William Boffelli sul FKT al Monte Bianco: “I record sono fatti per essere battuti”

Lo scialpinista commenta il nuovo record firmato da Jacquemoud ed Equy, a breve distanza dal nuovo primato siglato proprio con il francese sull'alta via Chamonix-Zermatt. "Con Mathéo abbiamo condiviso diversi progetti. Per queste prestazioni bisogna conoscere bene la montagna, cambia di continuo"


“Mathéo è un amico, mi fa piacere che sia stato lui a riprenderselo”. Commenta così William Boffelli il nuovo fastest known time di salita e discesa dal Bianco firmato da Mathéo Jacquemoud e Samuel Equy nei giorni scorsi. Il tempo di 4 ore, 41 minuti e 24 secondi siglato dai francesi dalla chiesa di Chamonix alla vetta d'Europa (4.809 m) e ritorno abbassa di circa due minuti il limite precedente, firmato dallo scialpinista italiano meno di un anno fa.

Di record in record

Poche settimane prima, proprio con Jacquemoud, Boffelli aveva già siglato un altro primato importante: il FKT sulla Haute Route Chamonix–Zermatt, uno degli itinerari più iconici dello scialpinismo: 103 chilometri e oltre 8000 metri di dislivello positivo completato in 13 ore e 27 minuti soffiando il record a Benjamin Vedrines e Samuel Equy. Una dinamica di continui miglioramenti e “rincorse” tra questi atleti che strappa un sorriso a Boffelli e, secondo lui, fa parte naturale di questo tipo di sfide. “Con Mathéo Jacquemoud abbiamo condiviso diversi progetti, tra cui  la traversata Chamonix–Zermatt ad inizio aprile. Sono contento sia stato lui a firmare l'FKT sul BIanco, ma come dico sempre i record sono fatti per essere battuti”. La palla, dunque, ora è di nuovo a lui.

“Matheo e Samuel sul Bianco hanno fatto un grande tempo, ma penso che si possa ancora migliorare - commenta -. L’anno scorso non ero stato particolarmente fortunato con le condizioni: la quota neve per gli sci era a 2200 metri, mentre loro hanno sciato fino a 1800: ben 400 metri più in basso. Sul tempo finale fa differenza. Pensavo potessero abbassarlo anche di più. Quindi sì, penso che si possa fare meglio, anche se non è affatto semplice come dirlo”.

"Con Mathéo Jacquemoud abbiamo condiviso diversi progetti in montagna: certi record nascono tra amici, ma sono fatti per essere continuamente riscritti" (William Boffelli)

Tempismo e conoscenza

Per Boffelli, la variabile decisiva resta sempre la stessa: le condizioni. “Serve essere in forma, ovviamente, ma senza condizioni favorevoli, sia in alto che in basso, diventa tutto più difficile. Conta tantissimo trovare il momento giusto”.

In questo tipo di progetti anche la conoscenza dell’itinerario diventa fondamentale.“Bisogna conoscere l’itinerario nei dettagli e provarlo, sapere dove passare - aggiunge -. Il ghiacciaio cambia continuamente, quindi l’esperienza è fondamentale sia per guadagnare tempo sia per la sicurezza. Non è solo una questione di prestazione, ma anche di scegliere le linee giuste ed evitare rischi”.

“Bisogna conoscere l’itinerario nei dettagli e provarlo, sapere dove passare - aggiunge -. Il ghiacciaio cambia continuamente".

Il suo primo record, racconta, è nato quasi per necessità più che per ambizione sportiva. “Era il periodo del Covid. Cercavo uno stimolo per allenarmi e ho pensato di fare qualcosa di diverso. Ho scelto un percorso vicino a casa: il pizzo del Diavolo sulle Orobie. Mi è piaciuto perché non è come una gara, dove devi presentarti il tal giorno e seguire le regole: nei record devi decidere tutto tu, quando partire, che materiale usare, come gestire il percorso. C’è molto più coinvolgimento”. Il record di salita al Pizzo del Diavolo di Tenda (2.914 m) è stato siglato nell'agosto 2020: Boffelli ha impiegato 1h35’27” salendo dalla Val Brembana, salendo da Carona passando dal Rifugio Calvi lungo la via Antonio Baroni.

Oggi Boffelli alterna gare agonistiche e progetti personali, ma non ha dubbi su cosa lo stimoli di più. “Con i record c’è più ingaggio, perché c’è sempre qualcosa di nuovo da costruire. Le gare restano importanti, ma nei record c’è più libertà e creatività”.

“Quello che facciamo è un gioco, bellissimo, ma resta un gioco. Non vale mai la pena mettere a rischio la propria sicurezza o quella degli altri”.

Ma come si gestisce il rischio, comunque presente quando ci si muove in alta quota, in prove del genere? “Innanzitutto si va quando le condizioni sono buone. Non avrebbe senso tentare queste cose con il brutto tempo. E bisogna conoscere l’ambiente in cui ci si muove, essere veloci ma anche consapevoli. In ogni caso non siamo mai completamente soli, c’è sempre qualcuno che ci supporta lungo il percorso. La prudenza non va mai abbandonata: alla fine, si tratta di un gioco - conclude -. Un gioco bellissimo, ma sempre un gioco. Non bisogna mai dimenticare che la sicurezza viene prima di tutto: la nostra e di chi è con noi. Spesso sulla sicurezza ci sono polemiche, ma chi critica non conosce davvero cosa c’è dietro: preparazione, esperienza, valutazioni. Sono cose che non si vedono, ma fanno la differenza. In ogni cosa, ognuno deve sempre rapportarsi al proprio livello, alle proprie capacità tecniche e alla propria esperienza”.

Boffelli è reduce dalla vittoria al Trofeo Parravicini, conquistata con Federico Nicolini:Per me questa gara che per me ha un valore speciale. Ci siamo riconfermati campioni italiani ed è la gara di casa: su quelle montagne mi sono avvicinato allo scialpinismo, e mi sono innamorato di questo sport”.

Sugli obiettivi a medio termine, nessun programma rigido. “Siamo a fine stagione, valuto qualche progetto interessante ma sto già guardando alla stagione estiva dove mi dedicherò alla corsa, cercando di fare buoni risultati anche lì. Alla fine si tratta sempre di divertirsi”.

Accanto all’attività sportiva, Boffelli - classe 1993 - porta avanti anche il lavoro in montagna: collabora con la Fondazione Montagna Sicura occupandosi di monitoraggio dei ghiacciai in Valle d’Aosta, un ambito che unisce direttamente la sua attività professionale alla conoscenza dell’ambiente alpino.