Vivere senza clorofilla: orchidea nido d'uccello, una scelta controcorrente

La vita sul nostro pianeta segue delle regole condivise proprio perché risultano vincenti. Ogni tanto però qualche specie sperimenta delle vie alternative e si specializza in modo alternativo ma pressoché perfetto

Le orchidee sono piante erbacee straordinarie, caratterizzate dall’essere perenni, ossia da avere un ciclo vitale che dura più di due anni. Non è certo questo connotato, comune a molti vegetali, a renderle speciali, ma bensì la complessità dei loro fiori, che non di rado imitano altri fiori o elementi naturali. È questa una strada che l’evoluzione ha percorso per far sì che più animali impollinatori siano attratti e in grado di trasportare in modo inconsapevole quella “polverina magica”, il polline appunto, verso altre orchidee della stessa specie e portare avanti così tutti i discorsi riproduttivi. Le complessità ecologiche delle orchidee e le relazioni con le altre specie viventi sono davvero molteplici, fantasiose e bizzarre, non basterebbe un libro intero per descriverle tutte.

Tanto per dare due numeri e immaginare quale possa essere la diversità di questo gruppo vegetale si può far la conta delle specie della famiglia a cui appartengono (Orchidaceae): oltre 25.000 specie e oltre 60.000 tipologie diverse se si conteggiano i vari ibridi. La famiglia è cosmopolita, vantando specie che vivono oltre il Circolo Polare Artico e altre in Patagonia, con una grande concentrazione nelle aree più calde. Gli ambienti colonizzati sono i più disparati, dalle colate laviche islandesi alle foreste tropicali, passando per le praterie e i boschi montani di quasi tutto il mondo. Alcune sono addirittura epifite, ossia crescono sopra ad altri vegetali.

Una scelta di colori

Se pensiamo a un vegetale qual è il primo colore che ci viene in mente? È per forza di cose il verde! Un cromatismo che non è lì per vezzo, ma che è la base su cui poggia tutta la storia evolutiva del Regno Plantae, rifacendosi inequivocabilmente alla chimica che regola la clorofilla, la “molecola magica” che consente la fotosintesi clorofilliana. Tramite questa reazione chimica le piante riescono a trasformare l’anidride carbonica in ossigeno e materia organica, quella che costituisce poi il loro corpo. Il motore che muove tutto questo affascinante e invisibile lavoro è la luce, quella che giunge a noi, ben filtrata, dal Sole. 

Una faggeta, ambiente ideale per la crescita dell'orchidea nido d'uccello. Il colore verde delle foglie è dato dalla clorofilla © Denis Perilli

Chi va controcorrente

I nostri boschi, in particolar modo quelli di faggio, ospitano un’orchidea davvero singolare, la Neottia nidus-avis, nota con il nome comune di “nido d’uccello”. Si tratta di una specie acloroffila (cioè priva di clorofilla) che deve la propria sopravvivenza alla simbiosi con dei funghi, rinvenibili a livello radicale e sulle cellule più superficiali dello strato corticale, che forniscono i nutrienti di cui essa ha bisogno. 

Essendo sprovvista di clorofilla, questa pianta non è verde, anzi è contraddistinta da un cromatismo marroncino chiaro che la porta a confondersi con le foglie secche del sottobosco. Risulta essere, quindi, un vegetale non molto appariscente (se visto da lontano), ma se si ha la fortuna di incontrarlo durante un’escursione, vale la pena di soffermarsi per osservare nei dettagli le curiose conformazioni delle sue fioriture, anche loro, ovviamente, dello stesso colore del fusto.

E le foglie? Eliminate! Non ci sono più! A cosa servirebbero? Nelle altre piante costituiscono un supporto con ampia superficie perfetto per attivare le reazioni chimiche che coinvolgono la clorofilla, ma se quest’ultima viene a mancare anche le foglie non hanno più senso di esserci.

Nel suo complesso, l’orchidea nodo d’uccello raggiunge in media i 20-30 cm di altezza, che si vanno a sommare al rizoma, la parte ipogea, ovvero che sta sotto terra.

Come già detto in precedenza il suo ambiente idoneo è la faggeta, sta bene infatti in ambienti freschi e ombrosi, dove l’umidità viene conservata nel terreno. Solitamente si può rinvenire dal piano collinare fino ai 1500 m di quota, nei boschi di tutta la penisola.

Quasi invisibile fra le foglie secche: è l'orchidea nido d'uccello © Denis Perilli

Guardare ma non toccare

Tutte le oltre 200 specie di orchidee presenti nel suolo italiano sono protette da leggi regionali, nazionali e dalla Convenzione di Washington (CITES). Sono tutte belle, anzi meravigliose, fotografiamole ma non strappiamole, sono un dono che merita di rimanere lì a impreziosire (per tutti) il nostro amato pianeta Terra.

I fiori inusualmente poco colorati dell'orchidea nido d'uccello © Denis Perilli