Il turismo sostenibile per il rilancio economico dell’Appennino

Investire su una frequentazione esperienziale e a basso impatto è una richiesta che non arriva più dal solo mondo ambientalista. Un tema approfondito nella conferenza “Questa è la VIA” del comitato “Un altro Appennino è possibile”

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Un’immagine del Lago Scaffaiolo © Andrea Garreffa

Una serie di interventi a favore della promozione del turismo, lento, sostenibile ed esperienziale. Un turismo su cui puntare non solo per tutelare l’ambiente montano (specie quando ricade nei confini delle aree protette), ma anche per rilanciare l’economia delle zone montane, il lavoro, l’imprenditoria e dunque la qualità della vita dei residenti. Si è incentrata su questo tema la conferenza dell’altro giorno, denominata “Questa è la VIA”, indetta dal comitato “Un altro Appennino è possibile”.

Uno sviluppo “cieco” della montagna

Un evento online nel corso del quale è stato annunciato il ricorso al Tar contro la decisione della Regione Emilia-Romagna di non sottoporre a una Valutazione d’Impatto Ambientale il progetto della nuova seggiovia quadriposto “Polla – Lago Scaffaiolo”, nel Parco del Corno alle Scale. Fanno parte del comitato il Cai Emilia-Romagna e altre undici associazioni, che contestano il fatto che la Regione consideri il progetto un ammodernamento dell’impiantistica esistente.
«In realtà si tratta di un impianto totalmente nuovo, che arriverebbe vicinissimo al Lago Scaffaiolo», ha detto in apertura Andrea Garreffa di 6000 Sardine. «Stiamo parlando di un territorio protetto: ci sono due parchi regionali e un Sito di Importanza Comunitaria della Rete Natura 2000, oltre a quattro habitat di interesse comunitario».
Garreffa ha definito “cieco” uno sviluppo della montagna di questo tipo: «con la crisi climatica, investire in questa direzione non è una via sensata, in primis dal punto di vista economico. Esistono altri modelli su è possibile ragionare. Il nostro comitato vuole diventare un presidio permanente a tutela degli interessi economici e sociali dell’Appennino».


Valorizzare la valenza storica, culturale e paesaggistica del territorio

Questi concetti sono stati ribaditi da tutti gli intervenuti. Michele Vignondelli, vicepresidente di Wwf Bologna, ha definito il progetto «un’assurdità che va contro trent’anni di pianificazione territoriale in un’area di grande pregio ambientale. Puntare su un turismo da luna park, con infrastrutturazione pesante del territorio, è la strada sbagliata. Lo dimostrano i tanti ecomostri ormai inutilizzati sparsi sulle montagne italiane. L’unico sviluppo turistico attualmente pensabile è quello di tipo esperienziale, da centrare su tante occasioni che valorizzino la valenza storica, culturale e paesaggistica del territorio».

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Il Lago Scaffaiolo e, sullo sfondo, il Rifugio Duca degli Abruzzi © Andrea Garreffa

Anche il mondo economico per il turismo a basso impatto

A dimostrazione della validità di questi concetti, Paolo Piacentini, presidente di Federtrek, ha citato la relazione introduttiva del Governo Draghi, uno studio delle Camere di commercio sul futuro del turismo risalente allo scorso anno e un altro studio dell’Oms, sempre del 2020, sulle modalità per uscire dalla pandemia. «Tutti hanno citato il turismo attivo, esperienziale e rispettoso dell’ambiente per uscire dalla crisi, come mezzo per assicurare benessere e sviluppo. Questi temi ormai sono propri anche del mondo economico, non solo dell’ambientalismo». Puntando la lente di ingrandimento sul Corno alle Scale, Piacentini ha sottolineato come da qui passino importanti percorsi, a partire dal Sentiero Italia. «Anche i sindaci si stanno convincendo che è questa la strada da percorrere».
Il presidente di Federtrek si è soffermato poi sul punto (sul quale “spingono” i promotori del progetto) che, grazie ai nuovi impianti, si renderebbe possibile la frequentazione dell’ambiente montano anche ai disabili. «A mio parere si tratta di una strumentalizzazione. Per favorire i disabili bisogna creare una rete di servizi che inizi a valle, non dei nuovi impianti. Penso alla possibilità, a esempio, di poter usufruire delle joëlette».

Destagionalizzare l’offerta per rilanciare l’intera economia montana

Il direttore di Montagne360 e de Lo Scarpone Luca Calzolari ha definito «stanco e decotto» il modello basato unicamente sull’industria dello sci. «Il turismo va destagionalizzato valorizzando la rete sentieristica e i grandi percorsi, ma anche l’ospitalità, la cultura e l’enogastronomia. La montagna va vista non solo in termini di accessibilità, ma anche come terapia di benessere. Nessuno vuol far chiudere ciò che esiste, quello che chiediamo è di ripensare i modelli, uscendo dalla monocultura dello sci alpino. I dati ci dicono che gli escursionisti spendono poco, ma bisogna creare occasioni affinché spendano. Il documento ufficiale del Cai su questi temi è molto chiaro e offre spunti davvero interessanti».

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Veduta del Corno alle Scale © Andrea Garreffa

La frequentazione impattante allontana gli escursionisti

Dal canto suo il giornalista e storico dell’alpinismo Roberto Mantovani ha ricordato come oggi su «progetti al di sotto dei 2000 metri non investa quasi più nessuno, a causa della crisi climatica. E inoltre sono ormai quasi vent’anni che i gestori degli impianti di risalita sono in crisi». Per quanto riguarda il paventato utilizzo anche estivo della nuova seggiovia, «è necessario fare delle considerazioni: una è che gli e-biker, il cui numero è in costante aumento, non li userebbero per sgravarsi del peso della salita. Sarebbero certamente idonei per gli appassionati di downhill. Stiamo parlando però di una pratica che, oltre ad avere un notevole impatto ambientale, è incompatibile con l’escursionismo. Nelle zone dove il downhill è diffuso, i camminatori non vanno».

La politica non segue le logiche economiche

Ha chiuso l’incontro il giornalista e scrittore Paolo Rumiz, secondo il quale

«la politica è indietro rispetto all’economia. Continuiamo a vedere disinvestimenti su settori ormai saturi, sui quali invece la politica continua a puntare. E lo sci alpino è uno di questi. La pandemia ha contribuito ad accelerare la diffusione di una forma di turismo lenta e attenta alle culture locali che era già in corso. È dunque sempre più economicamente assurdo portare sulle Terre alte le logiche da luna park della pianura. Questo concetto è valido soprattutto per l’Appennino, caratterizzato da un’identità pastorale che lo rende molto più “italiano” rispetto alle Alpi. Identità dovuta al fatto che sono montagne la cui vicinanza al mare non ha eguali in Europa, favorendo nei secoli la transumanza. Questa è sicuramente una caratteristica sulla quale puntare per promuovere turisticamente l’intera dorsale appenninica».