Il Comitato “Un altro Appennino è possibile” annuncia il ricorso al TAR per l’impianto sul Corno alle Scale

Venerdì 12 marzo è stata lanciato il crowdfunding "Questa è la VIA!", sulla piattaforma IdeaGinger, con l'obiettivo di raccogliere 7000 euro in tre settimane. La cifra è stata raccolta in tre giorni, con centinaia di donatori

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Veduta del Corno alle Scale © Andrea Garreffa

 

Il 28 gennaio scorso la Regione Emilia-Romagna ha deciso di NON sottoporre a una Valutazione d’Impatto Ambientale il progetto della nuova seggiovia quadriposto “Polla – Lago Scaffaiolo” nel Parco del Corno alle Scale.

Contro questa scelta, il comitato “Un altro Appennino è possibile” intende presentare ricorso al TAR. Per sostenere le spese legali, venerdì 12 marzo è stata lanciato il crowdfunding “Questa è la VIA!”, sulla piattaforma IdeaGinger, con l’obiettivo di raccogliere 7000 euro in tre settimane. La cifra è stata raccolta in tre giorni, con centinaia di donatori. Ad oggi, 29 marzo, i donatori sono 500 e il denaro raccolto ammonta a 14.000 euro. La raccolta termina il 2 aprile:  https://www.ideaginger.it/progetti/questa-e-la-via.html

Una partecipazione straordinaria che testimonia la grande attenzione per il tema sollevato, anche grazie all’unità che tante associazioni hanno trovato nel Comitato e nel motto espresso dal suo nome. Forse mai così tante e così compatte: Cai, Legambiente, WWF, Mountain Wilderness, Italia Nostra, Federtrek, AsOER, TrekkingItalia, Amici dei Parchi di Monteveglio e dell’Emilia, Comitato Bazzanese Ambiente e Salute, 6000 Sardine.

La Regione Emilia-Romagna difende la propria decisione sostenendo che la nuova seggiovia è un semplice ammodernamento dell’esistente, con la sostituzione di due vecchi impianti. In realtà il progetto prevede un tracciato diverso, una stazione di partenza diversa, una nuova stazione intermedia e una nuova stazione di arrivo, a un’altitudine superiore di 100 m. rispetto all’attuale, con oltre duecento metri di infrastruttura in più.

Un’immagine del Lago Scaffaiolo © Andrea Garreffa

Già soltanto queste considerazioni basterebbero per pretendere una Valutazione di Impatto Ambientale.  Ma la decisione della Giunta regionale è inaccettabile anche nel merito, perché la nuova seggiovia è un investimento miope, che non garantisce un futuro al Corno alle Scale e al territorio circostante. In essa si esprime una visione della montagna rivolta al passato. Ormai tutti i dati e le ricerche sul turismo indicano che sono altre le strade da percorrere. I circa 6 milioni di euro di costo progettuale del nuovo impianto sarebbero un ottimo sostegno all’avvio di nuove e più equilibrate forme di turismo, ad una ospitalità aggiornata e diffusa su tutto il territorio, a servizi volti a sostenere il ri-abitare la montagna (non ad aumentare le seconde case), a ridare ruolo e possibilità alle nuove generazioni. Ma si sa che le risorse sono come l’acqua: se vanno da una parte, non vanno dall’altra.

Inoltre la nuova seggiovia, se realizzata, determinerebbe un danno permanente e non recuperabile ad un ambiente unico, costituito da due parchi regionali, una SIC/ZPS della Rete Natura 2000, quattro habitat di interesse comunitario, oltre a zone di particolare valore ambientale, nodi ecologici complessi, valli nascoste che contribuiscono a ospitare la maggiore biodiversità di tutta la Regione. Non solo l’impianto, con la nuova stazione di arrivo al lago Scaffaiolo, a fianco del rifugio Duca degli Abruzzi, ma la sua stessa costruzione, con una lunga fase di cantiere pesante, su forti pendenze e terreni fragili, determinerebbe un danno ambientale non recuperabile ed una completa alterazione del paesaggio.

Tutelare e preservare questo ambiente è condizione necessaria per costruire un futuro diverso e sostenibile. E anche un presente sostenibile, perché da subito è possibile mettere in campo proposte capaci di rispondere alle sofferenze del territorio, se solo i comuni e le forze professionali e produttive fossero capaci di innovazione e scelte adeguate.
Un’altra ragione importante sta alla base del nostro ricorso: non possiamo accettare che gli strumenti di tutela e garanzia della pubblica amministrazione siano asserviti a volontà politiche di parte. Valutazione di impatto ambientale (VIA) significa semplicemente un’analisi del progetto – approfondita, separata e indipendente – a tutela dell’interesse collettivo. Quando si dovrebbe ricorrere a un simile strumento, se non in una situazione così importante e delicata?

A questo si aggiunga che due enti pubblici – la provincia di Modena e il comune di Fanano, sul cui territorio insisterebbe gran parte dell’impianto – ritengono necessaria la VIA e l’hanno richiesta con documenti ufficiali e dettagliati. A fronte di questo il semplice principio di precauzione imporrebbe di andare a VIA.

Grazie al sostegno di tante persone, in pochi giorni abbiamo raggiunto la cifra necessaria per presentare ricorso al TAR. Tuttavia, la raccolta fondi non si è fermata: al momento di scrivere questo comunicato le donazioni ammontano precisamente a 13.725 euro, con 494 sostenitori e sostenitrici.

Queste risorse danno al comitato autonomia e indipendenza, non solo per sostenere le spese legali, ma anche per produrre una corretta informazione e organizzare iniziative di promozione sul territorio.