'Zanzara e labbradoro': Roberto Bassi, lo spirito che danza leggero sulla roccia

In 'Pagine verticali' ospitiamo il libro di Lia e Marianna Beltrami: la storia di uno scalatore che ha segnato un'epoca, senza mai volere lasciare una traccia troppo evidente del proprio passaggio. "Devi prendere quello che c'è di buono, interpretarlo, e poi andare avanti più leggero".

 

Domani, 27 luglio, Roberto Bassi avrebbe compiuto 65 anni. Nasce a Milano, ma con la città non ha mai davvero niente a che fare. Non con la metropoli, poco anche con Trento, perché la sua fuga verso il calcare della Valle della Sarca avviene già nei primissimi anni '80, dopo diverse esperienze in Dolomiti (compreso un brutto volo) e un viaggio in Yosemite che gli permette di ampliare i propri orizzonti di pensiero, oltre che affinare le tecniche di arrampicata.

Scalatore sopraffino e anima fragile

Pagine verticali ospita storie belle da leggere e tramandare, ma raccontare Roberto Bassi non è facile, come non è stato conoscerlo per chi ha vissuto con lui gli anni d'oro del free climbing in valle. Schivo, dedito alla scalata alla stregua di una religione, tante altre cose che qua non si possono riassumere. Ma c'è un libro, Zanzara e labbradoro, di Lia e Marianna Beltrami, che è riuscito a entrare nelle pieghe di molti ricordi. Si tratta di memorie delicate, leggere, quasi in punta di piedi, come Roberto sapeva danzare sulla roccia.

 

Tante foto dai colori sgargianti dell'epoca, stralci di diari, aneddoti, testimonianze di amici e scalatori che con lui hanno diviso sogni e corda: Zanzara e labbradoro è una bella via - ancora oggi decisamente impegnativa- sul Colodri, è il titolo del libro, è il libro stesso nella sua essenza che mescola fantasia e uno spirito infantile a un approccio rigoroso alla documentazione e all'arrampicata.

Capitoli come caramelle

Leggere il libro non può (ma probabilmente non è nemmeno nelle intenzioni) restituire una figura completa. Forse, tra l'altro, completa non era nemmeno l'immagine di partenza, la personalità a cui si legava. Tornando al libro, il volume è un insieme di capitoli che si possono gustare anche in ordine sparso, piccole incursioni nella dimensione intima di uno scalatore che non ha mai cercato la notorietà e che anzi, si può ben dire ne stesse alla larga, forse anche per timore di essere frainteso.

 

"Ogni cosa che vivi nella vita, bella, importante o dolorosa, non deve aggrapparsi a te e diventare un macigno insopportabile". Roberto Bassi

Non vogliamo eccedere nella proposta di estratti del libro, in questo caso più che in altri può bastare una frase, tratta da A tutta birra, capitolo dedicato agli inizi dell'arrampicata nella Valle della Sarca e nome di una via aperta alle Marmitte dei giganti da Roberto con Heinz Mariacher ,nell'autunno del 1982. Piccola nota a riguardo: oggi, sui siti, il monotiro è segnato come 7a, ma al tempo Bassi lo aveva catalogato ancora con la scala Welzenbach, grado VIII. "Ogni cosa che vivi nella vita, bella, importante o dolorosa, non deve aggrapparsi a te e diventare un macigno insopportabile. Devi prendere quello che c'è di buono, interpretarlo, e poi andare avanti più leggero".


Buona lettura e questa volta più che mai, allez!