In escursione sul Monviso
In escursione sul Monviso
In escursione sul Monviso
In escursione sul Monviso
Il Monviso è recentemente - ma non solo- tornato alle cronache per la grande frana sul versante nord-ovest. Ma, per il Club Alpino Italiano, il Re di pietra è un luogo altamente simbolico fin dalla nascita del sodalizio e continua a esserlo.
Nell'ultimo weekend di agosto, i soci delle sezioni di Pinerolo, La Spezia e Pisa si sono incontrati proprio sul Monviso per celebrare insieme il secolo di vita che accomuna i tre gruppi. Trecento anni in tre, festeggiati in un fine settimana in cui camminare insieme ha rinnovato nel modo migliore un patto di fratellanza e comunione d'intenti.
Riportiamo a seguire il racconto dei soci della sezione di Pinerolo, Alessia Pileri e Nicola Vecchio, uno scritto che trasmette bene le emozioni vissute nel corso del "tricentenario".
Un centenario speciale sul Re di pietra
di Alessia Pileri e Nicola Vecchio
Per noi del CAI di Pinerolo, il Monviso - il Re di pietra - non è solo una montagna: è un simbolo. Con il suo inconfondibile profilo, richiama e affascina tutti coloro che amano le terre alte. Per questo motivo ci è venuto spontaneo includerlo per celebrare, insieme alle sezioni di La Spezia e Pisa, i nostri primi 100 anni.
Avendo il piacere di ospitare alcuni soci delle altre sezioni centenarie, abbiamo scelto il più classico dei trekking per onorare questa grande occasione tutti insieme: il giro del Viso in tre giorni, pernottando al rifugio Quintino Sella e al Vallanta.
Eravamo certi che trascorrere tre giorni attorno alla nostra montagna sarebbe stato il modo migliore per festeggiare questo traguardo e far conoscere agli amici delle altre sezioni un luogo fondamentale per la nostra storia. Con la speranza che, attraverso i suoi paesaggi e i suoi sentieri, il Monviso potesse diventare un po’ anche la loro montagna.
Quello che segue non è un racconto tecnico: il percorso è famoso e si trovano innumerevoli descrizioni su come affrontarlo e sulle sue varianti. È piuttosto il racconto di un’esperienza condivisa, e di una bella amicizia nata attorno al nostro "Re".
Luogo del cuore
Partiti il primo giorno da Pian del Re, culla del Po, e fatte le prime presentazioni, siamo stati messi di fronte alla severità del meteo: l’intero tragitto verso il Quintino Sella è stato caratterizzato da una pioggia battente. Il Viso ci ha accolti così, ricordandoci che, al di là di previsioni e strumenti tecnologici, nulla è scontato. La serata al rifugio è trascorsa cercando di scaldarsi e di far asciugare vestiti e scarponi zuppi, non senza quella dose di ironia e solidarietà che emerge sempre nelle piccole disavventure.
Il Dado di Asteggiano
Il secondo giorno ha saputo ripagare la fatica della giornata precedente, regalandoci già dalle prime ore un sole caldo che ci ha permesso di scuotere via l’umidità del giorno prima.
Abbiamo così attraversato dapprima selvaggi ambienti di alta quota, tra macereti e laghi glaciali, per poi immergerci, guidati dalle intense note balsamiche della resina, nella famosa foresta di pini cembri dell’Alevè. Un’ultima breve risalita lungo il Vallone di Vallanta ci ha portati al rifugio omonimo. Ad attenderci un’inaspettata ma coinvolgente presentazione del libro Il Dado dell’alpinista Marco Asteggiano, che con racconti e aneddoti sul Viso di Vallanta, ci ha affascinato parlandoci di questa montagna meno frequentata ma altrettanto ricca di avventura.
Tre sezioni, un unico gruppo
L’ultima tappa ci ha portati inizialmente al Passo Vallanta, da cui abbiamo ammirato la corona di cime che ci circondava - in particolare Viso, Visolotto e Viso di Vallanta - per poi cambiare nuovamente e scendere sui pendii acquitrinosi attorno al Refuge du Viso.
Una breve pausa al rifugio e ci siamo rimessi in cammino, ormai affiatati e compatti dopo tanta bellezza e tanta fatica condivisa. L’ultima salita, tra sentieri pietrosi e stambecchi statuari, ci ha condotti alla galleria delle Traversette, il celebre Buco di Viso.
Da lì il sentiero ha iniziato a riportarci dolcemente verso Pian del Re, dove, tre giorni prima, eravamo partiti come escursionisti di tre sezioni distinte, e ora stavamo tornando come un unico gruppo.
E mentre il Monviso tornava lentamente a sovrastarci, ci avvicinavamo a Pian del Re con la sensazione di aver condiviso qualcosa che resterà a lungo nei nostri ricordi: tre giorni di cammino, certo, ma anche un piccolo capitolo scritto insieme attorno a una montagna che, per noi, ne ha già raccontati tanti.
Forse non potevamo trovare modo migliore per festeggiare questi primi cento anni: camminando insieme, condividendo un pezzo delle nostre storie e affidando al Monviso il ricordo di questo incontro.