La Scalet-Bettega © Giovanni Ravizza
La Scalet-Bettega © Giovanni Ravizza
La Scalet-Bettega © Giovanni Ravizza
La Scalet-Bettega © Giovanni Ravizza
Idee per arrampicare si divide tra itinerari nuovi e vie classiche, magari meno battute rispetto ad altre, che possono diventare uno spunto valido per trascorrere una giornata a scalare, sempre con la massima soddisfazione.
Nei giorni scorsi, Giovanni Ravizza è stato con un cliente in Dolomiti, nel gruppo delle Pale di San Martino. Tra le vie ripetute, la Scalet-Bettega al Sass d'Ortiga (V/V+, A1, 450 metri) e la Wiessner a Cima del Coro (TD, 400 metri, VI max). La guida alpina piemontese ha dovuto fare un piccolo reset delle proprie abitudini alpinistiche, una volta a contatto con il calcare delle Dolomiti. "Per noi che veniamo da ovest e siamo soliti scalare su una roccia diversa, ci vuole un attimo a prendere le misure". Su alcune vie la chiodatura è minima e non è immediato orientarsi in parete, capire dove passare. per esempio sulla Scalet-Bettega: aperta da Samuele Scalet e Aldo Bettega il 15 ottobre 1961, rappresenta il primo itinerario che vince direttamente la parete sud ovest. La via cerca i punti più deboli della parete, regalando un'arrampicata sempre varia, ma che richiede un certo intuito. Il diedro della sesta lunghezza ripaga i ripetitori delle peripezie richieste per raggiungerlo.
Una chiodatura vecchio stile
"Sulla prima lunghezza c'era un chiodo solo su 40 metri, ma comunque dove è più impegnativa, nei due tiri chiave, i chiodi ci sono. Per il resto li trovi principalmente alle soste. Il metro è quello delle Dolomiti e delle vie di un tempo. Bisogna sapersi orientare. La roccia del primo tiro non è eccelsa, per il resto invece è buona. La scalata è varia: si va dai muri a tratti più facili ben appigliati, diedri, un traverso facile. Il primo chiave è dato da uno strapiombo, il secondo è un meraviglioso diedro in fessura".
"Il secondo chiave è un meraviglioso diedro in fessura". Giovanni Ravizza
La via Wiessner a Cima del Coro
Portata a casa la Scalet-Bettega, Ravizza ha puntato una via che non aveva mai salito, sulla Cima del Coro, la Wiessner. "Al corso guide avevo fatto la 'Frisch-Corradin' alla Pala del rifugio, ma questa ce l'avevo sulla lista delle vie che avrei voluto fare. Forse è anche più bella della Scalet-Bettega".
“La variante sale un muro con roccia pazzesca, invece che salire per un camino orripilante”.
Aperta nell'estate del 1927, è la via più impegnativa tra quelle tracciate da Wiessner in valle. Sulla parete si snoda con grande logica ed è anche conosciuta come Diedro Wiessner, per via del tiro più bello e impegnativo che la caratterizza, un VI pieno dell'epoca. "Abbiamo salito la via originale, a parte una variante che è stata aperta dove Wiessner era passato per un camino orripilante. Al tempo avevano l'abitudine di infilarsi ovunque, dove non vedi nemmeno la luce. La variante invece prende un traversino a destra, leggermente in discesa e poi sale uno o due tiri su un muro, con roccia pazzesca. La via è molto particolare perché a un certo punto, verso la cima, ti infili dentro un buco ed esci dall'altra parte, sotto lo strapiombo".