Il Cevedale dal Palon de la Mare © Wikicommons
Il Cevedale dalla Val Martello © Wikicommons
Julius von Payer in una raffigurazione delle spedizioni artiche
Julius von Payer © archivio Senft
Anche se il ghiaccio sta scomparendo, restano severe le cime che si alzano tra le valli di Solda e Trafoi, lo Stelvio e Santa Caterina di Valfurva, arcuandosi a sud fino al Passo del Gavia; severi i pendii le strade che vi si arrampicano, severi i ricordi della storia. L’Ortles-Cevedale, come lo definiscono le guide alpinistiche, è un gruppo di montagne caratterizzate della lunghezza degli approcci e dai versanti profondi, di roccia delicata e modellata dalla travolgente impronta dei ghiacciai, dove i crepacci e i seracchi ostacolano non di rado il cammino degli alpinisti, le cornici orlano le creste e la neve, sempre meno, copre i profili.
Le prime esplorazioni
L’8 agosto 1864 Edmund Mojsisovics von Mojsvar, fondatore con Paul Grohmann del club alpino austriaco, supera il Passo del Cevedale con le guide della Valfurva Luigi Bonetti e Pietro Compagnoni per scendere in Val Martello. Apparentemente è una semplice traversata glaciale attraverso il punto più basso della dorsale meridionale, ma come osserva Luciano Viazzi si tratta di “un passaggio chiave per l’esplorazione della regione”.
Infatti dopo cinque giorni Mojsisovics torna sulla montagna con il taglialegna Sebastian Janiger e per la cresta sud-ovest sale sull’anticima del Cevedale, 3.700 metri, detta Zufall-Spitze. Il 7 settembre 1865 tocca alla vetta più alta, 3.769 metri, che viene raggiunta da Julius Payer con le fedeli guide Johann Pinggera e Josef Reinstadler. Scrive Payer: “Con la solita pazienza Pinggera scavò gradini a zigzag sulla parete alta diverse centinaia di piedi e attraversata da anguste spaccature sul versante settentrionale… Verso le 11 ci trovammo sulla cresta del Cevedale, larga diversi piedi. Dopo un quarto d’ora eravamo sulla vetta più alta, che è priva di sassi e digrada dolcemente a sud. Dal Cevedale la vista è ampia su ogni lato… Dopo una sosta di un’ora durante la quale disegnai e scrissi ininterrottamente, e dopo avere abbandonato la nostra bottiglietta (la prova che erano stati in cima), lasciammo la vetta verso mezzogiorno”.
“Con la solita pazienza Pinggera scavò gradini a zigzag sulla parete alta diverse centinaia di piedi e attraversata da anguste spaccature sul versante settentrionale…" Julius Payer
Julius von Payer
Julius von Payer è un personaggio fondamentale dell’esplorazione alpinistica e polare. Nato nel 1841 a Teplitz-Schönau, entrò nell’esercito austro-ungarico. Raffinato disegnatore e geografo, attratto dalle cime e dai ghiacciai, si distinse per le prime ascensioni e i rilievi cartografici nelle Alpi Centrali (prima sull’Adamello, poi nel gruppo Ortles-Cevedale) e nel 1869 ampliò i confini dell’esplorazione percorrendo la costa orientale della Groenlandia fino a Capo Bismark ed esplorando il Fiordo di Francesco Giuseppe e la Terra di Re Guglielmo. Nel 1871, con Carl Weyprecht, tornò nei mari settentrionali per un viaggio ricognitivo in vista della grande esplorazione polare con la nave Tegethoff. Partiti da Bremerhaven nel giugno del 1872, von Payer e Weyprecht restarono prigionieri dei ghiacci presso la costa occidentale della Novaja Zemlja e la nave venne trascinata alla deriva, ma questo non li privò della scoperta dell’arcipelago che fu poi battezzato Terra di Francesco Giuseppe.