibo", si legge nel post.

L'esperienza porta anche a una riflessione sul significato dell'alpinismo d'avventura. 

"Non riesco a capire fino in fondo come le persone facciano di questo tipo di alpinismo un'abitudine. È una delle cose che amo di più, eppure in fondo so che è una questione di probabilità: puoi fare tutto nel modo più sicuro possibile, ma qualcosa può comunque andare storto"

Una consapevolezza preziosa nel mondo dell'alpinismo contemporaneo, dove spesso si tende a mettere in luce i successi senza sottolineare i rischi che gli alpinisti si prendono quando portano avanti questo genere di scalate. Fondamentale, infine, si è rivelato il recupero aereo organizzato da Talkeetna Air Taxi, arrivato all'ultimo momento. "Senza di voi saremmo ancora lassù, fradici e terribilmente affamati", conclude il messaggio di ringraziamento.

Il Kichatna Spire

Situato nel settore sud-occidentale della catena dell'Alaska, all'interno del Parco Nazionale di Denali, il Kichatna Spire è una delle montagne più spettacolari e meno frequentate del Nord America. Le sue pareti di granito, alte fino a oltre 1.500 metri, emergono da un ambiente estremamente isolato e sono considerate tra i terreni più impegnativi dell'alpinismo d'esplorazione.

La parete sud è rimasta a lungo quasi inesplorata. Prima di Hologram Wall, l'unica linea conosciuta raggiungeva la vetta sfruttando uno sperone sul versante orientale prima di innestarsi sulla cresta sommitale. La nuova via rappresenta quindi un'importante aggiunta alla storia alpinistica del massiccio. 

Gli alpinisti

Michael Telstad è un alpinista e sciatore statunitense noto per le sue spedizioni in ambienti remoti, dall'Alaska alle grandi catene asiatiche. Negli ultimi anni si è distinto per uno stile leggero e orientato all'esplorazione, privilegiando aperture di nuove vie e ascensioni su montagne poco frequentate. Eli Spitulnik, anch'egli statunitense, appartiene alla nuova generazione di alpinisti impegnati nelle grandi pareti di misto e ghiaccio. Ha all'attivo numerose ascensioni in Alaska e sulle Montagne Rocciose, distinguendosi per un approccio essenziale e per l'interesse verso itinerari tecnici e poco ripetuti. Negli ultimi anni ha formato con Telstad una cordata affiatata, con cui ha realizzato diverse spedizioni di esplorazione in ambiente artico e subartico.