La ex Ferrata Brizio, ora Ferrata dei Ginepri © CAI TeramoDa venerdì 4 settembre, la Ferrata dei Ginepri, la storica ex Ferrata Brizio del Gran Sasso, è ufficialmente chiusa. Con un'ordinanza il sindaco di Pietracamela, Antonio Villani, ha disposto dalle ore 13 la temporanea interdizione alla fruizione alpinistica del percorso, in località Sella del Brecciaio, "fino a nuove disposizioni". Il provvedimento segue una segnalazione del Reparto Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga dei Carabinieri Forestali, protocollata il primo settembre, relativa al danneggiamento di parte della ferrata, e la successiva richiesta di chiusura avanzata dalla sezione "Gran Sasso d'Italia" del Cai di Teramo per ragioni di pubblica incolumità.
Una decisione inevitabile di fronte al deterioramento delle attrezzature. Ma anche l'ennesimo campanello d'allarme su un tema che sul Gran Sasso si ripresenta ormai con una certa regolarità: quello della manutenzione dei percorsi attrezzati d'alta quota.
Una ferrata sistemata meno di dieci anni fa
La Ferrata dei Ginepri attraversa uno degli ambienti più spettacolari del gruppo centrale del Gran Sasso, consentendo il collegamento tra la zona della Sella del Brecciaio e il Vallone dei Ginepri, tra Corno Grande e Corno Piccolo.
Non si tratta, però, di un'infrastruttura rimasta immutata per decenni. Le vie ferrate del massiccio sono state interessate a partire dal 2017 da un importante intervento di "sistemazione e valorizzazione di parte della sentieristica del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga", che prevedeva la fornitura e posa di nuovi elementi in acciaio per il ripristino delle ferrate Brizio, Danesi, Ventricini, Ricci, Bafile, Vetta Orientale e di alcuni settori del Sentiero del Centenario. Gli atti dell'Ente Parco collocano l'avvio del progetto nel luglio 2017, con attività protrattesi negli anni successivi.
La storia della Brizio fu, peraltro, travagliata fin dall'inizio. Nel settembre 2018 il Parco comunicò il collaudo positivo delle ferrate Danesi, Ventricini, Ricci, Bafile e Vetta Orientale, mentre proprio la Brizio rimase esclusa: alcuni elementi appena installati risultavano già danneggiati dagli eventi atmosferici e la via non poteva quindi essere dichiarata agibile.
Seguirono nuovi interventi e ulteriori manutenzioni. Nel 2021 l'Ente Parco acquistò ancora materiale specialistico destinato alle ferrate e, nel 2023, in occasione del cambio di denominazione da Brizio a Ginepri, il CAI di Teramo spiegava che le vie erano state sottoposte da poco più di un anno a collaudo con esito positivo.
La nuova criticità, inoltre, non arriva completamente inattesa. Il 29 agosto 2025 lo stesso Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga aveva pubblicato una comunicazione relativa allo "stato di ammaloramento" della Ferrata dei Ginepri nel tratto finale lato Corno Piccolo, precisando allo stesso tempo di non essere proprietario della ferrata e di non disporre di personale tecnico deputato alla certificazione della sua sicurezza.
A poco più di un anno da quella segnalazione si è arrivati ora alla chiusura.
Il precedente del Sentiero del Centenario
Ed è difficile non allargare lo sguardo qualche chilometro più a est, verso un altro itinerario simbolo del Gran Sasso: il Sentiero del Centenario.
Realizzato nel 1974 dalla sezione CAI dell'Aquila per celebrare il centenario della propria fondazione, il percorso segue la grande dorsale orientale attraversando Brancastello, Torri di Casanova, Infornace, Prena e Camicia. Una lunga traversata in quota, severa e spettacolare, nella quale si alternano tratti escursionistici e passaggi attrezzati.
Nel 2024 lo stato di degrado di alcune di queste attrezzature ha portato diversi Comuni ad adottare provvedimenti interdittivi. Il Comune di Castelvecchio Calvisio, con l'ordinanza sindacale n. 7 del 19 aprile 2024, ha disposto la chiusura al transito del tratto ricadente nel proprio territorio e vietato l'utilizzo delle attrezzature presenti, ritenute non più pienamente efficienti ai fini della sicurezza. Il provvedimento faceva seguito a una ricognizione dei Carabinieri Forestali e alle segnalazioni sullo stato di ammaloramento del percorso.
Analogo provvedimento venne adottato dal Comune di Carapelle Calvisio. Anche il Comune dell'Aquila chiuse inizialmente, con l'ordinanza n. 39 del 23 maggio 2024, il proprio settore da Vado di Corno verso le Torri di Casanova, ma quella disposizione fu successivamente revocata con l'ordinanza n. 61 del 27 giugno 2024, riaprendo il tratto da Vado di Corno a Vado di Piaverano.
Per questo oggi non è esatto parlare di un Centenario integralmente chiuso: il settore da Vado di Corno, attraverso il Brancastello, fino alle Torri di Casanova risulta percorribile, mentre permangono le interdizioni sui tratti interessati dalle ordinanze di Castelvecchio Calvisio e Carapelle Calvisio. Ma il risultato, per chi guarda al Centenario nella sua natura originaria di grande traversata, cambia poco: uno degli itinerari più rappresentativi dell'Appennino non è ancora tornato alla sua piena e continua fruibilità.
Proprio alle Torri di Casanova iniziano alcuni dei passaggi attrezzati più caratteristici del percorso, lungo la Ferrata Famigliari, mentre ulteriori attrezzature accompagnano la prosecuzione verso Infornace e Prena. Sono infrastrutture che, per esposizione, quota e condizioni climatiche, richiedono necessariamente controlli e manutenzione periodica.
La fabbrica di ordinanze
Qualcosa, finalmente, si è mosso. Nell'autunno 2025 Regione Abruzzo, Comuni, Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, CAI e Collegio delle Guide Alpine hanno avviato un percorso condiviso per il recupero del Centenario, individuando il Comune dell'Aquila come capofila per gli interventi di rimozione delle parti ammalorate e successivo ripristino. Nel corso del 2026 diversi Comuni hanno poi approvato la convenzione per la manutenzione, il recupero e la valorizzazione dell'intero Sentiero Attrezzato del Centenario.
È un passaggio importante e va riconosciuto. Così come va riconosciuto che mantenere attrezzature metalliche sopra i duemila metri, esposte per dodici mesi all'anno a neve, ghiaccio, escursioni termiche e scariche di pietre, è tutt'altro che semplice. È opportuno però effettuare una distinzione.
La chiusura di fronte a un pericolo è un atto doveroso. Non può però diventare, soprattutto nel lungo periodo, il surrogato della manutenzione. Sul Gran Sasso le vie ferrate e i grandi sentieri attrezzati non sono soltanto infrastrutture sportive: sono parte della storia dell'alpinismo appenninico, strumenti di conoscenza del territorio e, non da ultimo, elementi importanti dell'economia e della frequentazione consapevole della montagna.
Vedere oggi la Ferrata dei Ginepri chiudere per un ancoraggio fuori sede mentre, poco più in là, si attende ancora di restituire integralmente agli escursionisti il Sentiero del Centenario lascia quindi una sensazione difficile da ignorare. La speranza è che questa volta l'attesa sia breve. E che, accanto alla necessaria cultura della sicurezza e alle inevitabili ordinanze, riesca finalmente a consolidarsi anche una cultura della manutenzione programmata. Perché una montagna tutelata non è soltanto una montagna sulla quale si vieta di passare quando qualcosa si rompe. È, prima di tutto, una montagna di cui ci si prende cura prima che accada.