La valanga che ha colpito lo Stazzo del Castrato sul Monte Corvo, nella Valle del Chiarino, osservata per la prima volta sabato 25 aprile © FB Davide Peluzzi
Lo Stazzo del Castrato, la struttura colpita dalla valanga, fotografato la scorsa estate © Elia Serpetti
La valanga che ha colpito lo Stazzo del Castrato nella Valle del Chiarino © Davide Peluzzi
Lo Stazzo del Castrato, rifugio agro-pastorale gestito dell’Amministrazione dei beni separati di Arischia © Elia Serpetti
Sabato 25 aprile una valanga ha colpito lo Stazzo del Castrato, un rifugio per pastori a sud del Monte Corvo nella Valle del Chiarino, nel territorio dell’Aquila. L’evento non ha coinvolto scialpinisti o escursionisti che, spesso, affrontano itinerari che passano proprio dal rifugio, ma ha acceso un forte dibattito sulla corretta ricostruzione della struttura dopo che, negli anni ’90, era già andato perso proprio a causa di una valanga.
A sollevare il tema è stato Davide Peluzzi, alpinista e ambasciatore del Parco del Gran Sasso e Monti della Laga, che in un lungo post social ha sottolineato come il luogo in cui ricostruire il nuovo Stazzo del Castrato sia stato scelto dai pastori che, nel corso dell’estate, utilizzavano la struttura per proteggersi dalle intemperie e far pascolare le pecore.
Una versione confutata da Elia Serpetti, presidente dell’Amministrazione dei beni separati di Arischia che ha in gestione la struttura, ancora coperta dalla neve trasportata dalla valanga: “Gli allevatori erano contrari a costruire persino il primo stazzo nella zona colpita dalla valanga degli anni ‘90. Il nuovo rifugio, poi, è stato ricostruito nel 2006 assieme all’Ente Parco alla stessa quota ma a centinaia di metri di distanza dal primo, sotto a un altro versante del monte. Furono valangologi ed esperti a indicarci il luogo e a rilasciare le autorizzazioni”.
“Già negli anni '90 gli allevatori erano contrari a costruire il primo stazzo nella zona colpita dalla valanga". Elia Serpetti
La valanga di sabato 25 aprile
A venire colpito da una valanga è stato lo Stazzo del Castrato e non quello indicato come delle Solagne, che insiste sullo stesso territorio, ma in un punto differente. L'evento, per Serpetti, è stato eccezionale e non poteva essere previsto in alcun modo: “In quel punto non erano mai scese valanghe, magari quella di sabato scorso è stata causata dalle nevicate molto pesanti di fine marzo. È probabile che, per quanta neve ha fatto in quei giorni, lo stazzo fosse già sommerso dalla neve e che la valanga gli sia scivolata sopra. Magari la struttura è ancora integra, lo scopriremo solo quando si scioglierà tutto l'accumulo. Ad ora non sono stati ritrovati né una lamiera né un pezzo di legno, poi capiremo cosa fare”.
“Lino D’Angelo, famoso alpinista abruzzese, suggerì di ubicare il nuovo stazzo a una quota maggiore" Davide Peluzzi
Un qualcosa, invece, di ben preventivabile secondo Peluzzi: “Lino D’Angelo, famoso alpinista abruzzese, suggerì di ubicare il nuovo stazzo a una quota maggiore, in un punto più sicuro a soli 20 minuti di cammino. Lo fece durante le riunioni che si tennero tra amministrazione, enti coinvolti ed esperti. Sospettava che in quel punto si sarebbero potute verificare delle valanghe. Con le immagini di Copernicus sto provando a capire quando si è staccata con precisione quella che ha colpito lo stazzo, ma il giorno non ha troppa importanza. Poteva accadere”.
Uno stazzo agro-pastorale
Secondo Serpetti lo stazzo, luogo di passaggio per numerosi itinerari estivi e invernali, aveva una destinazione d’uso agro-pastorale, e poteva essere utilizzato nel periodo estivo unicamente dai pastori che ne richiedevano le chiavi all’Amministrazione dei beni separati di Arischia. Sempre in estate, una piccola stanza rimaneva sempre aperta con all’interno della legna e un focolare per scaldarsi così da garantire riparo anche agli escursionisti in caso di maltempo: “D’inverno chiudevamo anche questa stanzetta – afferma Serpetti – proprio perché non volevamo che le persone lo utilizzassero con tutta la neve che cade in quella zona. Accogliere gli escursionisti non era la funzione per la quale avevamo costruito la struttura”.
"Accogliere gli escursionisti non era la funzione per la quale avevamo costruito la struttura”. Elia Serpetti
Un luogo, dunque, pensato esclusivamente per il periodo estivo e per i pastori che, ogni anno, “avevano accesso alle brandine, un camino e la cucina. Un responsabile prendeva le chiavi e loro salivano in quota. Poi, in base a quando partorivano le pecore, tra agosto e settembre, loro scendevano, noi salivamo a pulire e poi lo stazzo e la stanzetta rimanevano chiuse fino alla primavera dopo”, prosegue Serpetti.
Secondo Peluzzi, però, il problema potrebbe essere stato il termine riportato sulla cartografia: “Non si può ubicare uno stazzo in quel punto, chiamarlo rifugio e metterlo sulle carte, perché non c’è solo una frequentazione estiva della montagna ma anche invernale. Da lì passano molte gite di scialpinismo nella valle, le persone lo trovavano sulle carte e si fermavano fuori a mangiare ai tavolini”.
“Non si può mettere uno stazzo in quel punto, chiamarlo rifugio e metterlo sulle carte”. Davide Peluzzi