
Tra i blocchi di pietra del santuario di Janna e Pruna, sui monti sopra Irgoli, il cammino si ferma per ascoltare il racconto dell’archeologa. Le murature del tempio, i reperti e gli spazi un tempo destinati ad accogliere i fedeli restituiscono una storia che appartiene allo stesso paesaggio attraversato dagli escursionisti. Da questo incontro tra sentieri e memoria ha preso forma l’iniziativa del CAI Nuoro, che domenica ha portato circa cinquanta partecipanti sui monti della Baronia, unendo la visita all’area sacra alla verifica della segnaletica del Sentiero Italia CAI.
Il cammino come occasione di conoscenza
La Sezione, presieduta da Tonino Ladu, ha coinvolto la propria Commissione sentieri e cartografia in un’escursione di circa sette ore, alla quale hanno partecipato anche dirigenti regionali del Club Alpino Italiano. Al centro della giornata, il legame tra la frequentazione della montagna e la conoscenza delle testimonianze culturali che custodisce.
Nell’area sacra di Janna e Pruna, sul monte Senes, la visita accompagnata dall’archeologa ha permesso di osservare l’edificio costruito con blocchi lavorati e disposti in filari regolari, il recinto sacro, o temenos, e gli spazi riservati all’accoglienza di chi raggiungeva il santuario. Il racconto ha richiamato la cultura dell’età del Bronzo e i reperti conservati nel museo di Irgoli: vasi in ceramica d’impasto, una spada votiva, un pugnaletto a codolo e un lingotto in rame.
Tra i graniti e gli antichi ovili della Baronia
Il punto di ritrovo degli escursionisti è stato la località Janna, sulla catena dei monti Remulis, a oltre seicento metri di altitudine. Da qui lo sguardo si apre sui paesi della Baronia, sul Montalbo e sul massiccio del Tuttavista. È il paesaggio attraversato dalla rete di percorsi che si collega al Sentiero Italia, con i punti tappa di Norghio e Galtellì e il cammino che prosegue verso Orosei e i monti di Dorgali.
Lungo le antiche carrarecce, sconnesse e segnate dal tempo, restano le tracce delle attività che hanno modellato questi luoghi. Da S’Abba Vritta e Janna Uneddu fino a Tanarghè si incontrano i ruderi degli ovili in pietra e una risorgiva, in un territorio che conserva ancora testimonianze del pascolo brado.
A Cuile Montesu, l’altipiano esposto ai venti è circondato da graniti erosi dalle intemperie. Le bandierine bianco-rosse del CAI accompagnano il passaggio attraverso questo ambiente aspro. Più in basso, tra Cuile Peramattia e Talachè, il sentiero ripercorre i tornanti utilizzati per il trasporto del carbone dalle antiche piazzole carbonaie, testimonianza dello sfruttamento dei boschi di fine Ottocento. Sullo sfondo si riconoscono le cime del Montalbo, con le punte Turuddò, Catirina, Ferulargiu e Punta Cupetti.
La cura dei sentieri passa dal territorio
La giornata è stata anche un’occasione per verificare la segnaletica orizzontale e verticale collocata dal CAI lungo i percorsi. Un lavoro che si affianca al confronto con le amministrazioni locali, interessate allo sviluppo della Rete Escursionistica di Sardegna e alla sua integrazione con il patrimonio culturale dei territori.
L’esperienza sui monti di Irgoli mostra quanto questi impegni siano legati: mantenere riconoscibile un sentiero significa consentire di raggiungere un luogo, ma anche offrire l’occasione per comprenderne la storia. Tra un santuario, un ovile e una vecchia carbonaia, l’escursionismo diventa così uno strumento di conoscenza e di cura della montagna.